Goro
21 Giugno 2024
Indagini a tutto campo per la morte di Elia Ricci. Ai due iniziali indagati per morte in conseguenza di altro reato, se ne aggiunge un'altra decina per commercio di sostanze anabolizzanti e dopanti in un procedimento parallelo connesso

Culturista stroncato da malore improvviso. Si allarga l’inchiesta

di Davide Soattin | 3 min

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Goro. Si allarga l’inchiesta della Procura di Ferrara per far luce sul decesso di Elia Ricci, il 26enne pescatore e culturista di Goro, morto improvvisamente a dicembre 2020 per un malore fulminante, accusato dopo una serata trascorsa insieme agli amici.

Ai due iniziali indagati per morte in conseguenza di altro reato infatti, vale a dire un 54enne gestore di una palestra frequentata dalla vittima che, secondo il pm Barbara Cavallo avrebbe dato al ragazzo dei farmaci dopanti, poi risultati fatali, e un fisioterapista di 27 anni che opera nel territorio di Comacchio, trovato in possesso di sostanze stupefacenti, si aggiunge ora un’altra decina di persone – alcune delle quali provenienti da fuori provincia – iscritte con l’ipotesi di commercio di sostanze anabolizzanti e dopanti in un procedimento parallelo connesso.

La decisione della Procura è arrivata dopo gli accertamenti – tra cui perquisizioni domiciliari a tappeto – eseguiti dai carabinieri del Norm di Comacchio, con l’obiettivo di ricostruire la filiera dello ‘spaccio’ di sostanze illecite e dopanti di cui potrebbe aver fatto uso, con effetti letali, la vittima.

L’ipotesi infatti, secondo la Procura, è che Ricci – appassionato di culturismo – possa aver assunto sostanze dopanti dannose per il suo organismo, tant’è che nella palestra che frequentava, dopo la morte, i carabinieri di Comacchio e i Nas avevano trovato cocaina e hashish, oltre a numerosi farmaci (senza prescrizioni mediche) e prodotti illeciti.

A questo proposito, la pm Barbara Cavallo aveva incaricato il medico legale Roberto Testi e il chimico-tossicologo Enrico Gerace per svolgere tutta una serie di accertamenti sul cadavere della vittima, da cui però non erano arrivate risposte determinanti e definitive, ma solo valutazioni generali e di tipo probabilistico, che avevano evidenziato così una difficoltà nello stabilire un nesso causale tra il decesso del ragazzo e l’uso di sostanze dopanti, al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

Anche per questo motivo, nelle scorse settimane, gli uffici di via Mentessi hanno chiesto una proroga per le indagini, dal momento che l’esito degli accertamenti aveva infatti rivelato alcuni aspetti che potevano essere correlati alla morte di soggetti che facevano abuso di steroidi anabolizzanti, senza che però questa fosse l’unica e sola causa del decesso.

Nello specifico, i due consulenti sembravano escludere che la morte di Ricci fosse stata direttamente determinata da un’assunzione recente, cronologicamente vicina al decesso, di sostanze anabolizzanti o, più in generale, di farmaci. Mentre sottolineavano che la vittima aveva certamente assunto, almeno nell’ultimo periodo, per circa 8-9 mesi prima della morte, una serie di sostanze anabolizzanti, tra cui testosterone, epitestosterone e boldenone, oltre che diversi steroidi anabolizzanti.

Questa assunzione cronica però, secondo gli esperti, avrebbe determinato un’alterazione del muscolo cardiaco, tale da poter rivestire un ruolo concausale nella comparsa di una morte improvvisa, verosimilmente per una disfunzione aritmica, in un soggetto che di per sé era già predisposto – a causa di una patologia – alla comparsa di aritmie maligne come lo era Ricci, affetto dalla sindrome di Wolff-Parkinson-White, un disturbo cardiaco congenito tale da poter portare alla comparsa di tachi-aritmie potenzialmente mortali.

 

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