Cronaca
21 Giugno 2024
Il gup del tribunale di Ferrara ha disposto il rinvio a giudizio per la proprietaria della Citroen C3 contro cui andò a sbattere il 38enne Alessio Maini di Porotto. L'incidente lo scorso agosto in via Canonici

Centauro morì contro la sua auto in divieto di sosta. Sarà processata

di Davide Soattin | 2 min

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Andrà a processo la proprietaria dell’automobile posteggiata a bordo strada contro cui, lo scorso agosto, andò a sbattere in maniera fatale Alessio Maini, il motociclista 38enne di Porotto, morto in via Canonici dopo aver perso il controllo della moto su cui stava viaggiando in quel momento.

La ragazza, che era scesa in strada per prestare i soccorsi dopo lo schianto, è ora chiamata a rispondere dell’omicidio colposo del giovane, dal momento che – secondo quanto sostenuto dal pm Stefano Longhi, titolare del fascicolo di indagine – la vettura, una Citroen C3 nera, in quei tragici istanti, era parcheggiata in una zona in cui non poteva stare. Vale a dire in prossimità della curva su cui s’innesta l’incrocio tra via Canonici e via Pareschi, e quindi in divieto di sosta.

A deciderlo – durante l’udienza preliminare di ieri (20 giugno) – è stato il gup del tribunale di Ferrara che, oltre ad accogliere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Ferrara, ha anche ammesso come parte civile i genitori della vittima, assistiti dall’avvocato Khety Bracchi.

La dinamica di quanto accaduto era emersa dal lavoro dell’ingegnere Jerri Mancini, consulente nominato dalla Procura di Ferrara che, nel segnalare che quella Citroen C3 era posteggiata dove non doveva essere, aveva però anche evidenziato la velocità eccessiva con cui procedeva il mezzo a due ruote, superiore ai 50 chilometri orari prescritti in quel tratto di strada.

Non era stato invece ravvisato alcun nesso di causalità tra la caduta del centauro e la buca rattoppata poche ore dopo l’incidente con una colata di asfalto fresco dagli stradini del Comune di Ferrara, che già da tempo era stata denunciata dai residenti della zona per la pericolosità.

Secondo quanto risulta dalla consulenza cinematica infatti, ancor prima di arrivare in prossimità della buca finita al centro degli accertamenti, Maini aveva già perso autonomamente il controllo della motocicletta, dunque senza una diretta implicazione delle condizioni dell’asfalto, ritenute comunque non impeccabili.

Agli inquirenti, subito dopo l’accaduto, tre testimoni che si trovavano al vicino pub Rhein & Meuse avevano raccontato di aver visto per l’ultima volta Maini salire a bordo della sua moto e partire, per poi pochi secondi dopo sentire un forte rumore, a seguito dell’impatto. Una volta giunti sul luogo, lo avevano visto a terra esanime, senza che ci fosse nulla da fare.

I sanitari del 118 infatti, intervenuti con ambulanza e automedica, non avevano potuto fare altro che constatarne il decesso, causato da un trauma cranico.

Il processo arriverà a dibattimento, davanti al giudice Alessandra Martinelli, il 17 ottobre.

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