Cento
20 Giugno 2024
Il collegio del tribunale di Ferrara ha condannato Ilir Musai, 47enne di nazionalità albanese. Insieme ad altri due, già giudicati dietro rito abbreviato e patteggiamento, aveva tentato di assaltare la casa di una famiglia centese

Rapina in villa a Corporeno. Cinque anni per uno degli assalitori

di Davide Soattin | 3 min

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Cinque anni di reclusione, 2.500 euro di multa e20.000 euro di provvisionale alle parti civili. È la pena che ieri (19 giugno) il collegio del tribunale di Ferrara ha inflitto a Ilir Musai, 47enne di nazionalità albanese, condannato per la tentata rapina con pistola ai danni di una famiglia di Corporeno, frazione di Cento, messa a segno il 13 giugno 2020 insieme ad altre due persone che erano già state giudicate in precedenza, uno dietro patteggiamento, l’altro con rito abbreviato.

Quel giorno, intorno alle 6, due uomini travestiti da operai, col volto coperto da un passamontagna, armati di pistola e piede di porco in pugno bussarono alla porta della villetta in cui viveva la famiglia, con estrema violenza, e intimarono agli abitanti di aprire subito, mentre un terzo faceva da palo.

Loro: moglie, marito, due figli di 8 mesi e 5 anni, non avevano dato seguito a quel terribile ordine. I due uomini avevano allora infilato una forbice nella congiuntura dei due battenti, cercando di scardinare il portoncino, non riuscendoci perché nel frattempo era stato dato l’allarme ai carabinieri e un complice, un palo, aveva avvisato i due rapinatori che qualcuno stava arrivando.

Momenti di panico, nei quali la famiglia era fuggita cercando riparo sul tetto, aprendo la botola della mansarda e aspettando i carabinieri a cavallo dei coppi. Un grande rischio per poter sfuggire alla violenza e alla minaccia degli assaltatori, poi catturati dai militari, uno proprio mentre fuggiva, gli altri due nel prosieguo delle indagini.

I due rapinatori infatti, sentendo le sirene, avevano lasciato il bottino sul posto e si erano dati alla fuga, ma per uno dei due si era fatto troppo tardi: i militari lo avevano inseguito e lo avevano bloccato in un campo limitrofo mentre indossava ancora gli abiti per la rapina: oltre al passamontagna, entrambi avevano anche dei giacchetti arancioni catarifrangenti.

Nonostante l’accusa, durante le precedenti udienze, il 47enne aveva professato la propria innocenza e nel farlo, davanti ai giudici e al pubblico ministero, aveva usato un alibi fino ad allora sconosciuto La prenotazione per un viaggio in nave, tratta Italia-Albania, andata e ritorno, dal 9 al 18 giugno del 2020, settimana della tentata rapina. I successivi accertamenti di Procura e carabinieri però, a cui inizialmente non aveva mai parlato di quel viaggio, hanno però ‘demolito’ quella sua versione dei fatti.

Ma non solo. Nel corso del processo, sentito come testimone, uno dei tre assalitori, quello che aveva scelto di patteggiare, aveva raccontato al pm e al collegio che lui e il resto della banda, quella mattina, si erano recati in quella casa di Corporeno per comprare droga dal capofamiglia o per ottenere da lui informazioni su dove poterla reperire. Tutte affermazioni respinte pienamente dalla persona offesa che si era riservata di intraprendere eventuali azioni legali per tutelarsi.

Soddisfatto l’avvocato Gabriele Bordoni, legale che assiste la famiglia: “La sentenza ristabilisce i contorni di una vicenda che qualcuno ha provato a opacizzare. Una vicenda che definirei molto anomala, gestita malamente da tre persone, che oggi finalmente pagano dopo che in modo molto feroce si erano presentate all’alba, a casa di una famiglia, minandone la tranquillità e facendone di tutti i colori“.

 

 

 

 

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