Economia e Lavoro
14 Giugno 2024
Convegno promosso da UnaPera, Consorzio di Tutela della Pera, Cso e Fondazione Navarra

“Riprogettare la pericoltura”

di Redazione | 4 min

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di Giovanni Iannucci

Presso la Fondazione F.lli Navarra è stato affrontato dagli esperti del settore il tema “Pericoltura tra difficoltà e nuove prospettive”, in un convengo promosso da UnaPera, Consorzio di Tutela della Pera dell’Emilia Romagna IGP, CSO Italy e Fondazione Navarra per definire quelle che sono le sue difficoltà e le sue prospettive per il futuro.

Elisa Macchi, direttrice del CSO Italy, ha aperto l’incontro parlando dell’evoluzione e della situazione attuale delle pere in Italia: “Non riusciamo più a produrre, abbiamo questo grosso problema in Emilia-Romagna: tra il 2011 e il 2024 gli ettari in produzione sono crollati da 21.300 a 11.300, il – 47%,. Ferrara è stata la provincia più penalizzata per via del suo clima non proprio favorevole sia durante l’estate che durante l’inverno. Ma. nonostante le enormi difficoltà, abbiamo oggi ancora un potenziale che merita di essere difeso: se riusciremo a tornare a produrre come in passato l’Italia oggi è in grado di esprimere un potenziale produttivo di oltre 500.000 tonnellate e l’Emilia Romagna di 300.000 tonnellate. Per questo sono ancora giustificati oltre che necessari tutti i possibili sforzi su questa coltura per ritornare ad essere leader”.

Mauro Grossi, presidente del Consorzio di tutela Pera dell’Emilia-Romagna Igp, ha affrontato il discorso della riorganizzazione degli strumenti per il settore affermando che “nel 2023 siamo arrivati quasi a quattromila ettari di prodotto certificato e questa è una grande soddisfazione per tutti gli addetti ai lavori. Abbiamo guardato i dati statistici e, partendo da quelli, ci siamo impegnati affinché la situazione del raccolto potesse migliorare”.

Stefano Foschi, responsabile e coordinatore ricerca, sviluppo e sperimentazione di UNAPera, invece, ha evidenziato il grande progetto di medio periodo 2025-2030 di Unapera nato dalla condivisione delle necessità e dei bisogni dei Soci di Unapera, che abbraccia la difesa, l’impiantistica, l’irrigazione e il post raccolta: “Abbiamo stabilito una linea tecnica sul pero sia per gli impianti nuovi che per quelli già in essere, al fine di garantire quella produttività che fino ad oggi è mancata”.

Michele Mariani, tecnico della Fondazione Navarra, si è focalizzato sulla progettazione e sulle linee tecniche da seguire per un pereto: “i nostri tecnici sono molto competenti e assolutamente indispensabili. Certe volte per andare avanti di un passo serve farne uno indietro, ma noi con la nostra squadra-lavoro non sempre ne abbiamo bisogno per fortuna”.

Roberto Della Casa, responsabile comunicazione del progetto UNApera, si è soffermato sul ruolo cruciale della comunicazione nel rilancio della pericoltura in Italia: “la prima cosa da dire è che si può sempre migliorare e per farlo bisogna fare comunicazione. In questo caso è la pera a dover essere raccontata, dalle sue origini fino al modo ideale per trattarla, lavorala e conservarla nel tempo”

Notevoli i risultati raggiunti da messaggi che hanno coinvolto distributori e consumatori puntando su un prodotto in crisi ancorché eccellente: “Insieme possiamo salvarla”.

Adriano Aldrovandi, presidente di Unapera, in ultimo, ha voluto raccontare quanto sia indispensabile la necessità di produzione per la ripresa della pericoltura: il sistema ortofrutticolo italiano non può fare a meno della pera, c’è uno zoccolo duro di pericoltori che non molla, c’è al lavoro una ricerca, c’è una squadra, proprio in Emilia-Romagna, che ha messo le basi per il rilancio. “Abbiamo unito le forze e ci siamo messi sulla strada che ci permetterà di contrastare le nuove condizioni climatiche e le loro conseguenze, di fare una produzione con caratteristiche distintive precise e di promuoverla sul mercato in modo corretto” ha sottolineato Aldrovandi, precisando tuttavia che “servono risorse per uscire dalla fase critica e dobbiamo continuare ad insistere perché la pera è un bene di tutti e va aiutata”.

Ha concluso il tutto Alessio Mammi, assessore regionale all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna: “siamo dentro ad un sistema dove ognuno sta svolgendo il proprio ruolo al massimo delle sue capacità e con grande onestà”.

Mammi ha ricordato le tappe del sostegno regionale al comparto e ha sottolineato che cosa la pericoltura significhi per una regione che rappresenta l’80% della produzione nazionale e un patrimonio di competenze “che non ci possiamo permettere di perdere”. Mammi ha confermato la disponibilità del suo assessorato anche con azioni di stimolo nei confronti del governo nazionale chiamato a fare la sua parte.

“Sappiamo oggi quello che manca e sappiamo cosa dobbiamo fare, ma per andare avanti serve un supporto economico-finanziario pubblico per la ricerca e la promozione e per i ristori agli agricoltori”, ha ricordato da parte sua il presidente Bruni chiudendo i lavori. “L’OCM e i PSR regionali restano importanti, ma serve di più per quella che oggi è la partita vera: riprogettare in maniera completa la pericoltura”.

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