Quel primo voto delle donne ferraresi: “Andammo a Roma per conquistare i nostri diritti”
Dal cartellone alla stazione fino alle schede nelle urne: le preziose testimonianze degli ospiti della Cra Betlem che vissero il 2 giugno 1946
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Saranno necessari l'autopsia e gli esami tossicologici per fornire agli inquirenti un quadro più chiaro e contribuire a risolvere il mistero che avvolge la morte di Salvo Felice, 65 anni, e Patrizia Zangaglia, 62 anni. I due, nella mattinata di domenica 31 maggio, sono stati trovati senza vita, uno accanto all'altra, davanti alla porta del bagno, stesi sul pavimento
Con una lettera ai clienti, i titolari Giovanni e Tatyana annunciano la cessione dello storico ristorante ferrarese. Alla base della scelta motivi di salute: "Una decisione difficile ma necessaria"
Dopo il femminicidio di Samanta Zironi, il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti richiama l'importanza della prevenzione culturale, educativa e clinica
Il doppio concerto di Vasco Rossi sarà anche un’importante occasione per accogliere i visitatori e valorizzare il territorio. Il Comune di Ferrara presidierà l’area pre-show e l’ingresso con servizi dedicati, pensati per assistere il pubblico e raccontare le eccellenze culturali, turistiche e di intrattenimento che la città ha da offrire
di Elena Coatti
“Ogni prigione è un’isola”. È questo il titolo dell’ultimo libro di Daria Bignardi con il quale mette in relazione due mondi a lei molto cari, quasi “irresistibili” dice, e che ha potuto conoscere da vicino negli ultimi trent’anni. Ad accompagnarla nella presentazione anche la senatrice Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo, accolti nella sala della Libraccio da un fragoroso applauso.
Daria Bignardi racconta come è nato il suo “magnetismo” nei confronti del carcere. Un po’ perché da piccolina quando
andava a trovare la sua amica in via Piangipane non poteva fare a meno di notare quell’edificio, oggi sede del Museo ebraico, e non si spiegava come poteva esserci finito Giorgio Bassani. “Ma non ci vanno solo le persone cattive?”, si chiedeva. Poi, una volta cresciuta, scambiò diverse lettere con un giovane americano condannato a morte, Scotty. Forse, Daria Bignardi ha semplicemente capito che il carcere riguarda tutti noi. E l’ha capito sulla sua pelle Ilaria Cucchi, il cui fratello di carcere è morto e che da allora si batte per cambiare questo sistema.
“Ogni prigione è un’isola perché le prigioni sono isolate non solo dal punto di vista strutturale – spiega la senatrice Cucchi -, quindi lontane dai centri urbani, ma sono isolate soprattutto nell’immaginario collettivo”. Ma il carcere “ci riguarda tutti – continua – e i detenuti un giorno torneranno a far parte della società”. Per questo è necessario investire sul loro futuro perché, come spiega Bignardi, “nei casi in cui i detenuti che hanno avuto accesso a programmi di lavoro, la recidiva crolla al 20%”.
Tuttavia, le condizioni del sistema carcerario “non fanno che peggiorare”, afferma l’autrice. Adesso le prigioni sono “piene di persone disgraziate, povere e con problemi di salute mentale”. Perché il carcere è così classista? “È lo specchio della nostra società – interviene Fabio Anselmo -. Il carcere è diventato una discarica nella quale gettare tutti coloro che non sono normo-conformati, dove la piramide dei diritti è invertita perché la legge non è uguale per tutti”. Non sono uguali nemmeno le possibilità tra i detenuti quando si tratta di carceri femminili, nelle quali le donne, essendo in minoranza, sono abbandonate a loro stesse. Ma vittime di questo sistema sono anche gli operatori e gli agenti di polizia “che devono fare i conti con il continuo sovraffollamento”, ricorda Cucchi, sia dal punto di vista logistico che psicologico.
“Bisogna raccontare il carcere – afferma Daria Bignardi – per far venire alle persone la voglia di guardarci dentro. Un carcere aperto è meglio per tutti, sia per i detenuti, per chi ci lavora e per chi sta fuori”. L’autrice racconta che fu proprio Luigi Pagano, il direttore del carcere più grosso d’Italia, a spiegarle che “se c’è una cosa per cui la prigione può essere utile sta nella relazione che si crea tra una persona detenuta e una esterna, come un volontario o uno psicologo”. “In quella relazione – conclude l’autrice – si crea un legame di fiducia che il detenuto, quando uscirà, non vorrà tradire”. Ecco cosa dovrebbero capire certi politici, secondo Fabio Anselmo: “un carcere aperto e a misura d’uomo ridurrebbe la
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