Politica
13 Giugno 2024
Sulla vera natura del sindaco di Ferrara e sul clamoroso esito delle elezioni comunali

Lo strano caso del dottor Alan e Mr Fabbri

di Marco Zavagli | 4 min

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Chi è il vero sindaco di Ferrara? Quello che, commosso, ringrazia in lacrime chi lo ha votato (“vi voglio bene”) o quello che al telefono a tradimento biascica insulti contro Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi?

“L’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due” risponderebbe Robert Louis Stevenson. Temo però – sorvolando sul fatto che il diretto interessato giuri e spergiuri che la voce registrata non era la sua ma quella di un sapiente e fedifrago ventriloquo – che “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” non rispecchi perfettamente la natura del primo cittadino.

Dottor Alan non ha bisogno di trasformarsi in Mr Fabbri. Lui è Mr Fabbri. Ma, per convenienza, finge di essere il pacioso amministratore che dispensa pace e bene (“chiamatemi Alan” era il suo slogan nella precedente campagna elettorale”).

Anche perché fino a ieri a vestire le spoglie di Hide c’era il suo braccio destro, il vicesindaco Naomo Lodi. Naomo gli risolveva il problema di fare quello che lui non poteva fare come dottor Alan. Ecco perché qualsiasi intemperanza, all’interno o all’esterno del perimetro legislativo, gli veniva concessa ed ecco perché mai il sindaco ne ha preso le distanze.

Ma non basta un Naomo che interpreta a suo favore un Mr Hide per soccorrerlo. L’altro deuteragonista indispensabile a salvare le apparenze è l’ufficio propaganda. Cala il turismo? Il dottor Alan non è costretto a diventare Mr Fabbri, perché i suoi comunicatori pagati con i soldi di chi lo vota fanno sapere che Ferrara è rinata.

Non cala la delinquenza? Non servono pozioni in laboratorio: sui social compare lui con un sorriso o con un tramonto a dire quanto è bella questa città.

Ilaria Cucchi schiaffa in faccia all’Italia intera il suo comportamento ignobile? Arriva la smentita: non ero io. Altrove scoppierebbe l’ilarità generale. Ma non a Ferrara…

Lasciando ora da parte il dilemma sullo sdoppiamento amministrativo della personalità, corre l’obbligo di commentare l’esito del voto, che consegna al dottor Alan una straripante vittoria.

E qui, chiaro, si scopre che molti cittadini sono stati felici di votare per lui, non conoscendo la natura né l’esistenza di mister Fabbri. Molti anche all’interno del centrosinistra, specialmente nel Partito democratico.

Com’è possibile un successo così clamoroso quando ogni dato, ogni numero, ogni statistica vede Ferrara correre verso il basso? È una domanda alla quale, per chiamare ancora in causa Stevenson, nemmeno il sagace avvocato londinese Gabriel John Utterson saprebbe rispondere.

Temo che il motivo vada ricercato, da una parte, nella capacità di alcuni politici, e Fabbri è tra questi (come lo sono stati, a turno, Berlusconi, Renzi, Salvini e ora Meloni), di imbonire la popolazione. Feste, sagre, birre a fiumi e pacchetti concerto fanno una parte del tutto.

È più utile, ragionando in termini immediati di riscontri elettorali, riparare un marciapiede piuttosto che immaginare una viabilità alternativa.

Poi arriva l’ufficio propaganda: offendi in modo indegno una persona vittima di millanta ingiustizie come Ilaria Cucchi? Basta dire che non è vero. C’è una registrazione con la tua voce che farebbe vergognare anche Vannacci? Sarà stato un ventriloquo. E, a Ferrara, la gente ci crede.

L’altra parte, e qui va dato merito alla prima consiliatura di Fabbri, la fanno gli amministratori sempre presenti. Magari disertano il consiglio comunale, ma non mancano a tagliare il nastro di un nuovo negozio che apre o di un locale che festeggia qualsivoglia ricorrenza. Magari arrivano in ritardo a ricevere un ministro o un presidente della Repubblica, ma sono tra i primi a farsi selfie con Zucchero o Max Pezzali. Insomma, tutto quello di cui un politico si sarebbe vergognato fino a pochi anni fa ora è una medaglia al petto gravida di consenso.

Il mondo è cambiato (in peggio, vorrei aggiungere). E loro hanno saputo adeguarsi al cambiamento. E hanno ragione. L’ultima campagna elettorale ha dimostrato che i programmi non servono a nulla. Nessuno li legge e, se indichi dove trovarli, i lettori distratti continuano a lamentarne l’assenza. I valori sono cosa noiosa. I politici, o aspiranti tali, di un tempo sono spiazzati.

Ma siamo sicuri che sia la popolazione a essere cambiata? Credo che tornare a essere – o almeno a sembrare di esserlo come fanno dottor Alan e Mr Fabbri – vicini alle persone sia il rimedio.

Aspettate prima di gridare alla banalità… In un tempo nemmeno troppo lontano ricordo esponenti di Rifondazione Comunista passare le notti d’inverno, natale compreso, accanto agli operai della Oerlinkon di Cento che rischiavano il licenziamento. Ricordo una tendopoli improvvisata con amministratori che portavano viveri e acqua ai dipendenti Berco in sciopero. Ricordo il mio sindaco preferito, Andrea Marchi, che durante una bufera di neve si presentò con stivali e pala a -8 gradi per liberare insieme alla protezione civile le strade del suo paese. Una persona colta, preparata, onesta che alternava citazioni in latino e battute in dialetto. E voleva davvero bene alla sua gente.

Quelle azioni valgono, nel cuore delle persone, più di mille discorsi.

Che i prossimi politici e aspiranti tali inizino a occuparsi dei bisogni primari delle persone. Poi, conquistata la pancia della gente, inizino a saziarne anche la mente.

“Prima viene la pancia piena, poi viene la morale”. Lo diceva Brecht. E di Brecht ci si può fidare.

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