Attualità
17 Giugno 2024
Con le recenti piogge si è recuperato il deficit accumulato nel siccitoso 2022: la città estense passa da -191 cm di profondità freatica a -156 cm

Osservatorio falde acquifere: Ferrara si “ricarica”

di Redazione | 3 min

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L’Osservatorio Falde Acqua Campus Anbi-Cer (Canale Emiliano Romagnolo) conferma che le recenti piogge hanno ricaricato le falde e il deficit accumulato rispetto al 2022. Bene infatti le province occidentali, tra cui Ferrara che recupera 35cm di profondità della falda freatica: -191 cm nel siccitoso 2022 e -156 cm di profondità nel 2024. Sono dati aggiornati e dati storici sulle condizioni della falda ipodermica, ovvero quella parte di falda più superficiale (detta anche “freatica”) che si conferma come essenziale per le attività produttive delle imprese agricole del territorio e per la gestione complessiva degli equilibri idrologici utili per l’irrigazione gestiti dai Consorzi di bonifica associati ad Anbi Emilia Romagna.

La drastica inversione di tendenza, soprattutto rispetto al 2022, “annus horribilis”, caratterizzato da prolungata siccità in tutto il paese, ma in particolar modo proprio nella pianura padana (area ad alta vocazione e produttività per il settore primario) ha lasciato il posto ad una rilevante “ricarica” delle falde stesse in virtù delle precipitazioni abbondanti cadute in un maggio atipico, decisamente più piovoso rispetto alla media storica anche se tra i più caldi dal 1950 ad oggi. La comparazione analitica tra le singole province della regione Emilia-Romagna mostra chiaramente la tendenza che però presenta una evidente anomalia in territorio romagnolo, nella fattispecie in provincia di Forli-Cesena, dove i livelli di scarsità idrica registrati oggi sono addirittura più bassi rispetto all’anno più siccitoso di sempre ( -2,47 metri nel 2024 contro i -2,28 metri del 2022).

Venendo poi all’analisi dei dati emersi recentemente, non si evidenziano variazioni eccessive rispetto a due settimane fa. Sostanzialmente, le quote di falda ipodermica sono allineate o superiori a quelle dello storico nella parte occidentale della pianura, mentre risultano inferiori in quella orientale. La linea di separazione fra questi due differenti andamenti è da collocarsi fra le province di Modena e Bologna. La parte orientale della regione continua invece a permanere sotto la soglia dei -200 cm, pur senza variazioni significative rispetto all’ultima rilevazione (da -204 cm a -202 cm dal p.c. a Ravenna; da -243 cm a -247 cm dal p.c. a Forlì-Cesena).

Nella provincia di Bologna la quota media di falda continua a scendere, passando da -225 cm a -247 cm dal p.c.. Le tre province sopra citate sono, ovviamente, anche quelle in cui la variazione negativa di quota di falda, rispetto alla media storica, è più elevata. A Ravenna e Forlì-Cesena la variazione è rispettivamente del -27% e -28%, mentre Bologna ottiene il record negativo di -54%. Tutte le altre province presentano deficit contenuti (Parma -3% e Ferrara -11%) o un relativo surplus (Reggio Emilia +2%, Piacenza +7%, fino a Modena con il +32%). In conclusione, le precipitazioni cadute nella pianura occidentale, fra il Piacentino e il Modenese a partire da gennaio, fanno registrare altezze complessive ormai attorno ai 500 mm, mentre in quella orientale ed in particolare in Romagna, si attesta a circa metà di questi valori (250 mm complessivi misurati nella stazione pluviometrica di Ponte Braldo – Forlì-Cesena).

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