Politica
27 Maggio 2024
In occasione dei cent’anni dall’assassinio del martire antifascista il Comune di Ferrara, nonostante sollecitato da una legge, non lo ricorderà

Ferrara e i motivi in più per ricordare Giacomo Matteotti

di Redazione | 5 min

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  1. Come tutti i ferraresi sanno, esiste un profondo legame tra Giacomo Matteotti e la loro Città.

Giacomo Matteotti viene eletto alla Camera, per la prima volta, nel 1919 nel collegio di Rovigo-Ferrara. È il Segretario della Camera del lavoro di Ferrara, che all’epoca contava ben 70.000 iscritti. È a Ferrara che, il 14 gennaio 1921, subisce la prima aggressione squadrista. Il treno che, nel cuore della notte del 20 agosto 1924, trasporta il corpo di Matteotti a Fratta Polesine fa sosta alla stazione di Ferrara e – come racconta Riccardo Nencini (Muoio per te, Mondadori, 2024, p. 144) – «mentre due donne legano al carro funebre un fascio di fiori di campo, i vecchi ricordano». Non a caso, dunque, il primo e (ancora oggi) unico film dedicato a Il delitto Matteotti si deve a un regista ferrarese, Florestano Vancini.

Ecco il punto: ricordare Giacomo Matteotti, nella ricorrenza dei cent’anni dal suo rapimento e dal suo barbaro assassinio politico, consumati entrambi il 10 giugno 1924. Uno di quei colpi di gong della storia il cui suono è impossibile ignorare.

  1. Serbarne la memoria è un autentico dovere civico per una città come Ferrara, la cui storia di quegli anni è colpevolmente avvitata al movimento fascista.

È nel ferrarese (e in Polesine) che il Fascismo si fa braccio armato degli agrari contro le Camere del lavoro e le Leghe. È qui, sotto la guida di Italo Balbo, ras di Ferrara, che il fascismo rurale genera la milizia politica che Mussolini – il 15 dicembre 1921 – trasforma in partito. È a Ferrara che nasce lo squadrismo femminile, contro la socialista Alda Costa. È a Ferrara che Balbo mette in atto l’inedita strategia di cingere d’assedio la Città, per costringere il Governo nazionale a negoziare con i fasci occupanti: quelle violente giornate ferraresi dell’aprile 1922 saranno poi replicate a Bologna, Rovigo, Cremona, Ravenna. Il ferrarese Balbo – com’è noto – è tra i quadrumviri della Marcia su Roma.

Ferrara è anche la città governata per dodici anni da Renzo Ravenna, podestà ebreo poi vittima delle leggi razziali (cioè razziste) del 1938. All’indomani della loro entrata in vigore, l’Ateneo di Ferrara si libera alacremente di alcuni dei suoi più illustri docenti (i medici Aldo Luisada, Cesare Tedeschi, Maria Zamorani; i giuristi Vittorio Neppi e Angelo Piero Sereni), preferendo cullare i suoi astri nascenti (l’antropologo Mario Francesco Canella; la giurista Lea Meriggi) impegnati a dare base scientifica alla dottrina della razza. A Ferrara il 21 settembre 1941, giorno del Capodanno ebraico, le due sinagoghe di via Mazzini vengono profanate dagli squadristi guidati dal gerarca Asvero Gravelli: il giorno seguente, il più diffuso quotidiano locale, Il Corriere Padano diretto da Nello Quilici, definisce l’episodio «un sopralluogo un po’ vivace». A Ferrara, il 19 ottobre del 1943, «sostò il treno della Shoah con 1023 ebrei di Roma deportati dai nazisti verso lo sterminio di Auschwitz», come recita la lapide posta sul primo binario della stazione cittadina.

In ragione della propria storia, dunque, Ferrara ha qualche motivo in più per ricordare la figura di Giacomo Matteotti, che del Fascismo incarna invece il più intransigente rifiuto. A parziale e tardivo risarcimento.

  1. Su tutte le amministrazioni comunali grava l’onere di un lavoro mnemonico collettivo, da svolgere attraverso gli archivi, la toponomastica, i monumenti, le celebrazioni.

In tale cornice, per iniziativa della senatrice Liliana Segre, prima firmataria, e dopo un voto unanime in entrambe le camere, il Parlamento ha approvato una legge ad hoc (n. 92 del 2023). Ha lo scopo di promuovere iniziative celebrative nei «luoghi più strettamente legati alla figura di Giacomo Matteotti, da realizzare in occasione del centesimo anniversario della sua morte, anche in collaborazione con enti locali» (art. 2, comma 1). Di più. La legge prevede che tali iniziative – patrocinate dalla Presidenza del Consiglio e realizzate con fondi statali – siano «da svolgere prioritariamente» in alcuni specifici Comuni, tra i quali è annoverato anche quello di «Ferrara» (art. 2, comma 1, lett. e).

Eppure, dal verbale del relativo Comitato (pubblicato il 12 marzo scorso sul sito della Presidenza del Consiglio), apprendo che l’Amministrazione di Ferrara non è tra quelle che hanno presentato un progetto connesso alle celebrazioni del centenario matteottiano. Chi ha deciso in tal senso? Qual è stata la ragione di tale scelta? Sarebbe giusto saperlo. Sarebbe doveroso dirlo.

Nelle settimane scorse come in quelle che verranno, si sono svolte e si terranno in Città iniziative dedicate all’azione politica, all’attività parlamentare, all’opera giuridica di Giacomo Matteotti. Meritoriamente, se ne sono fatti promotori istituti, centri universitari, enti pubblici, associazioni private. Serviranno a comprenderne la figura, cioè – alla lettera – a prenderla con sé, facendone tesoro. Mi domando se e come anche l’Amministrazione di Ferrara intenda ricordare Giacomo Matteotti, il prossimo 10 giugno, a cento anni dalla sua morte. Sarebbe giusto saperlo. Sarebbe doveroso dirlo.

  1. In politica, ci sono cose che non si devono fare. Se si fanno, vanno occultate. E se qualcuno le svela, si devono negare o ignorare. È stata questa la dinamica del delitto Matteotti. Rischia di ripetersi a cent’anni di distanza: stretta a tenaglia tra gli esiti delle elezioni amministrative ed europee (8-9 giugno) e il primo anniversario della scomparsa di Silvio Berlusconi (12 giugno), la sua memoria sarà messa in sordina. Nel silenzio dello spazio pubblico, andrà in onda tutto un altro film.

Non voglio crederlo, ma è un esito possibile, a Ferrara addirittura probabile. Invece di coltivarne il ricordo, il vuoto di memoria sarebbe così un invito a dimenticare. Una commemorazione capovolta. Davvero, tra rimembranza e oblio, l’Amministrazione di Ferrara ha scelto la seconda opzione? Sarebbe giusto saperlo. Sarebbe doveroso dirlo, spiegandone le ragioni.

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