Cronaca
21 Maggio 2024
Un 66enne ferrarese aveva raccontato al giudice che quell'area di sua proprietà era una corte colonica tenuta in maniera disordinata

Lo accusano per una discarica abusiva in via Bologna. Assolto

di Davide Soattin | 2 min

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Aveva raccontato in aula che quell’area finita sotto sequestro non era una discarica, ma sostanzialmente una corte colonica tenuta in maniera disordinata. E alla fine la sua linea difensiva ha finito per convincere il tribunale di Ferrara.

Ieri (lunedì 20 maggio) in aula, infatti, il giudice Alessandra Martinelli ha assolto per non aver commesso il fatto un uomo ferrarese di 66 anni, inizialmente accusato di aver consentito, tollerando e senza impedirlo, il deposito di rifiuti, anche pericolosi, in un’area di sua proprietà nella zona di via Bologna.

I fatti finiti al centro del procedimento erano stati scoperchiati da un’indagine di Arpa durata un anno, avviata nel 2019 e finita nel 2020, anche se – secondo l’accusa – l’accumulo di rifiuti era ipotizzabile potesse essere iniziato almeno nel lontano 2008.

All’interno dell’area, messa sotto sequestro dagli inquirenti, gli operatori avevano trovato di tutto. Dai rifiuti pericolosi come, per esempio, l’eternit a parti di carrozzeria e carcasse di automobili, motoveicoli e addirittura di una barca fino a tre tagliaerba. Ma anche rottami di varie tipologie e materiali tra cui metallo, plastica, inerti, pneumatici e lastre in fibrocemento, oltre che frigoriferi, congelatori e materassi.

Tutti materiali raccolti per strada e poi abbandonati lì per diverso tempo da soggetti a cui l’odierno imputato, secondo la Procura, concedeva in affitto, in maniera occasionale e in nero, posti letto all’interno di alcuni magazzini che erano presenti nell’area in questione.

A lui, la pubblica accusa contestava anche la violazione dei sigilli. Nominato infatti custode dell’area e dei rifiuti il 5 novembre 2020, a seguito del sequestro, il 66enne – secondo le ipotesi iniziali – aveva rimosso e cambiato collocazione ad alcuni oggetti in quattro occasioni.

Ieri però per lui, difeso dall’avvocato Andrea Marzola, sono cadute tutte le accuse.

Le motivazioni della sentenza sono attese entro 70 giorni.

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