Salute
17 Maggio 2024
In Emilia-Romagna più della metà degli ultra 64enni soffre di ipertensione arteriosa, 574mila persone in tutta la regione

Ipertensione arteriosa resistente ai farmaci. Al S. Anna una tecnica innovativa: la denervazione renale

di Redazione | 3 min

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L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara negli ultimi due anni ha messo a disposizione dei pazienti, nel suo Laboratorio di Emodinamica, un intervento innovativo e non invasivo per il trattamento dell’ipertensione resistente ai farmaci: la denervazione renale. Prima di questo intervento non c’era alternativa al trattamento farmacologico.

A livello mondiale, secondo una recente analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono oltre 1,28 miliardi le persone affette da ipertensione e circa metà non si rende conto di esserlo e non riceve alcun trattamento, con gravi rischi per la salute cardiovascolare. Secondo la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – Lega Italiana Contro l’Ipertensione Arteriosa, nella Regione Emilia Romagna sono ipertesi il 41% degli uomini e il 30% delle donne. Da recenti dati emerge inoltre che, sempre in regione, più della metà (56%) delle persone ultra 64enni soffre di ipertensione arteriosa, pari a 574 mila persone in tutta l’Emilia – Romagna.

In alcuni casi può verificarsi un’ipertensione resistente al trattamento farmacologico se il valore pressorio risulta particolarmente elevato (superiore a 140/90 mmHg) nonostante la terapia. Si parla allora di Ipertensione Arteriosa Resistente: una malattia cronica particolarmente pericolosa poiché associata ad un aumento del rischio cardiovascolare, inclusi ictus e infarto, oltre a scompenso cardiaco e nefropatia. In altri casi invece l’ipertensione non è controllata o perché il paziente non tollera uno o più farmaci a causa di effetti collaterali ad alcuni principi attivi, oppure perché il paziente è scarsamente aderente alla terapia farmacologica soprattutto quando è richiesta l’assunzione di più pastiglie.

In tutti questi casi, un’opzione innovativa e sicura è la procedura di denervazione renale.

“Prima di questa procedura –  afferma il professor Gabriele Guardigli, direttore della Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara – non esistevano trattamenti oltre a quello farmacologico. Oggi, con questa tecnica, a distanza di 3-6 mesi circa, in almeno l’85-90% dei pazienti riusciamo a ottenere così una riduzione adeguata dei valori pressori, riducendo di conseguenza le note complicanze cardiovascolari, cerebrovascolari e nefrovascolari secondarie all’ipertensione stessa”.

L’intervento di denervazione renale messo in pratica nel laboratorio di emodinamica dell’Arcispedale Sant’Anna è riservato a pazienti affetti da Ipertensione arteriosa resistente e consiste in una procedura minimamente invasiva che interessa i gangli nervosi renali responsabili dell’iperstimolazione delle arterie renali e della conseguente pressione arteriosa elevata. Dopo la sedazione e una piccola incisione, il chirurgo inserisce un catetere molto sottile che gli permette di operare sui gangli. Attraverso il dispositivo spiraliforme, viene erogata energia a radiofrequenza (Rf) termo-ablando i plessi renali disposti attorno alle arterie e mantenendo inalterata la funzionalità dell’organo.

Dopo l’intervento il catetere viene rimosso senza lasciare alcun tipo di impianto. “La riduzione della pressione arteriosa è particolarmente importante nei pazienti in politerapia, –  conclude il professor Guardigli – perché migliora la prevenzione di complicanze secondarie all’ipertensione quali l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale e l’emorragia cerebrale”.

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