Rotatoria Craxi. Il post di Bobo: “La storia, prima o poi, gira”
"La roeuda gira". Un modo di dire milanese, che richiama il movimento continuo delle cose e il loro inevitabile cambiamento, è il filo conduttore pubblicato su Facebook da Bobo Craxi
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Lunedì 26 gennaio, la storica Sala della Regina di Montecitorio ha ospitato un momento di grande rilevanza nel percorso di memoria e consapevolezza civica, segnando una tappa fondamentale dell’XI Edizione del Premio Giovanni Grillo
La Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare dell’Università di Ferrara conquista il primo posto nella classifica nazionale ALS2, affermandosi come punto di riferimento assoluto nel panorama accademico italiano
Fials di Ferrara invia un nuovo sollecito formale ai vertici dell’Ausl di Ferrara e alla Regione Emilia-Romagna chiedendo il pagamento delle prestazioni svolte dal Servizio E.T. 118 durante il “Monsterland Halloween Festival 2024”
Dare voce ai margini per immaginare il futuro. È da qui che prende forma “From the margins to the future: Vision, Voices and Values”, l’evento in programma sabato 31 gennaio nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia e Management di Unife
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara negli ultimi due anni ha messo a disposizione dei pazienti, nel suo Laboratorio di Emodinamica, un intervento innovativo e non invasivo per il trattamento dell’ipertensione resistente ai farmaci: la denervazione renale. Prima di questo intervento non c’era alternativa al trattamento farmacologico.
A livello mondiale, secondo una recente analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono oltre 1,28 miliardi le persone affette da ipertensione e circa metà non si rende conto di esserlo e non riceve alcun trattamento, con gravi rischi per la salute cardiovascolare. Secondo la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – Lega Italiana Contro l’Ipertensione Arteriosa, nella Regione Emilia Romagna sono ipertesi il 41% degli uomini e il 30% delle donne. Da recenti dati emerge inoltre che, sempre in regione, più della metà (56%) delle persone ultra 64enni soffre di ipertensione arteriosa, pari a 574 mila persone in tutta l’Emilia – Romagna.
In alcuni casi può verificarsi un’ipertensione resistente al trattamento farmacologico se il valore pressorio risulta particolarmente elevato (superiore a 140/90 mmHg) nonostante la terapia. Si parla allora di Ipertensione Arteriosa Resistente: una malattia cronica particolarmente pericolosa poiché associata ad un aumento del rischio cardiovascolare, inclusi ictus e infarto, oltre a scompenso cardiaco e nefropatia. In altri casi invece l’ipertensione non è controllata o perché il paziente non tollera uno o più farmaci a causa di effetti collaterali ad alcuni principi attivi, oppure perché il paziente è scarsamente aderente alla terapia farmacologica soprattutto quando è richiesta l’assunzione di più pastiglie.
In tutti questi casi, un’opzione innovativa e sicura è la procedura di denervazione renale.
“Prima di questa procedura – afferma il professor Gabriele Guardigli, direttore della Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara – non esistevano trattamenti oltre a quello farmacologico. Oggi, con questa tecnica, a distanza di 3-6 mesi circa, in almeno l’85-90% dei pazienti riusciamo a ottenere così una riduzione adeguata dei valori pressori, riducendo di conseguenza le note complicanze cardiovascolari, cerebrovascolari e nefrovascolari secondarie all’ipertensione stessa”.
L’intervento di denervazione renale messo in pratica nel laboratorio di emodinamica dell’Arcispedale Sant’Anna è riservato a pazienti affetti da Ipertensione arteriosa resistente e consiste in una procedura minimamente invasiva che interessa i gangli nervosi renali responsabili dell’iperstimolazione delle arterie renali e della conseguente pressione arteriosa elevata. Dopo la sedazione e una piccola incisione, il chirurgo inserisce un catetere molto sottile che gli permette di operare sui gangli. Attraverso il dispositivo spiraliforme, viene erogata energia a radiofrequenza (Rf) termo-ablando i plessi renali disposti attorno alle arterie e mantenendo inalterata la funzionalità dell’organo.
Dopo l’intervento il catetere viene rimosso senza lasciare alcun tipo di impianto. “La riduzione della pressione arteriosa è particolarmente importante nei pazienti in politerapia, – conclude il professor Guardigli – perché migliora la prevenzione di complicanze secondarie all’ipertensione quali l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale e l’emorragia cerebrale”.
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