Politica
13 Aprile 2024
Il candidato sindaco con la lista Ferrara Futura (appoggiata da Iv) si racconta e anticipa alcuni temi del suo programma

Elezioni. Daniele Botti: “Vi spiego il civismo puro”

di Marco Zavagli | 6 min

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Giovane imprenditore di 29 anni, eletto membro del consiglio direttivo nazionale dei Giovani imprenditori di Confcommercio, candidato sindaco con la lista Ferrara Futura, sostenuta da Italia Viva. Chi è Daniele Botti?

Per presentarmi userei tre categorie: politica, famiglia, impresa. Tutto nasce dalla famiglia; io sono il primogenito di sei fratelli. Abbiamo avuto nella nostra storia 14 bambini in affidamento in casa. Questa era la filosofia dei miei genitori. Credo che tutto quello che sono oggi lo devo a loro.

Impresa, perché da quando ho 21 anni provo a fare l’imprenditore di prima generazione. Ho aperto la mia partita Iva, ho fondato assieme a due amici di infanzia una ditta attiva nel settore del marketing e della comunicazione. Pian piano siamo cresciuti. E oggi siamo una srl con 8 collaboratori, tutti sotto i 35 anni. E poi c’è la politica che è quella cosa che ho sempre sentito dentro di me, da quando facevo il rappresentante di istituto al liceo.

Come è maturata l’idea di candidarsi?

La prima idea concreta è nata a metà del mio mandato in Acer. Mi sono accorto che tutte le prerogative di moderazione, impegno su temi precisi, civismo puro con cui era nato il progetto del centrodestra a Ferrara, per quante frange negative ed estremiste ci siano all’interno, stavano un po’ andando a quel paese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il momento di preparazione della graduatoria erp. Io avevo fatto un grande lavoro di produzione di documenti e di simulazioni per mettere in luce quella che era la necessità di dare un aiuto alle famiglie con figli. Ma il direttore generale Mazzatorta e l’assessora Coletti non lo hanno tenuto nel minimo conto. Lì ho capito che la mia vita non sarebbe stata probabilmente lunga né al fianco dell’amministrazione né in Azienda casa. Ho capito di essere in realtà una persona che semplicemente lavorava e loro probabilmente pensavano che fossi, come tanti altri messi nei cda, uno spingibottone.

E ne ha visti molti così? Di spingibottoni?

Beh, direi che non c’è stato un solo amministratore civico che è durato più di uno starnuto, in questa amministrazione. Anche perché quando arriva il ‘tempo delle tessere’ non sono in tanti a tenere la schiena dritta.

A lei chi del centrodestra ha chiesto la tessera dopo il 2019?

Molti.

E come vicepresidente Acer non le veniva il mal di pancia a vedere che il vicesindaco continuava a rimanere nell’alloggio popolare?

Sul tema della casa popolare di Nicola Lodi, io ho dovuto fare un esercizio personale molto difficile. Mi sono interrogato tanto personalmente, eticamente, su questo tema, Come amministratore dell’azienda casa sapevo che Lodi era entrato nelle graduatorie in base al regolamento allora vigente e che attualmente rispettava i criteri di permanenza. Come amministratore non potevo giudicare se una persona fosse più o meno degna di stare lì. Eticamente è una cosa che io personalmente, fossi stato vicesindaco, sarei uscito il giorno stesso della mia nomina.

Poco fa ha parlato di civismo puro. Cosa intende?

È la volontà di rimanere sui temi della politica veri, quelli che la politica – che chiama la “partitica” – generalmente non porta avanti. Sono quei temi – magari noiosi, rompiscatole – che riguardano il sociale, la famiglia, l’economia

Che non necessariamente portano voti ma che servono a migliorare la vita delle persone. E quando mi sono accorto che l’amministrazione Fabbri non portava avanti queste istanze ma preferiva gli slogan, allora ho capito che c’era la dimostrazione lampante della mia incompatibilità essa.

Mi dica come un civico puro vorrebbe aiutare i giovani a fare impresa a Ferrara.

A Ferrara secondo me c’è bisogno intanto di una settorializzazione dell’impresa. Non possiamo pensare di diventare una Silicon Valley dell’innovazione tecnologica, o una piccola capitale dello sport o mille altre cose. Noi abbiamo la necessità di settorializzarci, di sfruttare quelli che sono i trend della città: settore agricolo e settore chimico, cui agganciare la parte dell’università, e il commercio. Uno dei tanti problemi di Ferrara è avere l’università cresciuta a forza di nuove facoltà e nuovi studenti solo per fare numero e senza pensare prima agli alloggi a prezzo calmierato, alle opportunità lavorative… abbiamo creato semplicemente una facoltà low profile, dove io entro, trovo una qualità dell’istruzione bassa e appena terminata spinge a fuggire. Quanto al commercio, non si può prescindere dal fatto che Ferrara è una città a fortissima vocazione culturale, che vuol dire turismo. Il turismo deve essere il volano per il commercio locale, ma con Fabbri è stata persa questa possibilità: negli ultimi anni – come ha fatto presente Infocamere – abbiamo un -14% di imprese in città e siamo ottavi su 107 in Italia per performance negativa.

Come mai ci ha messo tanto a capire che Fabbri non era interessato ai temi civici? Non era sufficiente vedere le intemperanze del vicesindaco, gli attacchi alla stampa, la violenza verbale utilizzata in molti contesti?

Penso che oggi la politica, anzi la partitica, faccia schifo a 360 gradi. C’è pochissimo che si salva. Se un civico decide di mettersi in gioco ha l’obbligo, purtroppo, di turarsi il naso in tante direzioni. E se vuoi provare a fare qualcosa devi entrare nella macchina amministrativa e lavorare per la città. Con Fabbri ho capito che non era possibile. Ma una delusione l’ho avuta anche dall’opposizione, che in questi cinque anni non è stata capace di alzare il livello del dibattito e ha preferito crearsi i suoi piccoli ‘naomini’, che attaccano sul personale senza fare mezza proposta. Anche per questo ho deciso di andare da solo, come un Don Chisciotte contro i mulini a vento.

Attacchiamo un po’ anche il centrosinistra. A differenza del governo, io adoro la par condicio….

Partirei dalla considerazione che l’exploit di Alan Fabbri nel 2019 non è dovuto solo alla macchina mediatica che si è creato, ma è anche all’incapacità del centrosinistra di avere una visione strategica sui temi vicini alla gente. E lo dimostra anche il fatto che hanno trovato un candidato a sei mesi delle elezioni. Lo trovo ridicolo e poco rispettoso nei confronti della città. Non solo, nessuno ha ancora visto uno straccio di programma. Io domani (domenica 14) sarò in Sala Estense e presenterò il mio.

Qualcuno potrebbe risponderle che lei si presenta non a sei mesi, ma a due dalle elezioni.

Certo, ma io non sono così stupido da pensare di poter diventare sindaco di Ferrara. Sono un sognatore ma non un ingenuo. So benissimo qual è il mio ruolo in queste lezioni. E devo capire dove potermi posizionare una volta che le carte saranno scoperte da parte di tutti,

E in caso di ballottaggio?

Intanto è molto interessante il fatto che quelli di destra dicano che andrò con quelli di sinistra e quelli di sinistra dicano che andrò con quelli di destra. Ma come faccio oggi a rispondere a questa domanda quando nessuno dei due maggiori candidati è uscito con il suo programma?

Qualche anticipazione su programma e candidati?

I due responsabili del programma, insieme al sottoscritto, sono due ragazzi giovani: Alexander Hiedemann, direttore del corso di management della pubblica amministrazione alla Bocconi, e Tommaso Panzavolta, project manager sempre alla Bocconi. L’età media dei candidati è di circa 35 anni. E tra i candidati ci sarà anche mio padre! So che sembra buffo, ma so per certo che per il vissuto che ha avuto è uno che può portare tanti contributi dal punto di vista sociale alla città.

Ultima domanda. Alan Fabbri ha già detto che non accetterà confronti con gli altri candidati. Lei?

Magari! Adoro confrontarmi. Cinque anni fa ho fatto più volte le veci del candidato di centrodestra nei dibattiti. E a questo giro auguro a Fabbri di trovare un altro giovane come me che gli eviti brutte figure in pubblico.

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