Economia e Lavoro
12 Aprile 2024
Tagliati (Cgil): "Una situazione allarmante, è il momento di scelte improrogabili". Zanirato (Uil): "Dalla politica risposte troppo blande"

“Adesso Basta” morti e infortuni sul lavoro. Lo sciopero di Cgil e Uil

di Pietro Perelli | 3 min

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Sono in molti i lavoratori e le lavoratrici di Cgil e Uil che giovedì 11 hanno scelto di scioperare e riunirsi davanti alla sede di Confindustria Ferrara. Lavoratori del privato ma anche del pubblico, che si sono aggiunti dopo l’ennesima tragedia con 5 vittime accertate alla centrale Enel sul Lago di Suviana, per rimettere al centro la sicurezza.

“Adesso Basta, dobbiamo passare dalle parole ai fatti” dice il segretario provinciale della Uil Massimo Zanirato riprendendo lo slogan della giornata. La misura pare colma anche perché i dati sono in peggioramento con, come ci fa notare Fabio Campagna (Cgil – Fp), 119 morti sul lavoro nei primi mesi del 2024 in aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2022.

Si tratta di “una situazione allarmante – dice ai nostri taccuini la segretaria provinciale della Cgil Veronica Tagliati – che denunciamo da un sacco di tempo orami”. È giunto il momento di “scelte improrogabili, a partire dalla necessità di controllare gli appalti, abolire la pratica del subappalto a cascata che si traduce in una riduzione di costi e di compressione dei diritti dei lavoratori”.

“C’è bisogno – aggiunge – di cancellare le tipologie di assunzione più precarie per stabilizzare l’organico, bisogna aumentare il numero dei controlli e bisogna intervenire per la dotazione organica agli istituti che sono deputati al controllo e alla prevenzione su salute e sicurezza”. Infine “c’è bisogno di tornare a dare dignità al lavoro e che non sia considerata una merce da comprimere in cambio di maggiore profitto”.

“La cosa che ci addolora di più – dice Zanirato – è che qualcuno strumentalizza dicendo che noi facciamo dello sciacallaggio politico sulla morte delle persone. Vuol dire non avere rispetto per le persone che sono morte in questi giorni. Dovrebbero andare a trovare le famiglie di coloro che hanno perso la vita sul posto di lavoro perché normalmente si va lavorare per guadagnarsi un tozzo di pane non per trovare la morte”. “Abbiamo bisogno – continua – di atti concreti e normativi che la politica può fare” però “le risposte che stanno dando sono troppo blande” e non si avvertono “segnali che portino all’inversione di questa direzione”.

“Il tema della sicurezza – aggiunge Luca Greco – è un tema imprescindibile” mentre fa notare che a morire sono, più spesso, gli ultimi e tra questi i migranti. “Siamo all’interno di un meccanismo – spiega – che ha nel profitto l’elemento centrale quindi dovremmo anche rivedere l’idea di fare impresa che deve tendere al profitto ma non a scapito dei diritti e dei salari di chi lavora” altrimenti “questi interessi saltano e salta il diritto a lavorare che diventa un privilegio”. Il rischio paventato è quello di lavorare “in condizioni complicate perché è già tanto che ho un lavoro”. “Invece – conclude – la Costituzione ci dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e poi hanno messo un punto i padri e le madri costituenti, non ci hanno messo aggettivi come precario, malpagato, sfruttato, per cui dobbiamo tornare a quella concezione”.

I primi dati indicano che l’adesione allo sciopero è stata importante a significare l’importanza che i lavoratori danno alla sicurezza. In Tper si dovrebbe arrivare al 60% di adesioni, in Berco all’80% come in alcune fabbriche della logistica, a Mp e nei servizi ospedalieri. Al Polo chimico invece si è deciso di non baloccare gli impianti ma di farli funzionare al minimo tecnico.

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