Cronaca
9 Aprile 2024
La donna non ha espresso in maniera formale la volontà punitiva verso il suo presunto stalker e il tribunale lo ha prosciolto. Era accusato di averla seguita sia sul posto di lavoro che fin sotto casa

Querela un uomo per stalking. Ma c’è un difetto e il giudice lo assolve

di Davide Soattin | 2 min

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Avrebbe perseguitato insistentemente una 29enne di nazionalità brasiliana, all’epoca dei fatti barista in un locale del centro storico, costringendola a vivere la propria quotidianità tra ansie e paure. Lui, un cittadino italiano di 37 anni, è stato però prosciolto ieri (lunedì 8 aprile) dal giudice Giovanni Solinas con sentenza di non doversi procedere nei suoi confronti, dal momento che la donna, nella sua querela, non ha espresso in maniera formale – come vuole la giurisprudenza – la volontà punitiva verso il suo presunto stalker.

Secondo il quadro accusatorio avanzato dalla Procura, nel 2021, l’uomo – inizialmente accusato di stalking aggravato – aveva inviato svariati messaggi e telefonato ripetutamente alla presunta vittima per convincerla ad avere con lui un appuntamento. Poi, non contento, di fronte ai rifiuti di lei, oltre ad apostrofarla con insulti a sfondo sessuale in pubblico, avrebbe anche iniziato a pedinarla, facendosi trovare nei luoghi che solitamente venivano frequentati dalla donna durante le sue giornate .

Si sarebbe così più e più volte presentato nel locale in cui lei lavorava, cercando insistentemente di avere un contatto, importunandola e offendendola, attribuendole anche relazioni sentimentali e sessuali con altri uomini. Ma non solo, l’avrebbe anche attesa sotto casa sua, citofonando e colpendo ripetutamente il portone per cercare di farsi strada ed entrare.

Successivamente, lo stesso comportamento lo avrebbe tenuto anche sotto l’abitazione dell’ex fidanzato di lei, con cui la donna ancora intratteneva rapporti di amicizia, minacciando di picchiarlo perché, secondo lui, colpevole di avere ancora una relazione con la vittima, oggi assistita dall’avvocato Enrico Segala, che – stremata – aveva deciso di denunciare tutto agli uomini della Polizia di Stato.

Ieri però, dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla pm Barbara Cavallo e accolta dal gup Silvia Marini, che aveva deciso di mandare a processo l’uomo, il giudice Giovanni Solinas ha chiuso la vicenda con un nulla di fatto.

Le regole vanno rispettate – ha commentato il legale che assiste la donna, l’avvocato Enrico Segala – perché c’è una giurisprudenza e a questa bisogna attenersi. Seppur non formalmente espressa, però, l’intenzione e la volontà punitiva della mia assistita penso traspaia sia dal contenuto di quanto denunciato che dal materiale fornito agli inquirenti come foto e chat, utili al fine di far proseguire il giudizio. Avevo anche proposto al giudice, in subordine, di disporre l’esame dei testimoni e delle parti e poi di valutare in dibattimento se ci fosse o meno l’intenzione da parte della mia assistita di querela l’uomo“.

Ora la parte offesa ha quindici giorni di tempo per valutare se ricorrere in Cassazione o attenersi alla decisione del tribunale di Ferrara.

 

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