Spettacoli
3 Aprile 2024
In scena venerdì 5 aprile alle 20 e domenica 7 aprile alle 16

L’Orlando Furioso con musiche di Vivaldi al Teatro Comunale di Ferrara

(Foto di Alessandro Ferrari)
di Redazione | 4 min

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Prosegue al Teatro Comunale di Ferrara la trilogia vivaldiana avviata nel 2021 con Il Farnace, seguita da Catone in Utica e, quest’anno, dall’Orlando Furioso, in scena venerdì 5 aprile alle 20 e domenica 7 aprile alle 16.

 A Ferrara si dispiega il mondo, fantastico e reale, di Ludovico Ariosto, autore dell’Orlando Furioso, cui Antonio Vivaldi s’ispira. Il giardino degli aranci evoca l’isola di Alcina, la corte del castello racconta degli amori e degli intrecci descritti dall’autore nel suo poema, e la biblioteca Ariostea custodisce preziosi manoscritti e prime edizioni delle opere di Ludovico Ariosto: oltre ad un importante manoscritto, sono conservate la prima edizione del poema stampata del 1516 e l’edizione a stampa della prima edizione definitiva in 46 canti del 1532. Ma dall’intricata trama dell’originale ariostesco, l’Orlando Furioso di Vivaldi segue il filo delle vicende del paladino, perdutamente innamorato di Angelica, e di Ruggiero, vittima dei sortilegi della maga Alcina. È l’isola incantata di Alcina a fare da sfondo a un intreccio che mescola elementi magici, eroici, comici e amorosi, perfettamente assecondati dalla scrittura vivaldiana con una suggestiva varietà di stili musicali. Orlando insegue l’amata Angelica, che a sua volta piange la morte dell’amato Medoro, riportato in vita dai magici poteri di Alcina. La maga, invaghita di Ruggiero lo ammalia con le sue arti; Bradamante libera l’amato dall’incantesimo, ma lo abbandona sdegnata per il tradimento. Imprigionato da Angelica in un antro magico, Orlando scopre che l’amata ha sposato Medoro e perde il senno. Mentre Ruggiero e Astolfo progettano di vendicare Orlando, quest’ultimo appare di fronte a loro, nudo e in preda alla follia. Nei suoi vaneggiamenti sconfigge il guardiano del tempio e, rompendo l’incantesimo, distrugge il regno di Alcina. Grazie ad Astolfo, Orlando recupera la ragione e perdona Angelica e Medoro, benedicendo la loro unione.

Antonio Vivaldi ha lavorato a quest’opera sin dal 1714, con vari e rielaborazioni che hanno portato alla versione definitiva dell’Orlando Furioso nel 1727. Versione proposta al Teatro Comunale di Ferrara, venerdì 5 aprile alle 20, replicando la prima rappresentazione tenutasi al Teatro Sant’Angelo di Venezia, teatro di cui Vivaldi stesso era impresario.

«Affrontare la drammaturgia dell’Orlando Furioso significa cimentarsi con un testo di straordinaria complessità, articolato in molteplici fili narrativi – scrive il regista Marco Bellussi nelle note di regia – ognuno di essi è autonomo eppure tutti s’intrecciano creando una sola struttura architettonica. Ecco nascere il luogo: uno spazio delineato, una dimensione conclusa che afferisce al protagonista carismatico dell’opera. Non Orlando, bensì Alcina, la maga.  Nel suo palazzo si consumano le intricate vicende previste da Grazio Braccioli sulla base del testo ariosteo e mirabilmente espresse dalla musica di Antonio Vivaldi.  Siamo dunque in un palazzo dai perimetri definiti ma non certi. E’ la mistificazione della magia che li dilata e li deforma togliendo la sicurezza d’una sola prospettiva. La tensione barocca allo stupore e alla meraviglia si giova di questi meccanismi. La regia asseconda le dinamiche distorsive del dramma e per questo decide di puntare su un solo potente elemento, lo specchio. Le pareti del palazzo sono dunque specchio. Specchio è anche il soffitto della reggia. Ne deriva che tutto ciò che in essa avviene può essere realtà o riflesso distorto della stessa. Accade quindi che la piccola società dei nostri personaggi agisca e reagisca di riflesso ai condizionamenti di una destabilizzante molteplicità di ambigue prospettive, dando vita ad una commedia in cui tutti, più o meno consapevolmente, sono mossi dalle loro passioni in una condizione di insicurezza e provvisorietà».

«In questa rappresentazione cerchiamo di ricostruire gli usi e i costumi musicali e interpretativi del periodo storico – racconta il direttore d’orchestra Federico Maria Sardelli – Per la prima volta, in questi tempi moderni, l’opera non viene divisa in due parti, facendo un taglio artificioso al centro, ma conserva la tripartizione in tre atti con due intervalli. In secondo luogo, lavoriamo su un’edizione critica nuova, che ci permette di mettere in luce tanti piccoli particolari. L’organico strumentale prevede due cembali, tipico della struttura teatrale barocca; evitiamo certi strumenti che oggi sono di moda nella pratica barocca contemporanea, come le chitarre e gli arciliuti, ma che al tempo di Vivaldi, intorno al 1727 non erano più in uso, tanto più in teatro. Questa operazione di recupero filologico sicuramente andrà a favore dell’ascolto e della piacevolezza».

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