Cronaca
12 Marzo 2024
Il 66enne si difende davanti al giudice, a cui ha spiegato che l'area finita sotto sequestro non sarebbe una discarica, ma sostanzialmente una corte colonica tenuta in maniera disordinata

Discarica abusiva in via Bologna. Parla l’imputato

di Davide Soattin | 2 min

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Avrebbe consentito, tollerandolo e senza impedirlo, il deposito di rifiuti, anche pericolosi, in un’area di sua proprietà nella zona di via Bologna. È quanto oggi la Procura di Ferrara contesta a un uomo ferrarese di 66 anni, finito a processo con l’accusa di aver permesso la creazione di una discarica non autorizzata, causando il degrado dell’intera zona.

I fatti oggi al centro del procedimento sono stati scoperchiati da un’indagine di Arpa durata un anno, avviata nel 2019 e finita nel 2020, anche se – secondo l’accusa – l’accumulo di rifiuti è ipotizzabile possa essere iniziato almeno nel lontano 2008.

All’interno dell’area, messa sotto sequestro dagli inquirenti, gli operatori hanno trovato di tutto. Dai rifiuti pericolosi come, per esempio, l’eternit a parti di carrozzeria e carcasse di automobili, motoveicoli e addirittura di una barca fino a tre tagliaerba. Ma anche rottami di varie tipologie e materiali tra cui metallo, plastica, inerti, pneumatici e lastre in fibrocemento, oltre che frigoriferi, congelatori e materassi.

Tutti materiali raccolti per strada e poi abbandonati lì per diverso tempo da soggetti a cui l’odierno imputato, secondo la Procura, concedeva in affitto, in maniera occasionale e in nero, posti letto all’interno di alcuni magazzini che erano presenti nell’area in questione.

A lui, la pubblica accusa contesta anche la violazione dei sigilli. Nominato infatti custode dell’area e dei rifiuti il 5 novembre 2020, a seguito del sequestro, il 66enne avrebbe rimosso e cambiato collocazione ad alcuni oggetti in quattro occasioni.

Durante l’udienza di ieri (lunedì 11 marzo) lo stesso accusato – difeso dall’avvocato Andrea Marzola – ha fornito la propria versione dei fatti davanti al giudice Alessandra Martinelli, a cui ha spiegato che l’area finita sotto sequestro non sarebbe una discarica, ma sostanzialmente una corte colonica tenuta in maniera disordinata.

Si torna in aula il 20 maggio.

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