Nuova udienza del processo per i lavori allo stadio Paolo Mazza. Ieri (lunedì 4 marzo) è stato il turno di Claudio Di Sarno, rappresentate legale della Di Sarno Engineering, noto per essere il ‘grande accusatore‘ di tutta la vicenda giudiziaria relativa al cantiere per l’ampliamento dell’impianto sportivo cittadino fino a 16mila posti, dopo la permanenza della Spal in Serie A nel campionato di calcio 2018-2019.
Fu infatti proprio dalla sua impresa che, ad alcuni mesi di distanza dall’ultimazione dei lavori, partì una diffida a Spal, Prefettura, Coni e Comune di Ferrara per l’utilizzo delle strutture poiché – scriveva, secondo quanto riportatogli dagli ingegneri – sarebbero sussistite “criticità severe nella esecuzione delle procedure di montaggio tali da esporre gli spettatori a pericoli reali e sussistenti“.
Dai risvolti successivi a quella segnalazione poi partì l’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla pm Barbara Cavallo.
Durante la propria deposizione, inoltre, Di Sarno ha lamentato un credito di 490mila euro nei confronti della Tassi Group, tant’è che, insieme alla Panizzi Engineering, ditta da cui prese i lavori in subappalto, dopo aver riscontrato quei mancati pagamenti, decise di querelare per truffa e insolvenza fraudolenta la ditta di costruzioni di Cento, che oggi però contesta questo scenario.
In aula sentito anche il capocantiere della Welding Duebi Srl, ditta che all’epoca dei fatti, durante le operazioni, si occupò di sistemare la copertura della curva Est, che – davanti al giudice Marco Peraro, rispondendo alle domande dell’avvocato Alberto Bova – ha definito normale la scelta della direzione lavori di ispessorare con un altro pezzo di ferro quel dislivello tra le piastre di circa un centimetro, già evidenziato dal professor Bernardino Chiaia, esperto nominato dal giudice Andrea Migliorelli per effettuare una super-perizia, oggi finito al centro del processo.
Alla sbarra, nel procedimento in corso in tribunale a Ferrara, ci sono finiti Giuseppe Tassi, capo dell’azienda Tassi Group, capofila del progetto, e difeso dagli avvocati Giulio Garuti e Paolo Loberti, e il progettista e direttore dei lavori Lorenzo Travagli, entrambi con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture. Con loro Domenico Di Puorto e Adelino Sebastianutti, amministratori di fatto di Gielle e Piemme Group, la cui condotta avrebbe sollevato gli altri due amministratori di diritto delle società, per lo stesso capo d’accusa.
A questi si aggiunge il collaudatore Fabio Chiogna, difeso dall’avvocato Vincenzo Bellitti, accusato di falso commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per aver attestato la conformità dei lavori della curva Est, nonostante secondo la Procura c’erano sufficienti evidenze per prendere decisioni differenti.
Si torna in aula il 22 aprile, quando parleranno i consulenti della Procura.
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