Politica
3 Marzo 2024
Grande partecipazione per la manifestazione di sabato pomeriggio: in piazza anche Anna Zonari, Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi. Dal palco il rifiuto della città: "Chi cola a picco in mare è glorificato, chi sopravvive è maltrattato"

La marcia dei 1.500 per dire no al Cpr

di Redazione | 4 min

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di Elisa Fiorini

Ferrara dice ancora no con forza ai Cpr, e questa volta ha deciso di farlo con la voce di più di 1.500 persone che nel corteo di sabato pomeriggio (2 marzo) hanno preso parte alla manifestazione che ha riunito decine di forze, politiche e non, verso un’unica direzione: chiudere i dieci Cpr presenti in Italia e fare in modo che mai ne sia aperto uno a Ferrara. Tra i vari volti che si sono visti camminare sotto alla pioggia in mezzo ai cartelloni e le bandiere erano presenti anche i candidati sindaco Anna Zonari e Fabio Anselmo e la senatrice Ilaria Cucchi.

Percorrendo viale Cavour fino a piazza Castello, il corteo ha protestato insieme ad Adam Atik di Cittadini del Mondo, salito sul palco in piazza per presentare le tante persone che hanno preso la parola, chi da Ferrara, chi da Bologna, chi da Reggio Emilia, Rimini e Forlì. Ma erano presenti anche volti del teatro, come Alessandro Bergonzoni, o chi ha voluto dare voce ai migranti costretti nei Cpr. Un coro che non vuole compromessi, non vuole questa strada, non vuole i Cpr.

Il presidente dell’associazione Guineana, Marcel, in apertura della serie di interventi ha ricordato ancora una volta Ousmane Sylla, ventiduenne morto suicida nel Cpr di Ponte Galeria: “Ci si dimentica troppo spesso di chi è gradito agli occhi di Dio: l’orfano, la vedova e lo straniero. E qui stiamo parlando proprio di stranieri. La strada del buonsenso non va mai dimenticata, e non deve essere mai vinta dalla propaganda”.

“Le leggi ostacolano la permanenza legale di queste persone in Italia – continua Francesca Battista di Cgil – e la creazione di persone definibili come irregolari porta manodopera per coloro che sfruttano all’inverosimile queste persone, consci del fatto che non avrebbero alternative al di fuori di loro. Vogliamo giustizia sociale, abbiamo tutti diritto a vivere un’esistenza dignitosa”.

Anche i rappresentanti del centro sociale La Resistenza hanno preso la parola: “Dal punto di vista linguistico, ci siamo abituati a definire che per lo Stato non hanno il diritto di trovarsi sul nostro suolo come “irregolari“, termine che rispecchia le costruzioni sociali che ci sono imposte. Nei Cpr le persone sono strumentalizzate a costi altissimi, e vogliamo che quei luoghi diventino solo un brutto ricordo. L’8 marzo saremo in piazza alle 16.30 per protestare contro le diseguaglianze, ambito nel quale i Cpr si inseriscono a pieno titolo”.

(foto di Riccardo Giori)

C’erano tanti giovani nel corteo che ha percorso viale Cavour, come notato da Alessandro Bergonzoni, attore teatrale: “Penso alla pazienza che devono avere queste persone nel sopportare questa vita ogni giorno: insieme alle torture, ciò che più fa male è il silenzio, il dubbio di sapere se usciranno mai da quei luoghi, a maggior ragione con la consapevolezza di non aver fatto assolutamente nulla. Sono morte nei giorni scorsi 600 persone nel mare: chi cola a picco è glorificato, chi sopravvive è maltrattato. Più che Occidente, dovremmo chiamarci Uccidente, dato che il nostro Pil è basato sulle armi che vendiamo. Scusateci davvero, uomini e donne nei Cpr, noi artisti dovremmo raccontare ogni secondo delle vostre ingiustizie, anche l’arte deve parlare”.

“Sono le leggi stesse sull’immigrazione a creare irregolarità – proseguono gli esponenti di Città Migrante di Reggio Emilia -, è la politica stessa a causare la morte di tante persone. Ogni persona ha il diritto di determinare le proprie vite”. “L’Italia ha un problema di razzismo con chi non è bianco e occidentale – aggiungono quelli di Forlì Città Aperta – e questa piazza piena è una risposta, cioè che a noi questo modello proprio non piace”.

È intervenuto infine Jacob di Mediterranea, che ha raccontato testimonianze dirette di ciò che accade nei Cpr, sottolineando che “quando sei in carcere ti trovi in prigione per un motivo, quando sei in un Cpr ti trovi all’inferno senza averne uno” dice. “La mancanza di permessi è arrivata a giustificare la detenzione in veri e propri lager di stato dove vengono confinate persone che scappano dalla povertà assoluta. Le forze dell’ordine dovrebbero proteggere, e invece mettono in atto per prime la violenza, se vedono qualcuno senza una casa non si preoccupano di fare qualcosa per lui, ma lo scacciano in malo modo. Vorrei un futuro dove ogni essere umano possiede una casa e una vita degna“.

La manifestazione di Ferrara ha solo aperto la pista a una serie di cortei organizzati in tutta Italia: il 6 aprile si protesterà a Milano, mentre il 24 aprile a Roma si tornerà in piazza contro i Cpr e le leggi discriminatorie nei confronti dei migranti.

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