Riva del Po
3 Marzo 2024
Un 23enne italiano di etnia rom è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, dopo che aveva tentato la fuga a piedi. Su di lui c'era un ordine di carcerazione per furti emesso dalla Procura di Genova

Lo fermano e scoprono che deve andare in carcere. Poi picchia i carabinieri

di Davide Soattin | 3 min

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Berra. Un 23enne italiano di etnia rom è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni dopo aver cercato di ribellarsi con forza ai carabinieri che lo stavano arrestando poiché già destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere per furti emesso dalla Procura di Genova.

I fatti risalgono al pomeriggio di venerdì 1° marzo quando, nell’ambito dei controlli straordinari del territorio, finalizzati anche alla ricerca della mitraglietta M12 e delle 170 munizioni rubate a una pattuglia dei carabinieri impegnati in un intervento a San Nicolò, i militari hanno fermato un’automobile in via Argine Po.

A bordo due fratelli che si trovavano a pochi metri dalla loro abitazione: quello più grande di 23 anni era alla guida, quello più piccolo di 19 anni era seduto sul lato passeggero. Entrambi però avevano lasciato i loro documenti di identità a casa.

Così, dopo aver concluso la perquisizione del veicolo con esito negativo, i carabinieri decidono di ‘scortarli‘ al loro domicilio per identificarli. Dopo l’inserimento del nome e del cognome del più grande dei due nella banca dati emerge però che su di lui pende un’ordine di carcerazione per fatti per cui aveva già scontato un periodo di carcere.

È in quel momento che il 23enne inizia ad agitarsi e ad allontanarsi, iniziando a correre per qualche centinaio di metri nei campi, prima di venire ripreso dai carabinieri che lo portano nuovamente nella sua abitazione. Lì, alcuni suoi parenti, tra cui il fratello minore che si trovava con lui in auto, avrebbero iniziato a prendere le sue difese.

I carabinieri, aggrediti con calci e pugni durante la colluttazione, si sarebbero così difesi con l’utilizzo dello spray al peperoncino e, dopo aver calmato gli animi, hanno caricato il ragazzo in auto, trasferendolo in caserma, dove ha trascorso la notte in attesa dell’udienza di convalida del suo arresto.

Nella mattinata di sabato 2 marzo, il giudice Carlotta Franceschetti ha convalidato il suo arresto e ha disposto il suo trasferimento nel carcere di Ferrara, mentre il processo per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni ai danni dei due carabinieri intervenuti, refertati con 7 e 5 giorni di prognosi, è stato fissato per il 2 aprile, dopo che il suo legale difensore, l’avvocato Nicola Marani, ha chiesto termini a difeso per poter avere più tempo per leggere le carte e scegliere quale strategia difensiva adottare.

Il fratello minore, rintracciato in serata all’ospedale di Adria, dove era andato per l’irritazione provocata dallo spray al peperoncino, è stato invece identificato e denunciato a piede libero per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e intralcio alla giustizia al pari degli altri due familiari che hanno cercato di frapporsi tra i carabinieri e l’arrestato nel tentativo di liberarlo.

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