Cronaca
1 Marzo 2024
Obiettivo è valutare l'imputabilità e la pericolosità della 39enne Sara Corcione. I suoi avvocati: "È nel nostro pieno interesse cercare di scoprire la verità di quanto accaduto e avere un processo giusto come è previsto dalla nostra Costituzione"

Avvelenò la madre col tè. La Corte d’Assise dispone un’altra perizia

Sara Corcione
di Davide Soattin | 3 min

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La Corte d’Assise del tribunale di Ferrara ha disposto una nuova perizia psichiatrica su Sara Corcione, la 39enne accusata di omicidio premeditato aggravato dal vincolo di parentela per aver assassinato sua mamma, la 64enne Sonia Diolaiti, avvelenandola nel suo appartamento di via Ortigara.

Il fatto risale al 27 luglio 2022, ma il corpo senza vita della donna fu scoperto solamente qualche giorno più tardi, nella serata del 29 luglio, quando una donna che qualche giorno più tardi sarebbe dovuta partire in vacanza con lei, non avendo più risposte, allertò i carabinieri.

La decisione ha come obiettivo quello di valutare l’imputabilità e la pericolosità della donna, accogliendo così le richieste della difesa che, nelle scorse settimane, tramite il proprio consulente, il dottor Michele Pavanati, aveva evidenziato che la capacità di volere di Corcione fosse scemata.

Nello specifico, secondo l’esperto, oltre a non essere capace di autodeterminarsi, la 39enne sarebbe affetta da un disturbo paranoide schizoide che si è aggravato negli anni poiché mal curato.

Siamo soddisfatti – hanno commentato fuori dall’aula i legali difensori Antonio Cappuccio e Tiziana Zambelli – soprattutto perché è nel nostro pieno interesse cercare di scoprire la verità di quanto accaduto e avere un processo giusto come è previsto dalla nostra Costituzione“.

Durante l’udienza di ieri (giovedì 29 febbraio) sono stati sentiti gli psichiatri Luciano Finotti, consulente della Procura, e Paolo Verri, consulente della parte civile rappresentata dagli avvocati Fabio Anselmo e Silvia Galeone.

Il primo, con la sua deposizione, ha sostanzialmente confermato i risultati della sua consulenza con cui constatò la capacità di intendere e di volere di Corcione al momento dell’omicidio, nonostante un grave disturbo paranoide della personalità, che comunque non le impediva di stare a processo. “Non stiamo parlando di un delirio in senso assoluto” ha evidenziato, ma di un “disturbo della personalità che possiede tratti misti e caratteristiche di tipo schizoide e paranoide, ma non è psicotico”.

Per Finotti, inoltre, Corcione “leggeva nella madre comportamenti e intenzioni malevoli che forse non sempre aveva”. Una situazione, questa, che rappresenta “benissimo” la teoria espressa dal complesso di Edipo, vale a dire il rifiuto inconscio che il bambino sperimenta nei confronti del genitore dello stesso sesso (il padre per un figlio maschio o la madre per una figlia), associata all’attrazione per il genitore di sesso opposto (la madre per un figlio maschio o il padre per una figlia).

Quella della capacità di intendere e di volere e del disturbo della personalitàprevalentemente schizoide” è una tesi sposata a pieno anche da Verri, che ha specificato come “non si stia parlando di una malattia, ma di un modo di essere abnorme su cui si struttura la personalità”. Per il consulente di parte civile, si sarebbe arrivati a quanto accaduto tramite “l’evoluzione di un pensiero ricorrente fortemente ed emotivamente condizionato” al pari della stessa azione omicidiaria, arrivata “all’apice di una forte emozione che ne ha caratterizzato il pensiero e l’ha portata (Corcione, ndr) all’azione”.

Si torna in aula il 18 marzo, quando la Corte d’Assise – presidente Piera Tassoni con a latere la giudice Alessandra Martinelli – sarà conferito l’incarico alla psichiatra Michela Casoria per effettuare la perizia.

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