Cronaca
22 Febbraio 2024
A processo un 30enne di nazionalità bulgara, che già in passato era stato condannato per fatti simili. Ieri il racconto della vittima che ha confermato quelle violenze tra gennaio e ottobre 2016

Adescato online e violentato quando era minorenne. Lacrime in aula

di Redazione | 2 min

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Avrebbe adescato online, con violenza, un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne, costringendolo a subire ripetutamente atti sessuali che avrebbe anche dovuto filmare, minacciandolo di ritorsioni nei confronti dei familiari, qualora non avesse ubbidito alle sue richieste.

È quello di cui, secondo la Procura di Ferrara, dovrà rispondere B.M., un 30enne di nazionalità bulgara, accusato di violenze sessuali continuate e aggravate per una serie di fatti avvenuti nel Ferrarese tra gennaio e ottobre 2016.

Ieri (21 febbraio) – sentit0 in aula – la vittima, assistita dall’avvocato Emiliano Mancino, ha dettagliatamente ricordato quella triste vicenda, riportando quanto accaduto con precisione, nonostante la difficoltà a ripercorrere ciò che ha dovuto subire, come testimoniato dalle lunghe pause intervallate dal pianto.

A testimoniare anche la psicologa che aveva avuto il ragazzo in cura ai tempi in cui era ricoverato in comunità, quando venne a sapere da lui, durante un colloquio, ciò che fu costretto a sopportare. Fu infatti da lei, che denunciò quanto accaduto, che partirono le indagini.

L’accusato non sarebbe nuovo a questo tipo di episodi, dal momento che nel 2021 era già stato condannato in primo grado dal tribunale di Venezia a 2 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale continuata su minore, tentata violenza sessuale su altri ragazzini, sostituzione di persona e detenzione e scambio di materiale pedopornografico risalenti al 2017.

In quel frangente, il giudice ne aveva riconosciuto la continuazione con la pena confermata in Cassazione (per gli stessi reati) a 6 anni, 6 mesi e 20 giorni per un totale di quasi nove anni di carcere, essendo stati accorpati alcuni fatti contestatigli nel 2015 a danno di tre minorenni – due raggiunti su Facebook sotto falso nome, il terzo adescato in discoteca – costretti a compiere e a subire atti sessuali, sempre dietro minaccia.

A far partire le indagini, in quell’occasione, fu la denuncia della famiglia di uno di loro, con gli inquirenti che trovarono nei due telefoni dell’uomo quasi 2mila immagini e video di minori in atti sessuali.

Alla fine, venne rinviato a giudizio con quattordici capi di imputazione. Tre violenze sessuali su minori, altre tre tentate e altri otto tipi di reati, tra cui violenza privata e produzione, detenzione e scambio di materiale pedopornografico per un totale di 9 anni di reclusione in primo grado, poi ridotti in Corte d’Appello a 6 anni, 6 mesi e 20 giorni, come confermato dalla Cassazione, oltre che al pagamento di un risarcimento di quasi 40mila euro nei confronti delle vittime.

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