Cronaca
22 Febbraio 2024
Accertamenti su due atleti delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, che sono cresciuti nel Cus. I partecipanti alla cena erano arrivati al ristorante dopo diverse soste nei locali di via Carlo Mayr

Ombre nere su Ferrara, salgono a ventisei gli indagati. Ci sono azzurri del rugby

di Davide Soattin | 5 min

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Non più ventiquattro, ma ventisei. Aumenta il numero delle persone che il pm Ciro Alberto Savino ha iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta “Bravi Ragazzi” che, dietro il coordinamento della Procura di Ferrara, vede oggi al lavoro gli uomini della Digos per far luce su quanto accaduto in un ristorante di via Carlo Mayr lo scorso 22 dicembre, quando una festa di compleanno ‘in maschera’ tra amici è degenerata tra cori inneggianti a Mussolini e Hitler e la distribuzione di volantini beceri e di pessimo gusto.

I nuovi a finire sotto la lente degli inquirenti sono due atleti ferraresi delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, che si sono allontanati prima dell’arrivo della pattuglia del 113 all’interno del locale. Si tratta di due rugbisti, oggi di stanza a Roma, che non sono agenti operativi con le tipiche mansioni dei poliziotti e che all’attivo hanno anche diverse presenze e partecipazioni a tornei internazionali con la maglia della nazionale italiana giovanile di rugby. Entrambi sono cresciuti nel Cus.

A tal proposito, nei giorni scorsi, tramite una nota stampa, il Centro Universitario Sportivo si era tutelato dicendosi “contrario a qualsiasi forma di politica estrema, soprattutto dove questa porti ad atti discriminatori o di propaganda all’odio razziale”. Inoltre, in attesa di capire quale fosse la reale entità del fatto, aveva aggiunto che “se persone rapportabili alla società hanno effettivamente avuto parte attiva, l’hanno fatto a titolo personale non riconducibile alla squadra e al Cus Ferrara”.

I due – a cui sono stati sequestrati i telefoni cellulari e che rischiano, se l’inchiesta dovesse ravvisare responsabilità nei loro confronti, conseguenze disciplinari da parte della Polizia di Stato – non sarebbero comunque gli unici sportivi nel gruppo che avevano preso parte alla cena. Secondo quanto si apprende ci sarebbero anche altri rugbisti, tra cui uno appartenente al gruppo sportivo dei vigili del fuoco, oltre a giocatori di football americano, pallamano e nuoto attivi in società sportive di fuori e dentro città.

Stando a una prima ricostruzione della serata, il gruppo sarebbe arrivato nel ristorante dopo svariate soste in diversi locali di via Carlo Mayr, in cui erano entrati già travestiti: i ragazzi con tute arancioni ispirate ai carcerati di Guantanamo, le ragazze con divise da finte poliziotte. Si era trattato di un modo alternativo per festeggiare un compleanno con una festa a tema come già era successo in passato. Tre anni prima infatti, sempre per festeggiare la stessa ricorrenza, avevano scelto di travestirsi da scozzesi con tanto di kilt, due anni fa invece si erano presentati vestiti da preti e da suore

A questo giro però la situazione avrebbe preso una piega totalmente diversa dai propositi iniziali, forse anche a causa dell’alcool, che però non può e non deve giustificare in nessun modo l’accadutocon cori e volantini inneggianti a Mussolini, Hitler e alla strage di Nassiriya, dove morirono ventotto persone tra civili, militari e carabinieri, senza nemmeno risparmiare il poliziotto Filippo Raciti, ucciso il 2 febbraio 2007 mentre interveniva per sedare i disordini durante il derby Catania-Palermo.

Offese, nero su bianco, anche nei confronti di Anna Frank, simbolo della Shoah, di Yara Gambirasio, assassinata a soli 13 anni, dell’atleta Fiona May, del campione paralimpico Alex Zanardi e di Meredith Kercher, violentata e uccisa a Perugia nel 2007. Poi, non contenti, avrebbero anche fatto il saluto romano ai due agenti della Polizia di Stato intervenuti a seguito della segnalazione di una commensale che, infastidita da quel comportamento, avrebbe inizialmente chiesto di smettere e sarebbe stata minacciata di morte da uno dei ventiquattro che, mimando il gesto, le avrebbe promesso di tagliarle la gola.

Ventiquattro di loro – venti ragazzi e quattro ragazze tra i 22 e i 32 anni – sono stati subito identificati, mentre un altro ‘gruppetto’ – in cui c’erano anche i due atleti delle Fiamme Oro – sarebbe invece fuggito prima dell’arrivo dei poliziotti. Proprio in questa direzione stanno proseguendo ora le indagini degli uomini della Digos, interessati a risalire all’identità di coloro che se la sono data a gambe, allargando così l’inchiesta per avere un quadro più chiaro e ampio di quanto accaduto.

Al vaglio degli inquirenti anche l’analisi tecnico-informatica, affidata all’ingegner Giuseppe Montagnola, di quattro telefoni cellulari e di un computer sequestrati nei giorni scorsi. Gli accertamenti saranno fondamentali per ricostruire il modo in cui è stata organizzata la serata. In particolare, tutti i riflettori sarebbero puntati su una chat tra i partecipanti denominata “Fratm, detenuti in attesa di liberazione” che farebbe il verso al tormentone rappresentato dal video napoletano ‘Fratm ingiustamente carcerato” diventato virale su TikTok, pubblicato da un utente che lo aveva dedicato a un amico di 14 anni che sarebbe stato arrestato per il possesso di un chilo di cocaina.

Ma c’è di più. Durante le perquisizioni a casa di alcuni degli iniziali ventiquattro indagati sarebbero stati trovati e sequestrati, oltre a una pistola giocattolo, katane e coltelli, anche cimeli nostalgici tra cui santini, calendari e bastoni con l’effigie di Benito Mussolini. Una circostanza, questa, su cui la Procura vuole vederci chiaro, a tal punto da indagare, sempre attraverso l’analisi dei dispositivi informatici, eventuali legami dei proprietari con partiti o gruppi di estrema destra.

Nel mentre proseguono gli interrogatori degli indagati che, agli inquirenti, hanno cercato di giustificare l’accaduto, chi dicendo di essere arrivato in ritardo all’appuntamento, chi invece affermando di non essersi reso conto che la serata stava prendendo una brutta piega. L’avvocato Gian Luigi Pieraccini, che ne difende alcuni, aveva affermato che si era trattato “di una goliardata più che di una vera e propria serata organizzata all’insegna dell’istigazione all’odio razziale“. Altri legali difensori invece avevano parlato di una “situazione culturale disarmante“, dopo aver avuto a che fare con clienti che, durante il colloquio, gli avevano rivelato di non essere a conoscenza di cosa fosse la strage di Nassiriya, né di dove si trovasse la cittadina irachena.

Saranno prossimamente ascoltati anche la donna che sarebbe stata minacciata e che ha chiamato la Polizia, oltre che il titolare del locale di via Carlo Mayr in cui sono avvenuti i fatti.

 

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