Dopo la protesta del centro sociale La Resistenza, con un centinaio di persone che si sono radunate davanti al Municipio per chiedere risposte allo ‘sfratto’ del centro operato dal Comune senza proporre sedi alternative e senza rispondere alle proposte di ristrutturazione dello stabile, la giunta di Alan Fabbri ha fatto sapere di non aver mai ricevuto comunicazioni circa il progetto richiesto proprio dal Comune per rispettare l’ordinanza di chiusura del centro.
Ma i volontari de La Resistenza sbugiardano sindaco e giunta mostrando le pec che provano l’avvenuta comunicazione.
“Quanto è credibile sostenere di non aver ricevuto una pec inviata il 16 novembre 2023 a ben sette indirizzi mail/pec istituzionali?” chiedono retoricamente i volontari.
“Ipotizzando per assurdo che la pec contenente il progetto che ci è stato richiesto non sia stata ricevuta per problemi informatici (altro attacco hacker?) – chiedono i volontari – perché non ci è stata data, comunque, una risposta ad altre tre precedenti pec contenenti una richiesta di accesso agli atti e una comunicazione fondamentale, inoltrata in data 03/09/2023, in cui si riportava un resoconto dettagliato dei sopralluoghi da noi svolti con l’invito a un incontro urgente con l’Amministrazione e i tecnici comunali?”.
Ancora una volta, “ipotizzando per assurdo che nessuna di queste pec sia pervenuta, è successo forse lo stesso con le altre sei mail ordinarie (tra agosto 2023 e gennaio 2024) che in calce richiedevano un incontro urgente e chiarimenti?”.
I volontari fanno inoltre presente che “alle nostre numerose richieste poi bisogna sommare anche le pec inviate da Ancescao (il 19/10/23 ed il 13/11/23) che non hanno ricevuto alcuna risposta (forse a questo punto nemmeno una lettura)”.
A riprova della verità di quel che dicono i volontari allegano alla lettera inviata alle redazioni dei giornali le copie delle pec inviate dal Cps e qualche foto del “degrado, pre e post ordinanze comunali, a confronto”.
“Pensiamo tuttavia – aggiungono – che il punto focale di questa vicenda non sia stato sufficientemente tenuto in considerazione: si parla di una associazioe di promozione sociale scalzata dalla propria sede che, per amore delle proprie attività, raccoglie e offre più di 16000 euro all’amministrazione (quelli raccolti attraverso un appello ai cittadini, ndr) per svolgere dei lavori in uno stabile di proprietà del Comune stesso. Indifferenza e silenzio”.
“Questo è il vero ‘degrado’ – concludono -: sputare sopra un’esperienza solida con una storia ultradecennale con il solo scopo di cancellarla senza offrire alternative di sede, provare a ostacolare con metodi ostruzionistici gli sforzi profusi dalle volontarie e dai volontari del Cps e, in ultima, snobbare le soluzioni proposte. Ci è sempre stato detto di non limitarci alla polemica, ma di essere costruttivi e propositivi: così abbiamo fatto, eppure ancora oggi l’Amministrazione continua imperterrita a diffondere notizie inesatte e a dimostrare una mancanza totale di responsabilità istituzionale”.
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