Cronaca
17 Febbraio 2024
La Procura chiede otto mesi di reclusione per Manuel Alleati, il 52enne rappresentante legale della cooperativa edile per cui lavorava Giuseppe Fiore, l'operaio di 59 anni morto il 7 marzo 2021 mentre stava lavorando in un appartamento in zona Gad

Cadde dal balcone mentre lavorava. Una richiesta di condanna

di Davide Soattin | 2 min

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La Procura di Ferrara ha chiesto otto mesi di reclusione per Manuel Alleati, il 52enne rappresentante legale della cooperativa edile per cui lavorava Giuseppe Fiore, l’operaio di 59 anni morto il 7 marzo 2021 mentre stava lavorando in un appartamento in zona Gad.

Fiore, che era lavoratore autonomo, era stato chiamato dalla cooperativa edile per eseguire delle operazioni di scarico dei materiali di risulta da un balcone, al terzo piano di un appartamento in corso di ristrutturazione in via Oberdan. A un certo momento l’uomo perse l’equilibrio e precipitò al suolo – questa la ricostruzione avanzata dalla Procura – a causa dell’insufficiente altezza della ringhiera del balcone e dell’instabilità dell’elevatore, che non fu in grado di reggere un secchio pieno di detriti e il lavoratore stesso.

Alleati – difeso dall’avvocato Riccardo Caniato, che ne ha chiesto l’assoluzione – oggi è imputato per omicidio colposo per non aver adottato idonea precauzione contro il rischio di caduta, non avendo garantito che la ringhiera del balcone fosse abbastanza alta (doveva essere almeno un metro mentre era solo 80/90 cm) e per non aver adottato un sistema di sollevamento carichi con un fissaggio che lo rendesse stabile.

A tal proposito, il tecnico della Prevenzione, il dottor Benito Carrara, scrive nella sua relazione al pm che “qualora fosse stato predisposto un sistema di protezione contro il rischio di cadute dall’alto, come ad esempio l’installazione di un parapetto di altezza pari ad almeno un metro, la caduta non si sarebbe verificata in quanto avrebbe trattenuto il lavoratore nell’area di lavoro e non gli avrebbe facilitato lo sbilanciamento e la precipitazione al suolo”.

“Qualora il fissaggio fosse stato di difficile applicazione – chiarisce il dottor Carrara – potevano essere utilizzate soluzioni tecniche ugualmente valide, come l’installazione dell’elevatore direttamente sulla parete esterna del condominio in prossimità del balcone, ma solo in seguito di opportune verifiche, o comunque poteva essere prevista altra soluzione tecnico/organizzativa per portare sia all’interno che all’esterno dell’appartamento materiali, attrezzature, residui di lavorazione”.

Ha scelto invece di patteggiare la pena a dieci mesi di reclusione Geremia Corcione, napoletano di 64 anni, dipendente della ditta, anche lui imputato per omicidio colposo per non aver provveduto a fissare in maniera corretta il puntello cui era ancorato l’elevatore da cui cadde fatalmente Fiore.

Nel corso del procedimento è stata accettata la costituzione di parte civile per uno dei fratelli della vittima.

Si torna in aula il 19 marzo per repliche e sentenza.

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