Comacchio
7 Febbraio 2024
La vicenda è quella del porto turistico di Lido degli Estensi. Gli imputati avevano promesso un finanziamento da 250 milioni di euro per ricostruirlo, dietro però il pagamento di una intermediazione da 100 mila euro

Si finsero funzionari del Vaticano per truffare. Tre a processo

di Davide Soattin | 3 min

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Comacchio. Avrebbero promesso un finanziamento da 250 milioni di euro per ricostruire il porto turistico, fingendosi intermediari per conto del Vaticano. Per far arrivare nella città lagunare quella cifra monstre però avrebbero chiesto il pagamento di 100 mila euro alla loro controparte.

È tornato in aula ieri (martedì 6 febbraio) il processo per presunta truffa che vede alla sbarra il 70enne romano Lucio Cesaroni, già noto alle forze dell’ordine, il 78enne Domenico Buffacchi, anche lui romano e già noto, e il 47enne Marco Stracuzzi, originario di Palermo

Una truffa complessissima, che avrebbe riguardato investimenti per milioni di euro nel progetto di ampliamento del porto turistico di Lido Estensi, che avrebbe richiesto una grande conoscenza della situazione e una grossa dose di pelo sullo stomaco. Oltre che di una clamorosa – e convincente – faccia tosta.

La vicenda sarebbe andata avanti da circa un anno, smantellata a seguito di una difficilissima indagine dai carabinieri della stazione di Lido Estensi, coordinati dal pm Ciro Alberto Savino.

I tre – secondo le risultanze investigative – si sarebbero presentati alla porta di due investitori della zona, vittime del raggiro, che sapevano essere fortemente interessati nel progetto per l’ampliamento del porto turistico. Si sono presentati non come tipi qualsiasi, ma come funzionari della Santa Sede, millantando contatti importanti, in grado di facilitare l’ottenimento di cospicui finanziamenti, per milioni di euro, da parte di alcuni istituti di credito.

Devono essere risultati piuttosto bravi perché sarebbero riusciti a convincere i loro interlocutori non solo a fidarsi di loro ma anche a pagare il prezzo di quell’altissima intermediazione: parliamo di più 100mila euro in contanti, consegnati in più tranche ai tre denunciati per ‘ungerei giusti rapporti con le giuste banche o, più formalmente, per l’istruzione delle pratiche di finanziamento.

Ieri (6 febbraio) è stato sentita una delle due persone che sarebbero state raggirate, imprenditore edile del litorale comacchiese, che – oltre a raccontare che i “tecnici del Vaticano non vennero mai a vedere i lavori del porto” – era presente il giorno in cui a Roma gli fu consegnata una valigetta ventiquattro ore con i soldi falsi, suddivisi in mazzette da cinquecento euro, fresche di stamperia che aveva provato a riprodurre fedelmente quelli coniati dalla Zecca dello Stato.

In quella circostanza, avrebbe dovuto incontrare anche un cardinale della Santa Sede, ma ciò non avvenne. “Il cardinale – ha raccontato la vittima del presunto raggiro – doveva arrivare e invece non è mai arrivato. Ci eravamo stancati di aspettare e così, invece di attenderlo davanti alla banca, ci dettero questa valigetta. Ma io non sapevo che quel giorno ci dovevano dare dei soldi. Sapevo solo che doveva arrivare quel cardinale. La aprirono e poi la richiusero subito a chiave, dentro c’erano dei soldi che però mi accorsi subito essere falsi”.

Una circostanza, quella della valigetta con i soldi falsi, su cui nelle precedenti udienze si erano soffermati anche gli inquirenti che avevano svolto le indagini, ascoltando e analizzando i contenuti delle intercettazioni, poi finite al centro del processo.

Al termine dell’udienza, il giudice Sandra Lepore ha rinviato al 6 giugno.

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