Cronaca
6 Febbraio 2024
Condannato di recente per stalking e lesioni ai danni di una 49enne, ora in carcere per maltrattamenti e abusi su un'altra donna

Violenza sessuale, l’avvocato: “Vittima di un meccanismo più grande di lui”

di Davide Soattin | 4 min

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Si è trincerato dietro il proprio silenzio l’uomo ferrarese di 57 anni, arrestato e portato in carcere venerdì scorso (2 febbraio) dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale continuata per fatti risalenti alla scorsa estate.

Nella giornata di lunedì 5 febbraio infatti, davanti al gip Silvia Marini, durante l’interrogatorio in tribunale a Ferrara, l’accusato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

A parlare per lui, all’uscita dall’aula, è stato il suo legale difensore, l’avvocato Salvatore De Siena: “Il mio assistito è molto provato e non si rende conto del perché gli vengono fatte queste accuse. La sensazione è che sia vittima di un meccanismo più grande di lui, dal momento che – a mio avviso – c’è qualcosa che non torna nella versione del pm, avvallata poi dal gip”

L’avvocato promette battaglia: “Impugneremo questa ordinanza davanti al Tribunale della Libertà e capiremo quanto c’è di vero e quanto di fantasioso nel racconto della vittima, che ha fatto sapere di voler continuare a vivere con lui. Solitamente chi subisce violenza vorrebbe però scappare, mentre lei vuole stare ancora con lui. Mi pare non ci sia una logica in tutto ciò”.

L’uomo è finito in carcere per fatti risalenti a inizio agosto 2023, momento in cui la vita di una donna 49enne da poco arrivata a Ferrara cambia drasticamente. Quell’uomo, conosciuto quasi immediatamente poiché suo vicino di casa, dopo i primi giorni di frequentazione l’avrebbe trascinata velocemente e con forza in un baratro fatto di violenze. Continui litigi innescati per motivi di gelosia, schiaffi sul volto, improvvisi scatti d’ira e ripetute costrizioni a subire rapporti sessuali non desiderati, sarebbero solo alcune delle angherie che avrebbe dovuto subire durante i quattro mesi di relazione.

I segnali di aiuto della vittima, colti immediatamente dai famigliari e dai servizi sociali che la seguivano già da tempo, hanno però permesso ai carabinieri e alla Procura di Ferrara di mettersi immediatamente al lavoro, ponendo la parola fine alle sofferenze della donna.

L’odierno accusato era già stato condannato lo scorso 3 febbraio in tribunale a Ferrara per stalking e lesioni a due anni e mezzo di reclusione. La vicenda in alcuni punti ha lo stesso copione di quella per cui ora è in carcere. Questa volta i fatti, avvenuti sempre a Ferrara, risalivano tra la fine del 2019 e la metà del 2020, periodo in cui tra i due – entrambi residenti nello stesso palazzo – era nata una relazione di tipo sentimentale. Ben presto però l’atteggiamento oppressivo messo in atto da lui finì per far sprofondare lei in uno stato di angoscia e di timore per la sua incolumità, soprattutto per via delle insistenti richieste di rapporti e prestazioni sessuali che l’uomo avanzava nei suoi confronti. Anche bussando la porta del suo appartamento durante la notte, arrivando a minacciare di morte lei e i suoi familiari in caso di rifiuto.

L’uomo iniziò così una vera e propria persecuzione verso la 50enne, che finì per ricadere anche sulla sfera lavorativa della donna, assunta come badante da una coppia di anziani che abitano al Barco, da cui lei andò ad abitare nel tentativo di guadagnarsi la libertà. Lì, lui però le faceva appostamenti davanti all’abitazione, la aspettava, la pedinava mentre usciva a buttare la spazzatura, intimava al vicino di casa di non rivolgerle la parola e, in una circostanza, risalente al 1° marzo 2020, dopo averla attesa fuori dalla casa, arrivò anche a sferrarle un pugno in faccia che le provocò un livido sotto l’occhio sinistro, oltre che dolori al naso e alla guancia.

Insomma, mise in atto una serie di atteggiamenti possessivi che finirono poi, come se non bastasse, a farle perdere il lavoro. Un giorno, infatti, lui si mette a suonare insistentemente il campanello di casa dei coniugi a cui lei faceva da badante e i figli dei due, spazientiti e spaventati da quella presenza, decisero di tutelarsi una volta per tutte, licenziandola. Per quanto accaduto, lei sporse una decina di querele ai carabinieri e, nonostante ciò, per ben due volte il gip respinse la richiesta di misura cautelare per l’uomo da parte del pm. Fino alla condanna dei giorni scorsi, col giudice Alessandra Martinelli che gli ha inflitto 2 anni e 6 mesi in primo grado: una pena più bassa rispetto ai 3 anni e 3 mesi chiesti dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo al termine della sua requisitoria.

 

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