Cronaca
23 Gennaio 2024
Sentito un tenente della Guardia di Finanza che ha svolto le indagini. Al centro dell'udienza il focus su quella che per la Procura sarebbe una società interposta fittizia tra il blocco di Tassi Group e Piemme Group e quello della Manni Sipre

Processo stadio. Tutte le presunte incongruenze della Gielle

di Davide Soattin | 3 min

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Nuova udienza ieri (lunedì 22 gennaio) del processo per le presunte anomalie strutturali riscontrate nei lavori di adeguamento allo stadio Paolo Mazza effettuati nel 2018 e portati alla luce nel 2019 con l’inchiesta della Guardia di Finanza che, coordinata dagli uffici della Procura di Ferrara, oggi vede alla sbarra cinque persone.

In aula, davanti al giudice Marco Peraro, è stato sentito proprio un tenente delle Fiamme Gialle che ha svolto l’indagine, chiamato a riferire sulla posizione della Gielle che, secondo quanto ritenuto dall’accusa, sarebbe una società interposta fittizia tra il blocco rappresentato dalla Tassi Group e dalle Piemme Group e quello relativo alla Manni Sipre.

A tal proposito, nel proprio racconto, il finanziere ha sottolineato due principaliincongruenze” – così le ha definite lui stesso – portate alla luce con il lavoro investigativo.

La prima è relativa alle trattative che avevano preceduto la stipula del contratto tra la Spal e Tassi Group per l’inizio del cantiere, per cui Tassi “risultava avere già accordi con le aziende poi andate a svolgere i lavori, senza però che tra queste ci fosse la Gielle“. La seconda invece riguarda i documenti inerenti il collaudo statico della Gradinata Nord dove, nonostante il contratto di subappalto tra la Tassi Group e la Gielle, quest’ultima “non risultava essere menzionata in nessun certificato“.

Il tenente, rispondendo alle domande della pm Barbara Cavallo, ha anche ripercorso la storia della Gielle. A partire dai due trasferimenti di sede, a poco tempo di distanza l’uno dall’altro: da Treviso a Milano nell’aprile 2018 – scelta che avrebbe aiutato la società “a diventare irrintracciabile” – e da Milano a Maranello, pochi mesi dopo, sempre nello stesso anno. “Questo tipo di modifiche servivano per dare un aspetto formale alla società – ha evidenziato in aula – per finalità diverse da quelle che la Gielle avrebbe dovuto avere, non avendo dipendenti e mezzi per affrontare il subappalto”.

Particolare attenzione è stata data anche alla capacità di vendita dell’azienda che, inizialmente attiva nel settore della lavorazione di sedie in legno, nel 2016 – ha riferito il finanziere – aveva un giro di affari di 4 milioni di euro, ridotto a 700.000 euro nel 2017 e finito per essere nullo nel 2018. Poi, tre giorni dopo la stipula del contratto di subappalto, avrebbe trasformato il proprio settore di competenza nella lavorazione di metalli.

Infine, il tenente delle Fiamme Gialle ha anche raccontato che, dopo un primo accertamento delegato ai militari della Guardia di Finanza di Modena nella sede di Maranello, era stata trovata “un’attività differente” da quella della Gielle, spingendo così gli inquirenti a ulteriori indagini con cui pensavano di essere riusciti a risalire a un’altra sede, sempre riconducibile alla Gielle. “Così però non era. Erano uffici nella disponibilità di un’altra società, la Piemme Group, che nei verbali di subappalto non era presente, ma che attivamente aveva lavorato per il cantiere dello stadio Paolo Mazza” ha concluso.

Alla sbarra, nel procedimento in corso in tribunale a Ferrara, ci sono finiti Giuseppe Tassi, capo dell’azienda Tassi Group, capofila del progetto, e difeso dagli avvocati Giulio Garuti e Paolo Loberti, e il progettista e direttore dei lavori Lorenzo Travagli, entrambi con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture. Con loro Domenico Di Puorto e Adelino Sebastianutti, amministratori di fatto di Gielle e Piemme Group, la cui condotta avrebbe sollevato gli altri due amministratori di diritto delle società, per lo stesso capo d’accusa.

A questi si aggiunge il collaudatore Fabio Chiogna, difeso dall’avvocato Vincenzo Bellitti, accusato di falso commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per aver attestato la conformità dei lavori della curva Est, nonostante secondo la Procura c’erano sufficienti evidenze per prendere decisioni differenti.

Si torna in aula il 19 febbraio.

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