“Siete le persone che mi devono giudicare per quello che ho fatto“. A parlare, rispondendo in lacrime e con voce flebile alla domanda del giudice Piera Tassoni, è la 39enne Sara Corcione, ieri (18 gennaio) presente in aula davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara per la prima udienza dibattimentale del processo che la vede alla sbarra con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dal vincolo di parentela, per aver ucciso la madre, la 64enne Sonia Diolaiti, avvelenandola nel suo appartamento di via Ortigara.
Ieri, per lei, i suoi legali difensori – gli avvocati Antonio Cappuccio e Tiziana Zambelli – hanno chiesto una nuova perizia psichiatrica sulla sua capacità di stare in giudizio, essendo l’imputata affetta da un disturbo paranoide schizoide – come evidenziato dallo psichiatra Luciano Finotti nella prima perizia svolta nel 2022 – che, secondo la difesa, durante la sua detenzione in carcere, non sarebbe stato curato, rendendosi così necessaria una rivalutazione aggiornata all’attualità del suo stato di salute mentale.
“Sentivamo la necessità di avanzare questa formale richiesta ai fini di capire se l’imputata era in grado di partecipare al processo. La consulenza era datata e andava attualizzata” hanno affermato fuori dall’aula i legali difensori della donna. La richiesta è stata però respinta dalla Corte d’Assise che, dopo essersi ritirata, ha fatto sapere di voler prima sentire sul punto il consulente della difesa, il dottore Michele Pavanti dell’Ausl di Ferrara.
Durante l’udienza, Corcione si è detta disposta a rendere l’esame: sarà sentita giovedì 15 febbraio alle ore 9.30. Davanti a lei i suoi due zii, fratelli della vittima, costituitisi parte civile tramite l’avvocato Fabio Anselmo, che ieri, seduti tra il pubblico, l’hanno salutata da lontano.
Si tornerà in aula mercoledì 31 gennaio alle 10 per sentire alcuni vicini di casa della vittima, mentre la fine della fase istruttoria – salvo imprevisti – è fissata per la giornata di giovedì 29 febbraio.
I fatti risalgono alla tarda serata del 27 luglio 2022, quando Corcione – come da lei stessa confessato agli inquirenti – aveva atteso che la madre si recasse in vacanza sul Lago di Garda per entrare nel suo appartamento in via Ortigara e portare a termine il piano che elaborava da quasi un anno, da quando cioè – nell’agosto del 2021 – si era procurata le dosi letali di nitrito di sodio con cui la uccise.
La madre morirà tra atroci dolori. Chiamerà anche la figlia per chiedere aiuto. Ma la figlia rimarrà a letto serena, attendendo che il veleno facesse il suo corso.
Solo tre giorni dopo il cadavere verrà scoperto, nella nottata tra venerdì 29 e sabato 30 luglio, quando una coppia di amici della vittima, non avendo più sue notizie da alcuni giorni, chiesero informazioni alla figlia, che diede loro giustificazioni ritenute non plausibili e che li fecero insospettire. Da lì la chiamata al 112 e la macabra scoperta.
Su quanto accaduto, la Procura dispose subito tre consulenze tecniche: una informatica, una chimica e infine – la principale – quella psichiatrica sulla donna – oggi reclusa nel carcere di Bologna – con cui lo psichiatra Luciano Finotti ne constatò la capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio, nonostante un grave disturbo paranoide della personalità, e per questo in grado di stare oggi a processo.
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