Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato la donna di etnia rom – pluripregiudicata per reati contro il patrimonio – che, insieme al figlio 18enne, lo scorso 9 novembre, si era intrufolata in un’abitazione vicino a piazza Ariostea, portando via quanto trovato dentro un armadio sistemato nell’androne, prima di darsela a gambe.
La loro fuga però era durata pochi minuti, giusto il tempo che la polizia di Stato si mettesse sulle loro tracce e li arrestasse.
La sentenza del giudice Sandra Lepore è arrivata ieri (martedì 16 gennaio) mattina, dopo che la Procura aveva chiesto chiesto una pena di cinque anni per lei. Il figlio invece, essendo incensurato, aveva patteggiato in precedenza due anni, due mesi e venti giorni con pena sospesa.
In quella circostanza, i due avevano forzato il portoncino di ingresso di un condominio situato al civico 5 di via Bartolino da Novara, rubando cinque latte d’olio, un abito da sposo e un giubbotto in pelliccia appartenenti ai proprietari di casa.
Sfortuna loro però, insospettita dai rumori, una studentessa che abitava in affitto in uno degli appartamenti dello stabile era riuscita a filmare la scena col suo telefono e aveva immediatamente telefonato al 113, chiedendo l’intervento delle pattuglie della polizia.
Nel mentre i due topi di appartamento erano già scappati, senza però avere vita lunga. Acquisito il filmato, infatti, i poliziotti hanno iniziato a cercarli lungo le vie del centro storico e li hanno fermati in via Mortara con ancora in mano le buste dove avevano messo la refurtiva, riconosciuta e restituita dai legittimi proprietari.
Madre e figlio sono erano così stati portati in questura e, una volta completate le formalità di rito, erano stati arrestati e, su disposizione del pm di turno Stefano Longhi, erano stati messi ai domiciliari presso la loro abitazione, prima del giudizio per direttissima.
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