Mancanza di avvertenze relative a simboli utili e necessari per capire se il quadro fosse o meno in tensione ed elementi del cubicolo in cui stava lavorando montati al contrario. Sono le principali ‘anomalie‘ riscontrate da Maria Cristina Rometti, ispettrice dell’Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Ausl di Ferrara, durante il proprio sopralluogo all’interno della cabina elettrica del Petrolchimico di piazzale Donegani dove, il 24 luglio del 2017, l’allora 54enne Emanuele Minozzo, operaio della Rivetti Elettroimpianti, rimase folgorato mentre stava lavorando.
L’ispettrice, ascoltata durante l’udienza di ieri (martedì 16 gennaio), ha riferito in aula quelli che sono stati gli esiti della sua indagine, iniziata con una prima ispezione alla cabina elettrica nello stabilimento GP27 di Saipem in cui stava lavorando la vittima. “Mentre Minozzo operava – ha raccontato – prese fuoco e la fiammata ne investì volto, gli arti superiori e quelli inferiori”. Al momento del fatto, ha proseguito Rometti, “c’era ancora tensione nel cubicolo in cui l’operaio stava svolgendo la propria mansione”, nonostante avesse cercato “con metodologia non ortodossa” di scaricarla. “Tolse addirittura i fusibili con una procedura che non era necessaria” ha aggiunto.
Secondo la responsabile dell’Uopsal, quindi, Minozzo – che davanti a sé si sarebbe trovato “una situazione ingannevole” – lavorò a un cubicolo elettrico che, in quei drammatici istanti, “era in tensione anche se non avrebbe dovuto esserlo“, ma che soprattutto “non era a norma e non era conforme a quello richiesto”. Inoltre, sempre a proposito del quadro in questione, l’ispettrice Ausl ha sottolineato la presenza di un errore piuttosto grave, dal momento che, pur essendoci la necessità di isolarlo, qualcuno l’avrebbe ignorata, scrivendo un “no” nel documento di lavoro in cui veniva riportata questa esigenza.
A giudizio in tribunale a Ferrara ora ci sono Teodorico D’Agostino (project manager di Saipem e dirigente con delega alla sicurezza), Luigi Broggi (progettista di Saipem) e Francesco Giuseppe Rivetti (titolare della ditta Rivetti Elettroimpianti), mentre Gabriele Salici (capo cantiere) aveva scelto di patteggiare in una delle precedenti udienze.
Tutti devono rispondere delle lesioni subite dall’operaio.
Secondo l’ipotesi accusatoria sostenuta dal pm Ciro Alberto Savino, le lesioni nei confronti dell’operaio sarebbero derivanti dalla mancata attuazione delle norme di sicurezza, da un mancato controllo delle attività svolte dal lavoratore dipendente ma anche da un’errata progettazione dei lavori (affidati in appalto a Saipem e subappaltati alla Rivetti Elettroimpianti, che la Procura ha chiamato in giudizio anche come ente responsabile) che avrebbe esposto l’operaio a un rischio che doveva essere evitato.
La prossima udienza è fissata per il 23 maggio.
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