Dieci anni di reclusione. È quanto la sostituta procuratrice Stefania Leone della Procura di Enna ha chiesto per don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.
La richiesta è arrivata durante l’udienza di ieri (mercoledì 10 gennaio), al termine di una requisitoria durata quasi sei ore, in cui la pm ha ricostruito passo dopo passo le varie fasi del processo e le fonti di prova.
I fatti contestati al prete sarebbero avvenuti dal 2009 al maggio 2011. Gli atti di libidine e molestie sessuali, secondo l’unico ragazzo che ha avuto il coraggio di denunciare quanto accaduto, sarebbero accaduti all’interno della parrocchia, a scuola, in sagrestia, nel Grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione“, come scriveva il gip nell’ordinanza che portò all’arresto del sacerdote.
Sentito in aula davanti al giudice, rispondendo alle domande degli avvocati di parte civile, nelle precedenti udienze, don Rugolo aveva chiarito le accuse a lui rivolte, raccontando la propria versione dei fatti, spiegando e contestualizzando le vicende in cui era coinvolto.
Durante la seduta di ieri hanno fatto la loro arringa le parti civili. Vale a dire l’avvocato Eleanna Parasiliti, legale che assiste la vittima da cui è partita la denuncia e l’indagine a carico del sacerdote, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, la legale Irina Mendola per l’associazione Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e l’avvocato Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima.
La prossima udienza è stata fissata il 13 febbraio, quando discuteranno gli avvocati dei responsabili civili e il legale difensore dell’imputato, l’avvocato ferrarese Denis Lovison.
La sentenza è prevista il 5 marzo.
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