Cronaca
11 Gennaio 2024
Ieri (10 gennaio) udienza filtro del procedimento a carico del 73enne ingegnere ferrarese. Si torna in aula il 13 marzo, quando la fase dibattimentale entrerà nel vivo

Fallimento Magazzini Darsena. Circa cinquanta testimoni per il processo a Mascellani

di Davide Soattin | 2 min

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Entrerà nel vivo nella giornata di mercoledì 13 marzo la fase dibattimentale del processo a carico dell’ingegnere Roberto Mascellani, 73enne imprenditore ferrarese, oggi chiamato a rispondere del reato di bancarotta fraudolenta relativamente al fallimento dei Magazzini Darsena, di Partxco e di Sinteco.

Ieri (10 gennaio) davanti al collegio del tribunale di Ferrara – presidente Sandra Lepore con a latere i giudici Marco Peraro e Giovanni Solinas – si è svolta un’udienza filtro con cui sono stati ammessi una cinquantina di testimoni, circa trenta quelli citati dal pm Stefano Longhi e venti quelli invece dalla difesa.

Il processo è arrivato in aula dopo che, lo scorso 6 novembre, il giudice dell’udienza preliminare Danilo Russo aveva accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura, mentre la difesa dell’attuale imputato, rappresentata dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, ne aveva chiesto il proscioglimento.

Durante l’interrogatorio dello scorso maggio, Mascellani, considerato tra le altre cose uno degli imprenditori che ha segnato la storia recente di Ferrara nella prima decade degli anni Duemila, tra industria e sport, essendo stato anche presidente del Basket Club e riuscendo a portarlo in serie A1 dal 2008 al 2010, aveva risposto a tutte le domandenegando qualsiasi responsabilità e motivando di non aver mai commesso illeciti nello spostamento di finanze da una società all’altra.

Parallelamente collegata a questo procedimento, lo ricordiamo, è la questione relativa al maxi-sequestro avvenuto nel 2016 quando, durante le indagini sul fallimento dei Magazzini Darsena, società di cui Mascellani era amministratore delegato e fallita nel 2013, coordinati dalla Procura, gli uomini della guardia di finanza sequestrarono 4 milioni di euro in liquidità e titoli da conti riconducibili all’imprenditore.

Nel dettaglio, in quella circostanza, vennero sequestrati 700mila euro in titoli e 3,3 milioni suddivisi in 33 assegni.

Un provvedimento confermato qualche mese fa dal collegio del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni con a latere i giudici Alessandra Martinelli e Carlotta Franceschetti – che, sciogliendo la propria riserva, aveva respinto il ricorso presentato dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, inizialmente accolto dalla Cassazione che aveva annullato l’ordinanza del tribunale del Riesame.

A tal proposito, la vicenda tornerà nuovamente davanti alla Corte di Cassazione: la data da segnare sul calendario è quella del prossimo 20 febbraio.

 

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