Agata Christie scriverebbe che tre indizi costituiscono una prova! Ma cosa direbbe se gli indizi fossero decine. Anzi centinaia?
Nel caso di Comacchio purtroppo sono oltre 60 anni di indizi e le prove ormai non si contano. Perché sin dalla progettazione del nuovo ospedale di Comacchio, all’inizio degli anni ’60,si sono registrate manovre da parte dei reggenti del neo Ducato Estense di Ferrara tese ad ostacolarne la realizzazione.
Che fa il paio con la vicenda del Museo Archeologico nazionale di Spina con sede in Ferrara. Infatti non risulta che a Ferrara siano state rinvenute necropoli etrusche! Come se il Museo archeologico nazionale di Cerveteri fosse stato allocato a Roma o il Museo archeologico nazionale di Tarquinia collocato a Viterbo! Insomma si è trattato di uno scippo politico!.
Si ricorda alla folta truppa di smemorati che il San Camillo di Comacchio, inaugurato nel maggio 1970, è stato costruito con soldi propri della Comunità Comacchiese e non con quelli dello Stato a “sfondo perduto” e con appalti pilotati!7
Ebbene, la dott.ssa Calamai ha inviato ai ‘sudditi’ comacchiesi con il “combinato disposto” di auguri natalizi e calza della befana l’ennesima prova: manco a dirlo il taglio di prestazioni sanitarie presso il San Camillo di Comacchio!
Chi da mesi aveva già prenotato un’ecografia a Comacchio da farsi a gennaio è stato dirottato al S.Rocco di Ferrara senza nessuna spiegazione. Mentre dall’8 di gennaio, subito dopo la calza della Befana (che tempismo!), verranno eliminate due sedute settimanali di radiologia, Tac ed ecografie! E gli utenti comacchiesi? Sempre col cappello in mano a incentivare il “turismo sanitario”.
E i politicos autoctoni? Silenziosi come i prosciutti e troppo indaffarati con deroghe e varianti urbanistiche!
Praticamente un nuovo schieramento politico: il centro-sinistradestra!
Manrico Mezzogori, attivista della Consulta Popolare in difesa del San Camillo