Il 27 gennaio torna a Ferrara la musica di Leone Sinigaglia (Torino 1868-1944) il compositore italiano del primo Novecento che più di ogni altro seppe coltivare nel tessuto della musica italiana il lascito di Brahms e di Dvořák.
Il concerto si terrà alle ore 19 al Circolo Unione di via Lollio 15, per iniziativa di Gianluca La Villa e riporterà i presenti a un’epoca importante dell’Italia musicale.
Estraneo al mondo di Sinigaglia il riferimento a temi ebraici, come invece Bloch e Castelnuovo-Tedesco; interesse invece per i temi della musica popolare italiana, ripescata nelle sue “Vecchie Canzoni popolari del Piemonte”; avversione totale per la musica moderna tanto che se ne uscì agitando il bastone dalla sala da concerti dove suonavano un Quartetto di Bartók. Dopo che nel 2013 Laura Marzadori riprese da un oblio di 50 anni il “Concerto per violino e orchestra in la magg. op.20” di Sinigaglia, al Teatro Comunale, e dopo che l’Archos Quartett nell’ottobre 2018 presentò a Ferrara Musica tra l’altro il “Quartetto in re maggiore op.27” e le “Variazioni op.22 su tema di Brahms” realizzando su 2 cd Naxos l’intera opera di Sinigaglia per quartetto e trio, ecco ora nuove proposte dal duo dei fratelli Génot.
Alessandra Génot violinista e Massimiliano Génot pianista, finissimi interpreti di Sinigaglia, di cui già incisero per Brilliant Classics molte pagine, eseguiranno al Circolo Unione una serie di composizioni assai attraenti del maestro torinese, tra cui la “Sonata in sol maggiore op.44” suonata in prima assoluta da Arrigo Serato a Torino il 15 maggio 1933, con il pianista Sandro Fuga, lo stesso giorno in cui Achille Starace inaugurava lo Stadio Mussolini, e che valse al compositore l’ingresso nel 1936 come membro onorario nella Accademia di Santa Cecilia. Nel programma altri pezzi famosi come la “Rapsodia piemontese” dedicata a Dvořák e già nel repertorio di Fritz Kreisler e alcuni cammei dedicati alla violinista prodigio “angelo del violino” Teresina Tua (1866-1956), che dopo aver suscitato l’ammirazione di Wieniawski e di altri grandi dell’epoca si ritirò in clausura a Roma negli ultimi venti anni di vita, assumendo il nome di Suor Maria di Gesù. Il suo prezioso Stradivari del 1709 è ora nel patrimonio del Conservatorio di Torino, purtroppo chiuso e muto in un caveau bancario.
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