Gli avevano intimato di pagare oltre 19mila euro per saldare l’importo previsto dalla cartella esattoriale inviata a loro padre per il superamento della campagna lattiera di ventisette anni fa. Ma loro, fratello e sorella ferraresi, si sono opposti e, dopo aver portato la questione davanti al Tar dell’Emilia-Romagna, assistiti dall’avvocato Consuelo Bosisio, nelle scorse settimane, hanno ottenuto giustizia, vincendo il ricorso contro l’Agea e l’Agenzia delle Entrate di Ferrara.
La vicenda inizia l’8 novembre 2021, quando a entrambi – figli di un produttore di latte vaccino, che aveva cessato la propria attività nel 1997 – viene notificato l’obbligo di versare a testa 9.611,62 euro nelle casse dello Stato italiano per il superamento delle quote latte dell’annata 1996. Un avviso già notificato nel 2008 a loro padre, senza che quest’ultimo ne avesse provveduto al pagamento quando ancora era in vita.
Da qui, la decisione dei due di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale, chiedendo l’annullamento delle intimazioni a versare la somma richiesta, facendosi forti, tra le altre questioni sollevate, dell’errata quantificazione degli interessi richiesti insieme al prelievo supplementare, dell’intervenuta prescrizione del credito e dei cambiamenti relativi al ruolo di Agea che, nel frattempo, non aveva più il potere di riscuotere coattivamente il credito che era stato a loro richiesto.
Lo scorso 5 dicembre, i giudici della Seconda Sezione del Tar – presidente Ugo di Benedetto e consiglieri Umberto Giovannini e Alessandra Tagliasacchi – hanno accolto il ricorso, annullando le intimazioni di pagamento che i due fratelli avevano impugnato, condannando Agea e Agenzia delle Entrate a risarcire i due ricorrenti con 3.000 euro complessivi per quanto riguarda le spese di giudizio.
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