“Abbiamo ottenuto un briciolo di giustizia, ma nulla ci potrà restituire nostro padre“. È così che Francesca Verri, figlia di Valerio Verri, la guardia ecologica volontaria uccisa l’8 aprile 2017 nelle campagne del Mezzano da Igor il Russo, commenta la notizia del maxi-risarcimento da oltre 1,1 milioni di euro che la Provincia di Ferrara è stata condannata a pagare alla sua famiglia per la morte del padre.
“Non so cosa dire, non so da dove cominciare” esordisce. “La notizia l’ho ricevuta poche ore fa e devo ringraziare il nostro studio legale – afferma – che non ci ha mai abbandonato in questi anni. Hanno sempre creduto nel lavoro che stavamo e stiamo facendo”.
Tra una pausa e l’altra, Verri prende fiato e prosegue: “È da tempo che sapevamo che c’erano responsabilità legali e sono saltate fuori. Erano scritte nero su bianco. Chi doveva fare il suo lavoro non ha saputo farlo. Ma finalmente oggi ce l’abbiamo fatta a farle uscire dopo tanto tempo“.
La notizia è ovviamente ancora troppo fresca per decidere se destinare quella cifra a qualcuno o qualcosa, anche se qualche idea c’è già: “Mio padre era iscritto all’Ado e questo non lo dimentico. Vedremo più avanti cosa poter fare, se destinare una somma anche a loro. Ma ora sono in una bolla, devo ancora realizzare cosa sta succedendo“.
Sul maxi-risarcimento è intervenuto anche Gianni Michele Padovani, presidente della Provincia di Ferrara: “La Provincia fin dal primo momento si è affidata ad una pratica risarcitoria tramite compagnia assicurativa, che conduce in maniera autonoma la procedura avvalendosi dei propri legali, i quali valuteranno anche nel merito le motivazioni della sentenza una volta che saranno rese note. La Provincia non ha dunque motivo per accettare o opporsi a questa decisione, essendo la procedura affidata e gestita fin dall’inizio a livello assicurativo”.
“È indubbio – conclude – che la notizia riconduce il nostro pensiero a una vicenda traumatica e dolorosissima, innanzitutto per la perdita di una vita umana, per noi un valido, stimato e rimpianto collaboratore, oltre alla profonda sofferenza causata, anche interiormente, a un nostro agente“.
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