La Spal cerca la seconda vittoria, Parlato: “Troveremo il modo di far gioire Ferrara”
Dopo il successo all’esordio, i biancazzurri ospitano la Fortuna Fornovo a porte chiuse. Tornano Molossi Alì e De Grazia
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È ormai tempo di gran finale per la Giostra del Monaco, che si appresta a concludere l’edizione di quest’anno dopo undici giornate all’insegna della rievocazione e dell’intrattenimento
Tre giorni di prove gratuite, incontri, spettacoli e attività inclusive. In città anche Mattera, Zazzaroni e alcuni campioni dello sport ferrarese
Il quartiere Giardino si prepara a diventare per una settimana un grande spazio dedicato alle arti performative. Dal 7 al 13 settembre torna infatti GAD – Gesto Azione Drammaturgia, festival internazionale di teatro urbano e arti performative
Sarà Eleonora Costa a prendere il posto di Francesca Savini ed entrare nella Giunta comunale di Ferrara assumendo le deleghe ad Affari Legali, Cooperazione Internazionale, Elettorale, Statistica, Servizi informativi, Coordinamento grandi eventi, Digitalizzazione e Smart City
Dieci mesi ciascuno. È quanto ha chiesto ieri (7 dicembre) – al termine della propria requisitoria – il pm Ciro Alberto Savino per i tre sanitari di una casa di cura privata della città finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo in concorso per la morte dell’82enne Francesca Branchini, avvenuta il 9 settembre 2017.
La donna, che aveva accusato forti dolori all’addome, si era recata inizialmente all’ospedale di Cona. Qui le era stato consigliato un ricovero di osservazione, ma tornò a casa. Salvo poi tornare il giorno successivo, per il peggioramento della situazione, e venne ricoverata nella casa di cura, dove le venne diagnosticata una sub occlusione intestinale, con prescrizione di terapia farmacologia.
La situazione non migliorò, tanto che venne trasportata d’urgenza nuovamente a Cona, dove morì nel pronto soccorso circa mezz’ora dopo il suo arrivo.
L’ipotesi della Procura è che i sanitari della casa di cura abbiano sottovalutato i sintomi ed effettuato una diagnosi non corretta. Secondo i consulenti del pm, infatti, la donna stava soffrendo per una occlusione intestinale, e non per una sub-occlusione, così come anche gli stessi periti nominati dal giudice hanno confermato nella loro relazione, durante l’ultima udienza.
Oltre a comprovare l’errore di valutazione dello stato di salute della vittima però, nei loro accertamenti, i due esperti hanno anche appurato che la donna, durante la propria degenza, non sarebbe stata adeguatamente idratata, fino al sopraggiungere dell’infarto che l’avrebbe stroncata.
Inizialmente era stato indagato anche il medico del pronto soccorso, che è stato assolto in rito abbreviato.
Per i tre sanitari rimasti a processo, difesi dagli avvocati Claudia Pelà e Paolo Cristofori, la sentenza è attesa per il 30 gennaio.
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