Altra raffica di prescrizioni nel processo all’assessore-commercialista
Si sgonfia ancora di più il procedimento a carico di Ennio Bizzarri, 48 anni, commercialista e assessore al Bilancio di Vigarano Mainarda
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Quando hanno sentito le sirene delle pattuglie dei carabinieri, hanno ingranato la prima e lo hanno lasciato da solo, faccia a faccia con i militari, che gli hanno sbarrato la strada e lo hanno arrestato
Un'anziana signora di 88 anni deve rispondere dell'accusa di stalking per aver trasformato in un inferno la vita dei vicini di casa, una donna che convive con il figlio e il proprio cane in un'abitazione di Portomaggiore
Le tasse sul dottorato saranno abolite, la decisione è stata votata dal Consiglio Iuss e dal Consiglio degli Studenti dell'Università di Ferrara. Ora la palla passa a Senato accademico e Consiglio di amministrazione di Unife che dovrebbero renderla definitiva
C’è una saracinesca che si apre tutte le mattine dal 1966: è quella della Tabaccheria Malavasi, una delle prime attività commerciali di Santa Maria Maddalena, gestita dalla stessa famiglia da ben 6 decadi
Dieci mesi ciascuno. È quanto ha chiesto ieri (7 dicembre) – al termine della propria requisitoria – il pm Ciro Alberto Savino per i tre sanitari di una casa di cura privata della città finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo in concorso per la morte dell’82enne Francesca Branchini, avvenuta il 9 settembre 2017.
La donna, che aveva accusato forti dolori all’addome, si era recata inizialmente all’ospedale di Cona. Qui le era stato consigliato un ricovero di osservazione, ma tornò a casa. Salvo poi tornare il giorno successivo, per il peggioramento della situazione, e venne ricoverata nella casa di cura, dove le venne diagnosticata una sub occlusione intestinale, con prescrizione di terapia farmacologia.
La situazione non migliorò, tanto che venne trasportata d’urgenza nuovamente a Cona, dove morì nel pronto soccorso circa mezz’ora dopo il suo arrivo.
L’ipotesi della Procura è che i sanitari della casa di cura abbiano sottovalutato i sintomi ed effettuato una diagnosi non corretta. Secondo i consulenti del pm, infatti, la donna stava soffrendo per una occlusione intestinale, e non per una sub-occlusione, così come anche gli stessi periti nominati dal giudice hanno confermato nella loro relazione, durante l’ultima udienza.
Oltre a comprovare l’errore di valutazione dello stato di salute della vittima però, nei loro accertamenti, i due esperti hanno anche appurato che la donna, durante la propria degenza, non sarebbe stata adeguatamente idratata, fino al sopraggiungere dell’infarto che l’avrebbe stroncata.
Inizialmente era stato indagato anche il medico del pronto soccorso, che è stato assolto in rito abbreviato.
Per i tre sanitari rimasti a processo, difesi dagli avvocati Claudia Pelà e Paolo Cristofori, la sentenza è attesa per il 30 gennaio.
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