Cronaca
2 Dicembre 2023
Per i giudici, Dj Boogey era la "figura cardine" del cult Vikings/Arobaga: dava ordini, forniva protezione, si sceglieva i collaboratori, movimentava grosse partite di droga e dirigeva l'associazione criminale

Mafia nigeriana. Il dj che regnava sulla Gad

di Davide Soattin | 4 min

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Un soggetto di vertice del cult degli Arobaga/Vikings, ma soprattutto un costante punto di riferimento per tutti gli associati, non solamente nel territorio ferrarese, ma anche a livello nazionale. È riassumibile con queste poche righe l’identikit che il collegio del tribunale di Ferrara, nelle 288 pagine di motivazioni della sentenza per mafia nigeriana, fornisce per inquadrare Emmanuel Okenwa, in arte Dj Boogye, ritenuto la “principale figura” emersa nel corso del processo.

Condannato a 22 anni di carcere, a lui, capo del cult sgominato con l’operazione Signal dagli uomini della Polizia di Stato, i giudici attribuiscono “una evidente capacità di influenzare le dinamiche e gli accadimenti principali del gruppo criminale”. Nello specifico, il suo “interventismo” in occasione di diverse nomine di rilievo all’interno dell’associazione e al fine di risolvere le più importanti questioni interne ed esterne alla confraternita – si legge – ne fanno “una figura cardine“.

E infatti, secondo i giudici Sandra Lepore, Alessandra Martinelli e Andrea Migliorelli, Okenwa altro non era che una persona “a cui molti degli associati si rivolgevano per le varie problematiche di volta in volta insorte e che si adoperava per risolvere eventuali contrasti all’interno dell’organizzazione criminale, ricorrendo anche all’uso della forza. La sua autorità – prosegue il collegio – era dettata da un forte carisma e da una notevole risolutezza, oltre che per una appartenenza all’associazione consolidata da oltre 20 anni“.

Il ruolo da lui ricoperto era quello di F.F., un gradodi rilievo assoluto” e le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato che la “sua sfera di influenza si estendeva anche al di fuori del contesto ferrarese, rivestendo un ruolo di primo piano nelle nomine, in altri contesti territoriali, di rilevanti cariche come i Coordinator, vale a dire dei membri chiamati a dirigere il gruppo in una determinata provincia” e non solo. Era lui stesso a decidere le nuove affiliazioni e a scegliersi i collaboratori fidati, come nel caso degli spacciatori, chiamati sul campo a svolgere “una capillare” attività di vendita di sostanze stupefacenti, che costituiva la “principale fonte di reddito” dell’associazione.

Dj Boogye, che nel 2012 aveva suonato al Nigerian Party durante la Festa della Legalità organizzata dal Comune di Ferrara, suscitando successivamente lo sgomento del sindaco Alan Fabbri e del vicesindaco Nicola Lodi, per i giudici aveva acquisito anche un’autorevolezza che “era intimamente legata al timore verso di lui nutrito dai diversi connazionali, associati e non, dovuto al fatto che si trattava di una persona notoriamente pericolosa ed estremamente violenta“.

Inoltre, dall’ascolto delle intercettazioni finite nel processo, il ruolo di primario livello rivestito da Okenwa emerge anche dalla sua partecipazione alle riunioni dell’associazione e dalla forte preoccupazione per alcune vicende che avevano riguardato il cult in altre zone territoriali, a seguito delle quali venivano decise iniziative a protezione dell’esistenza del gruppo criminale. Una di queste, come si evince da una conversazione telefonica con Okoduwa Godspower, altro condannato, in cui lui stesso ordina dall’altodi far sparire tutto quello che c’era nel loro appartamento, prendendo quindi provvedimenti anche a Ferrara per evitare coinvolgimenti e distogliere l’attenzione degli inquirenti.

Una serie di altre telefonate hanno dimostrato poi la chiamata in causa di Okenwa nel prevenire i malumori tra gli associati e mantenere la calma all’interno del gruppo organizzato. Una “forza carismatica“, così viene definita dalla sentenza, che si ritrova anche da una ulteriore serie di chiamate nelle quali è lo stesso Boogey ad offrire protezione e assistenza a una serie di oggetti che a lui si rivolgevano dopo essere stati minacciati o quando si trovavano in difficoltà.

Spesso però i “contrasti e le problematiche insorte – sottolinea il tribunale – veniva risolte facendo ricorso alla violenza o all’intimidazione” proprio su sua stessa indicazione.

In conclusione, commentando la testimonianza in aula di una ballerina ferrarese che aveva lavorato con lui, i giudici concludono affermando che “nonostante non si dubiti delle abilità artistiche” di Boogye, le intercettazioni ascoltate in aula fanno “emergere un lato che rende assolutamente recessiva l’attività di dj, promoter commerciale e insegnante di afro beat” raccontati davanti al collegio dalla donna, e accertano che Okenwautilizzava metodi ben poco nobili, movimentava grosse partite di droga e dirigeva l’associazione criminale, all’interno della quale era in grado di raccogliere somme di denaro da inviare ad associati in difficoltà”.

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