Salute
30 Novembre 2023
Il 70% delle donne soccorse ha subito una violenza fisica e nel 60% l’ha propria subita in casa. Il punto con le Aziende Sanitarie e gli enti e associazioni ferraresi che si occupano del fenomeno

Violenza contro le donne, a Ferrara 134 casi in soli dieci mesi

di Redazione | 11 min

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“Quello che le donne non dicono” è il titolo convegno-spettacolo che si è svolto il 24 novembre alla Sala Estense di Ferrara. Istituzioni, professionisti sanitari, forze dell’ordine, operatori e mondo dell’associazionismo, insieme hanno voluto far conoscere la rete di servizi sanitari, sociali, istituzionali, giuridici a cui possono accedere le donne vittime di violenza. Un evento necessario per dare voce a “quello che le donne non dicono” e far sapere a tutti chi, e come, può aiutarle. All’iniziativa è stata dedicata una puntata speciale di Salute Focus Ferrara (format web a cura dell’Azienda Usl condotto da Alexandra Boeru) nella quale sono state raccolte le voci di alcuni dei protagonisti, ma anche le performance che hanno reso ancora più emozionante l’evento.

“Il fenomeno della violenza è purtroppo una realtà quotidiana, ha esordito facendo gli onori di casa Cristina Coletti, assessora alle politiche sociali del Comune di Ferrara, costantemente al centro di dibattiti, protocolli e iniziative, proprio come questa, incentrata sulla volontà di comprendere i segnali e le diverse manifestazioni di un abuso subito. Il sistema familiare è un universo molto complesso in cui non solo sono presenti sentimenti positivi, ma anche aspetti negativi come odio, violenza e sopraffazione. Non bisogna nasconderlo, perché è solo sviscerando i problemi che possiamo garantirci l’opportunità di sederci ai tavoli, fra istituzioni facendo rete e non risparmiare energie per risolvere i problemi della società. La prima chiave di uscita dal disagio è la consapevolezza. Parlarne con cognizione è la prima forma di difesa e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte”.

La violenza di genere, un fenomeno che riguarda tutti

“Noi all’interno delle aziende sanitarie ferraresi parliamo di genere e di gender gap, ha proseguito Monica Calamai, direttrice generale Ausl e commissario straordinario Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara, ovvero l’abisso che esiste a livello internazionale tra diritti e privilegi maschili e femminili. La problematica della violenza di genere, che ha una base culturale che ritroviamo in tutte le società, parte da un atteggiamento di mancato rispetto e di riconoscimento di uguale dignità dell’altro in tutte le sue forme. Non si tratta di un fenomeno localizzato, ma di un divario molto più ampio, che è alla base del ridotto progresso: il non coinvolgere le donne e il non dare pari dignità alle stesse è un limite molto forte”.

“La giornata di oggi, ha proseguito Calamai, vuole focalizzare l’attenzione anche su quello che noi aziende sanitarie facciamo costantemente attraverso il bilancio di genere, grazie a quella che è la certificazione di genere che dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno, un percorso che ha come intento quello di cambiare i paradigmi anche della struttura sanitaria. Sulla violenza di genere molta è l’attività fatta nell’arco degli anni anche in questa provincia e in questa regione, tant’è che c’è un fenomeno paradosso che è l’incremento delle denunce e degli accessi nei Pronto Soccorso per atti di violenza, in quelle regioni che negli anni hanno lavorato sodo e costruito una solida rete fatta dal sistema sanitario, dalle associazioni, dalle procure, dalle questure, dai centri anti violenza, i centri per uomini maltrattanti. Tutto questo sta creando cultura, e porta sempre più donne a non aver paura di denunciare. È innegabile che sia necessario un percorso di prevenzione e di formazione culturale a partire dalle scuole di ogni ordine e grado. Il Ddl che è stato recentemente approvato all’unanimità è uno strumento perfettibile ma molto importante, mentre la convenzione di Istanbul ci deve fare da guida, per le donne e l’intera popolazione. La violenza di genere, ha concluso Calamai, è un problema che riguarda la società intera e dobbiamo prenderne atto e farcene carico”.

L’importanza della formazione 

“La formazione è il nodo principale, specifica Rosa Maria Gaudio, direttrice Uoc Interaziendale gestione del rischio clinico e centro strategico Unife medicina di genere, per tutta la popolazione e soprattutto per i giovani, per raggiungere una consapevolezza adeguata in merito non solo alla violenza di genere, ma anche ai cambiamenti che stanno avvenendo all’interno della nostra società.  La formazione parte dalla famiglia e naturalmente dalla scuola. Da un punto di vista universitario, la formazione trasversale in tutti i dipartimenti degli Atenei, non solo quelli di medicina ma di tutte le facoltà, è fondamentale per portare l’attenzione alla violenza di genere, e far capire l’evoluzione del fenomeno. L’obiettivo che deve prefiggersi l’università e l’intera società è far capire che occorre comprendere, conoscere e responsabilizzarsi. E la responsabilità deve essere condivisa da tutta la popolazione. E allora avanti con l’informazione e una comunicazione adeguata, senza lasciarsi avviluppare da una dispersione di informazioni non veritiere e inadeguate, creando un circolo virtuoso e trasversale”.

I numeri della violenza, la punta dell’iceberg

“Nel 2021, in Italia, sottolinea Carlo Alberto Volta, direttore Dipartimento di emergenza Ausl Ferrara, i ricoveri delle donne vittime di violenza in Pronto Soccorso sono stati 11.771, per un totale di 12.780 accessi, quindi vuol dire che queste donne sono venute anche più volte in Pronto Soccorso per lo stesso problema. La quota di accessi in Pronto Soccorso per 10.000 accessi totali in costante aumento, non necessariamente questo è un dato negativo, nel senso che probabilmente si sta denunciando di più e questo è un dato molto positivo, però sicuramente nel tempo non sono diminuiti. Le donne più colpite sono quelle che hanno un’età che va dai 18 e 34 anni, non che le altre siano meno colpite, ma un pochino di meno. I tassi di accesso delle donne straniere sono più del doppio di quelle italiane, punto saliente della nostra attuale situazione generale politica. In Emilia Romagna, nel triennio 2018-2020, ha registrato 1.919 accessi”.

“Quest’anno, nei primi dieci mesi dell’anno – sottolinea invece Isabella Pazzi dirigente medico medicina di Emergenza-Urgenza di Cona134 donne hanno riferito aggressioni in ambito familiare o da conoscenti. In tutti i casi si trattava di violenze o maltrattamenti reiterati. Per tanto tempo, queste donne non hanno avuto la forza o il coraggio di dirlo, quindi noi ci proponiamo di ascoltarle e di dare loro una base di partenza. Noi vediamo solo il momento acuto, quindi dobbiamo cercare di costruire insieme a loro un percorso che le aiuti a uscire dalla violenza e a non doverlo fare da sole. Noi facciamo solo la parte iniziale, quella sanitaria, trattiamo le lesioni, ed emettiamo referti per l’attività giudiziaria, poi intervengono tutti gli altri membri della rete anti-violenza, ciascuno in base alle proprie competenze. Forniamo anche la possibilità di un ricovero di breve durata, a scopo di sollievo. Dovremmo avere la capacità, durante il colloquio, di riuscire a mettere in luce tutte le cose che non vengono dette, ci sono degli indicatori della violenza, segni che possono far pensare che quella donna si trova in una situazione di maltrattamento, come accessi ripetuti al Pronto Soccorso, storie che non collimano con le lesioni riportate, stati di ansia, atti di autolesionismo, cefalee o dolori addominali che non si spiegano. Quando una donna accede al Pronto Soccorso, non viene forzata in alcun modo, ma anzi viene informata e soprattutto mai lasciata sola”.

“Nell’ultimo anno – ha specificato Isabella Curti, infermiera 118 Ausl Ferraradelle 137 donne che abbiamo soccorso il 70% ha subito una violenza fisica e nel 60% l’ha propria subita in casa, quindi possiamo parlare prevalentemente di violenza domestica. Il 118, proprio per la caratteristica che ha di entrare nelle case della gente, nell’intimo delle persone, spesso può intercettare storie di vittime di violenza, che sono però celate. Per questo motivo abbiamo pensato ad una procedura operativa specifica, dotando i mezzi di soccorso di materiale aggiuntivo per facilitare il lavoro di riconoscimento delle storie di violenza, ed è stato fatto un corso di formazione ad hoc”.

La violenza nascosta, come riconoscerla

“La violenza attraversa la nostra società e tutte le nostre comunità. La violenza estrema, sottolinea Rachele Nanni, direttrice Uoc psicologia clinica e di comunità Ausl Ferrara, è solo la punta dell’iceberg, molto più frequentemente si tratta di una violenza silenziosa, sotterranea, non vista, non perché sia meno grave o meno importante, ma perché è meno percepita e riconosciuta, qualche volta anche dalle vittime stesse che la subiscono quasi come se fosse un destino scontato. La violenza che noi incontriamo in sanità, viene svelata quasi sempre attraverso altre motivazioni, magari in seguito ad una visita ginecologica, o un controllo in gravidanza. Tutti questi aspetti necessitano di un’alleanza forte fra la vittima e quello che noi chiamiamo il testimone, per creare un percorso di riconoscimento, per recuperare la propria individualità. Nella violenza noi abbiamo sostanzialmente tre interlocutori: l’autore della violenza, cioè colui che agisce una prevaricazione, colei che subisce la violenza, e i testimoni, cioè la collettività, la comunità, che assiste alla violenza in maniera più o meno chiara, più o meno diretta. Una violenza, un abuso, non ci può lasciare indifferenti. Quello che vogliamo fare con gli ambulatori psicologici dedicati alle donne vittime di violenza nelle Case della Comunità è porci come ascoltatrici non giudicanti, accompagnatrici di un percorso attraverso il quale la donna possa rendersi conto dei propri bisogni e desideri e recuperare la propria soggettività e autonomia.”

Una rete di professionisti composta anche da Davide Tresoldi, infermiere 118 Ausl Ferrara, Paola Castagnotto e Angela Gamberini del Centro Donna e Giustizia e Angela Mambelli, Servizio Sociale area tutela minori Asp di Ferrara che, ciascuno per la propria parte di competenza, rappresenta per le donne vittima di violenza una possibilità per uscirne.

Figure professionali e istituzionali che lavorano in sinergia e collaborazione e che, in questo caso più di altri, sono indispensabili per limitare i danni e per salvare letteralmente delle vite. La violenza perpetrata dagli uomini nei confronti delle donne si previene, si contrasta, si cerca di risolvere partendo proprio da loro, dagli uomini, grazie non solo all’intervento delle forze dell’ordine, ma anche e soprattutto a centri come Liberiamoci dalla Violenza dell’Ausl di Ferrara o il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti.

Gli strumenti della giustizia 

“L’Italia ha un quadro normativo molto sufficiente per affrontare il fenomeno della violenza di genere, spiega Sergio Russo, primo dirigente Ps e dirigente divisione anticrimine della Questura di Ferrara, per cui viene effettuato un contrasto da più fronti, quello penale e quello dell’ammonimento, per esempio. Nelle condotte di stalking, o nelle condotte di violenza domestica, che possono essere lesive e violente nei confronti della parte offesa, l’autorità di polizia, l’autorità provinciale di pubblica sicurezza, il questore, possono avviare dei procedimenti che terminano con il provvedimento di ammonimento. Il maltrattante viene redarguito sulle condotte a non continuarle, a non perseverarle, pena il cambiamento della procedibilità dei reati che non son più a querela ma diventano d’ufficio”.

Il lavoro sugli uomini maltrattanti 

“L’obiettivo dei centri Ldv, spiega Matteo Pio Ferrara, psicologo clinico Centri Ldv Ausl Ferrara, è quello di mettere in protezione donne e bambini attraverso il lavoro sugli uomini maltrattanti che hanno agito comportamenti violenti all’interno della propria relazione di intimità, quindi tra le mura domestiche. L’accesso al centro Ldv avviene in modo volontario o su invio di altri servizi dell’azienda USL di Ferrara. Inizialmente si lavora sui comportamenti violenti rintracciando tutte le forme di violenza, da quella psicologica, a quella fisica, latente, economica e sessuale. La seconda fase riguarda l’aspetto della responsabilità, quindi l’uomo comprende che tra il pensiero e l’agito esiste un lasso di tempo, quindi ha la possibilità di scegliere come agire. La terza fase è la fase in cui si lavora sulla storia dell’uomo. La quarta fase è quella più o meno conclusiva in cui l’uomo dovrebbe riuscire a comprendere le ricadute dei suoi agiti violenti sulla partner o ex partner, cercando di sviluppare empatia. Dopo un anno, o un anno e mezzo di percorso insieme, facciamo dei monitoraggi sulla persona, a 6, 12 e 24 mesi”.

“L’arrivo ai Centri Ldv è cruciale perché ovviamente la situazione migliore è quella di uomini che sentono il problema e si rivolgono spontaneamente al centro. Il problema, fa presente Cristina Meneghini, responsabile Uos Psicologia cure primarie Ausl Ferrara, è che questa è una percentuale molto limitata. La nostra sfida pertanto è quella di trovare le leve giuste di motivazione ma anche ingaggio per far sì che gli uomini modifichino questa motivazione da esterna ad interna. Ricordiamo che c’è differenza tra conflitto e violenza, quest’ultima implica l’imposizione del potere di qualcuno su qualcun altro, ed essere detentori del potere significa poter scegliere. Una donna può essere anche provocatoria, ma l’uomo può scegliere cosa fare di queste provocazioni, reagire fisicamente perché è più forte, reagire togliendo le soldi perché ne ha di più, reagire con le minacce e con i divieti perché se lo può permettere, e questo non c’entra proprio”.

“Noi cerchiamo di dare parole agli uomini ma anche corpo, spiega Michele Poli, presidente Cam Ferrara, per permettere loro di imparare a sopportare il dolore e a gestirlo. Il contrario della violenza non è la non violenza ma la cura, quindi gli uomini devono imparare a prendersi cura di loro stessi e degli altri. Deve essere chiaro che noi accogliamo tutti gli uomini, non solo quelli violenti. Tutto gli uomini dovrebbero fare un percorso per sviluppare le capacità relazionali, perché culturalmente non ci vengono insegnate e questi sono percorsi di felicità in cui gli uomini imparano ad essere più felici, più attivi, dei buoni compagni e dei buoni padri. Dal piccolo giovamento al grande, quasi tutti migliorano se iniziano il percorso, anche gli uomini possono cambiare”.

Una giornata partecipata non solo da chi ha parlato, cantato e ballato, da chi ha recitato e da chi ha ascoltato, ma anche dai nomi delle donne vittime di femminicidio e dagli indumenti rossi posti sulle balconate e sopra le sedute nelle prime file lasciate libere apposta perché questa iniziativa è stata anche soprattutto per loro e per tutte coloro che non faranno la loro stessa fine.

La puntata è visibile sul canale You Tube Ausl Ferrara a questo link https://youtu.be/WvXs6EBsMgM, sul canale You Tube di Estense.com a questo link https://youtu.be/CC5C9gaaobo?si=5tofiHPcc9qsPCAX e sulle seguenti pagine Facebook: Azienda Usl Ferrara, Azienda Ospedaliero Universitaria S. Anna, Comune di Ferrara, Comune di Cento, Comune di Copparo, Comune di Codigoro, Comune di Bondeno, Ferrara Focus, Estense.com.

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