Cronaca
29 Novembre 2023
La sorella Donata: “Ci hai rappresentato e aiutato per arrivare alla verità e alla fine hai venduto Denis perché non hai avuto la ribalta nel processo”

Caso Bergamini. Il medico legale della famiglia di Denis diventa teste della difesa

di Redazione | 5 min

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“Grazie prof. Ricci. Ci hai rappresentato e aiutato per arrivare alla verità e alla fine hai venduto Denis perché non hai avuto la ribalta nel processo per il quale non ti abbiamo chiamato perché non vi era necessità”. Sono le parole forti che usa su Facebook Donata Bergamini per commentare il fatto che il medico legale che la sua famiglia aveva a suo tempo incaricato per far emergere la verità, ora sia in aula come teste della difesa di Isabella Internò.

Si apre subito con il botto, infatti, la nuova udienza in Corte d’Assise a Cosenza nel processo Bergamini, il calciatore del Cosenza morto il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico. L’avvocato di parte civile Fabio Anselmo ha chiesto che uno dei due testi di giornata, il professore (ex ordinario di medicina legale all’università di Catanzaro) Pietrantonio Ricci, non venisse ascoltato.

Ricci, che aveva svolto alcune consulenze per conto della famiglia Bergamini a seguito dell’incidente probatorio del 2017 (e aveva parlato di “schifezze” all’interno della vicenda, per concludere che il calciatore ferrarese venne prima soffocato e poi schiacciato dal camion), era stato ammesso nella lista dei testimoni lo sorso 25 ottobre 2021 ma poi non era stato ascoltato perché la sua deposizione era stata considerata ormai ininfluente in quanto gli eventi relativi a quell’episodio erano stato ritenuti cristallizzati. Lo scorso 17 novembre 2023 la difesa di Isabella Internò ha però depositato alcune consulenze dello stesso Ricci, diventando quindi anche consulente della difesa.

Anselmo, che ha richiamato anche una sentenza della Cassazione del 2016, ha definito inutilizzabili e inammissibili le consulenze prodotte da Ricci per la difesa.

“Ricci – ha spiegato il legale – non è mai stato revocato come consulente da Donata Bergamini (sorella di Denis, ndr) né lui ha rinunciato all’incarico, quindi al momento risulta consulente della parte civile e della difesa. Un caso più unico che raro. La sua testimonianza avrebbe un carattere incriminante – ha continuato Anselmo”.

Ricci, ha rivelato sempre Anselmo, è stato denunciato alla procura di Castrovillari che ha girato la procedura alla procura di Cosenza per competenza territoriale. Anche il pm Luca Primicerio ha chiesto che Ricci non venisse ascoltato come consulente e testimone. Di parere opposto gli avvocati della difesa Rossana Cribari e Angelo Pugliese. “Ricci era già stato ammesso come teste, perché oggi non dovremmo sentirlo?” ha sottolineato Cribari che ha evidenziato come il professore, pur essendo stato denunciato, al momento non risulta indagato. Pugliese ha sottolineato come l’escussione del teste potesse essere utile al fine di pervenire alla verità dei fatti.

Dopo una lunga camera di consiglio, la Corte, presieduta da Paola Lucente, ha deciso di non ammettere nel procedimento in corso le consulenze del prof. Ricci fornite alla difesa ma di ascoltare lo stesso solo in qualità di testimone qualificato in merito alla vicenda dell’incidente probatorio.

Nella sua lunga escussione Ricci  alle domande dell’avvocato Pugliese risponde che “io sono e mi sento ancora un consulente della famiglia Bergamini e mi sarei aspettato di essere convocato come testimone per dire la mia sulla vicenda”.

In merito agli esami con la glicoforina effettuati sul corpo di Denis dopo la riesumazione del 2017 sostiene che “il problema della glicoforina è che da sola non la si può considerare in termini di assoluta certezza. Può essere un indicatore di vitalità delle lesioni se affiancato da altri elementi scientifici. La putrefazione del cadavere e gli anni trascorsi possono incidere sui risultati. Non esiste un unico indicatore che possa fornire certezza assoluta in termini di vitalità”.

Sulle conclusioni alle quali giunse il collegio peritale composto dai medici legali Crisci, Neri e lo stesso Ricci dopo l’incidente probatorio, che individuavano come causa della morte di Denis l’asfissia meccanica violenta e che indicavano le lesioni al bacino non come causa dello stesso decesso, afferma: “Ritengo che le conclusioni del collegio peritale abbiano serio fondamento. Le ho sempre ritenute tali perché, in qualità di consulente delle parti civili erano funzionali all’apertura di un processo che un caso come quello di Denis meritava”.

La presidente di Corte, Paola Lucente, chiede chiarimenti a proposito: “Ritenne le conclusioni del collegio peritale valide per la tesi delle parti civili e quindi per giungere a processo o le ha valutate scientificamente corrette?”. Ricci scansa ogni equivoco: “Ero assolutamente convinto della correttezza scientifica di quelle conclusioni e non ho mai ricevuto pressioni da parte della famiglia Bergamini o del loro legale. Penso ancora che gli elementi raccolti fossero più che sufficienti per giungere a quelle conclusioni la cui bontà non ho mai messo in discussione”.

Il pm insiste sulle cause del decesso di Denis e Ricci: “Non c’è alcun dubbio che il corpo presentasse un’asfissia meccanica violenta”.

L’avvocato di parte civile Anselmo legge in aula una mail inviatagli dallo stesso Ricci dopo l’incidente probatorio nella quale lo stesso scrive tra le altre cose che “emerge la certezza scientifica di un’asfissia meccanica violenta e che Denis al momento del sormontamento da parte del camion fosse già morto”. Anselmo chiede a Ricci se ritiene ancora valide queste conclusioni e Ricci conferma quando scritto nella mail.

Anselmo gli chiede, poi, come mai sia finito nella lista dei testimoni della difesa. “Non mi era mai successo in tanti anni di essere convocato come testimone dalla controparte – è la risposta -. Trovandomi a disagio e non sapendo cosa fare, oggi mi rendo conto che forse avrei dovuto chiamarla. Ho pensato di scrivere all’avvocato Pugliese alcune mie note in merito a ciò che avrei potuto dire in aula”.

Il contenuto di queste note inviate alla difesa della Internò non è stato reso noto in quanto le stesse non sono state ammesse dalla Corte.

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