Cronaca
29 Novembre 2023
Insieme a loro faranno lo stesso Aldino Cavallina, Davide Grandis e Sandro Mantovani, che saranno risentiti il 27 febbraio. Più avanti toccherà all'ex sindaco, al suo vice e all'ex presidente di Ferrara Fiere

Fiera bis. Tagliani, Modonesi e Parisini chiedono di essere nuovamente interrogati

di Davide Soattin | 5 min

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Sei degli otto imputati nel secondo filone dell’inchiesta su Ferrara Fiere, accusati a vario titolo di truffa in erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, corruzione e addirittura pericolo di un disastro, saranno nuovamente interrogati, come da loro stessi richiesto durante l’udienza preliminare di ieri (martedì 28 novembre) al terzo piano del tribunale di Ferrara.

I primi che torneranno a parlare davanti al gup e al pm Ciro Alberto Savino saranno Aldino Cavallina, dipendente di AeC, il progettista dell’appalto Davide Grandis, e Sandro Mantovani, consigliere delegato di AeC, con l’udienza fissata il 27 febbraio, mentre a seguire toccherà all’ex sindaco Tiziano Tagliani, al suo vice Aldo Modonesi e l’ex presidente della fiera Filippo Parisini.

Diversamente, né Gian Domenico Leprini, consulente impiantistico di Aec, né il presidente della società Stefano Zaccarelli, anche loro a processo, hanno chiesto di essere di nuovo ascoltati.

Al centro dell’inchiesta ci sono quasi 5 milioni di euro elargiti dalla Regione Emilia-Romagna per la ristrutturazione dei padiglioni fieristici e dei danni strutturali subiti con il terremoto del 2012.

Ma il problema è che quei danni, secondo la Procura, non c’erano mai stati. E qui entra in gioco l’ingegner Grandis, dello studio Mezzadringegneria. Sarebbe stato lui, secondo il pm Savino, a redigere una falsa perizia giurata per attestare danni in realtà inesistenti (da qui l’imputazione di falso in atto pubblico).

Il “mandante” sarebbe stato Parisini che, tra i diversi reati di cui è accusato, deve rispondere di abuso d’ufficio perché, dal dicembre 2014 in poi, avrebbe procurato a Grandis un ingiusto profitto affidandogli senza alcuna gara l’incarico di progettazione e direzione lavori. Grandis guadagnerà oltre 350mila euro più iva che gli verranno dati dalla Regione.

Grandis deve poi difendersi dall’accusa di falso per la perizia giurata e per aver attestato di aver effettuato numerosi sopralluoghi subito dopo il sisma. Cosa non avvenuta.

Vengono poi quelli che Savino ritiene i grandi manovratori. Parisini e Tagliani vengono definiti gli “ideatori dell’operazione“. Il cervello di tutto. E di cervello ce n’era bisogno per orchestrare – seguendo l’impianto accusatorio – la presunta maxi truffa.

Il Comune aveva già ottenuto l’inserimento del quartiere fieristico nel “piano opere pubbliche” della Regione. Era già previsto – grazie al cd sistema “Fenice” – l’arrivo di un finanziamento a fondo perduto per l’adeguamento sismico degli immobili. Si trattava di 1,5 milioni per lavori preventivati per 3,3 milioni. Quei 3,3 milioni, in seguito ad osservazioni formulate dal Comune di Ferrara, diventano 5,9. Togliendo il contributo regionale, il Comune doveva affrontare una spesa di 4,4.

Cosa succede? Parisini e Tagliani avrebbero trovato il modo di far pagare tutto a viale Aldo Moro. Serviva un escamotage per abbandonare la procedura “Fenice” per una più lucrosa, la procedura “Sfinge”, riservata alle imprese e agli immobili destinati all’esercizio di attività produttive. Bisognava però provare l’esistenza di danni strutturali causati dal terremoto tali da causare l’interruzione dell’attività produttiva.

E qui scende in campo la presunta falsa perizia di Grandis: accerta danni che in realtà non esistono. Ma non basta. Parisini e Tagliani firmano una convenzione tra Fiera e Comune, con efficacia retrodata all’anno precedente, in base alla quale Ferrara Fiere si assumeva l’onere di tutte le spese di manutenzione del quartiere fieristico, incluse quelle di ristrutturazione post sisma. In questo modo cambiava il soggetto destinatario del contributo: non più il Comune ma l’ente Fiera. Detto fatto: Parisini può presentare domanda di accesso al contributo “Sfinge”. Ed ecco che arriva il contributo, non dovuto secondo la procura, di 4,9 milioni dalla Regione.

Serviva poi qualcuno che effettuasse i lavori. E qui Parisini, Grandis, Cavallina, Zaccarelli, Mantovani, Leprini e Modonesi sarebbero incorsi nella turbativa d’asta. L’obiettivo era far vincere al ditta AeC. Vedremo dopo il perché.

Parisini e Grandis fanno avere anzitempo (nell’ottobre 2016) il capitolato d’appalto a Cavallina, che lo gira ai tecnici di AeC. Non solo, al dipendente della ditta edile vengono concessi dieci sopralluoghi per avere contezza dei lavori da fare. Alle altre eventuali concorrenti ne spettava uno solo. Con lui Parisini e Grandis avrebbero concordato le migliorie da proporre per ottenere un punteggio aggiuntivo in sede di aggiudicazione a scapito dei concorrenti. Migliorie delle quali non venne poi pretesa la completa attuazione, anche se Grandis ne avrebbe attestato la regolare esecuzione.

Per facilitare ulteriormente la ditta amica sempre Grandis fa avere il 3 novembre 2016 a Cavallina e Leprini il documento, da lui redatto, sulle migliorie relative alle voci del capitolato d’appalto, anticipando così quali criteri sarebbero stati tenuti in considerazione in sede di gara.

A questo punto Cavallini, Leprini, Mantovani e Zaccarelli sono in grado di presentare un’offerta estremamente superiore a quella dei concorrenti, sia per il ribasso di base d’asta che per l’entità delle migliorie. E infatti il 10 marzo 2017 AeC si aggiudica l’appalto.

Perché favorire AeC? Secondo il pm, Modonesi – in questo caso accusato di corruzione – avrebbe avuto da Cavallina (imputato a sua volta qui come corruttore) per conto della ditta 12mila euro, versati come sottoscrizione all’Ente Palio, delega rientrante in quelle dell’allora assessore.

Per Parisini c’è una seconda accusa per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Qui in concorso con l’onnipresente Grandis e i vertici di AeC. I lavori vengono dichiarati finiti, quando non era nemmeno stato realizzato un terzo delle migliorie. Sarebbe stata predisposta una rendicontazione infedele. La prepara Grandis, che manda ala Regione una richiesta di liquidazione di 3 milioni e 947mila, anziché i previsti 3 milioni e 572mila.

L’ultimo capo di imputazione grava ancora sulle spalle di Parisini. L’allora presidente avrebbe omesso, dal maggio 2016 al dicembre 2019, di dotare la Fiera di un impianto antincendio funzionante. Considerando che ogni anno i suoi padiglioni ospitavano circa 20 manifestazioni, capaci di portare dalle 3mila alle 25mila persone), la sua inedia sarebbe colpevole di pericolo di un disastro o di un infortunio sul lavoro.

 

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