Il Tar dell’Emilia-Romagna ha respinto il ricorso di due tifosi spallini contro i cinque anni di Daspo emessi nei loro confronti dalla questura di Ferrara per il principio di scontro, poi non concretizzatosi, con alcuni membri della tifoseria del Parma, prima della gara di Serie A del 5 ottobre 2019, giocata al Paolo Mazza.
I due facevano parte del gruppo di circa trenta tifosi che, prima del derby emiliano, dopo essersi radunati nei pressi dello stadio, si erano diretti verso un gruppo di tifosi parmensi che avevano parcheggiato i loro mezzi al di fuori dell’area di parcheggio riservata agli ospiti, con l’obiettivo di dare vita “a uno scontro – scrivono i giudici – che è stato evitato solo per il tempestivo intervento della Digos, che si è frapposta tra le due compagini”.
“Sebbene ai due ricorrenti – si legge nella sentenza con cui è stato rigettato il ricorso – non sia stato contestato alcuno specifico comportamento violento, né di essere tra coloro che portavano il volto parzialmente travisato o erano armati con catene e cinture“, agli stessi venne comunque notificato un Daspo di cinque anni, oltre che la prescrizione dell’obbligo di
personalmente in questura durante le giornate in cui si svolgono le gare della Spal, all’inizio e al termine delle partite.
Una misura, quest’ultima, che non venne però convalidata dal gip. Proprio questo aspetto ha spinto gli avvocati Giovanni Adami e Andrea Ferrari, legali dei due tifosi, a presentare il ricorso, sottolineando un “eccesso di potere per travisamento dei fatti, nonché insufficienza e contraddittorietà della motivazione anche per difetto di istruttoria in relazione alla condotta specifica posta in essere dai ricorrenti”.
Secondo il Tar però “il ricorso in esame si appalesa come infondato“. Questo perché – si legge – “i provvedimenti impugnati imputano agli odierni ricorrenti di aver tenuto un comportamento idoneo a turbare l’ordine pubblico in occasione della manifestazione sportiva, avendo determinato la necessità di un intervento delle forze di pubblica sicurezza, di per sé legittimante il Daspo“. “Tali condizioni di pericolo – prosegue il tribunale – possono ravvisarsi a prescindere dal fatto che l’intervento delle forze dell’ordine abbia impedito il degenerare della situazione, potenzialmente pericolosa per la sicurezza pubblica, come accaduto nella fattispecie”.
Nel caso in specie, dunque, il muoversi di un gruppo di circa trenta persone che avrebbero dovuto essere rivolte verso l’ingresso dello stadio nella direzione opposta, andando incontro alla tifoseria della squadra avversaria, risulta essere stato “ragionevolmente e logicamente qualificato – scrive il Tribunale Amministrativo Regionale – come fonte di pericolo per la sicurezza, a prescindere dal fatto che la potenziale pericolosità sia stata disinnescata dal pronto intervento delle forze dell’ordine. Situazione di pericolosità che pare essere stata ragionevolmente ravvisata nella fattispecie, tanto più considerato che i due ricorrenti – specifica in conclusione – risultano essere gravati da precedenti specifici, essendo già stati assoggettati a Daspo precedentemente, uno nel 2017 e l’altro per ben tre volte, nel 2003, nel 2007 e nel 2009″.
Per quei fatti risalenti al 5 ottobre 2019, la questura aveva notificato 11 Daspo agli spallini: 8 erano di durata di un anno, 3 invece, essendo destinati a soggetti recidivi, avevano durata di 5 anni. Per i parmensi, 2 dei 9 Daspo erano di durata quinquennale.
Secondo la ricostruzione effettuata dalla questura, un gruppo di circa cinquanta tifosi parmensi riuscì a superare il sistema di filtraggio messo in campo dalle forze dell’ordine ai caselli autostradali e si avvicino, con auto e minivan, in zona via Bianchi-via Giovannelli, anziché nel parcheggio attiguo alla curva ospiti del Mazza. La loro presenza avrebbe allertato un gruppetto di circa trenta tifosi della Spal, esponenti della Curva Ovest, che sebbene fossero ormai prossimi a tornelli per l’ingresso allo stadio, sarebbero tornati indietro, dirigendosi poi verso i nemici della tifoseria avversaria. Sollecitata dalla centrale operativa, a sua volta allertata da alcuni residenti, una vettura della Digos si sarebbe posta i due gruppi per evitare lo scontro fisico che, almeno secondo quanto aveva affermato la questura, sarebbe certamente avvenuto dato che sono stati notati soggetti armati di catene, cinture impugnate dal lato fibbia e diversi con il volto coperto.
All’indomani dei provvedimenti presi dalla polizia, la Curva Ovest – in un comunicato – parlò di “non fatti” per descrivere quanto accaduto.
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