Cronaca
12 Novembre 2023
Tre persone incappucciate hanno aggredito un anziano di 83 anni sotto gli occhi della moglie 80enne. In casa con loro il figlio che ha fatto fuggire gli aggressori: "Hanno messo le braccia intorno al collo e la mano alla bocca a mio padre, poi l'hanno buttato a terra"

Assaltano a volto coperto una casa a Porporana. “Pensavamo di essere fatti prigionieri”

di Davide Soattin | 4 min

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Porporana. “Abbiamo rischiato di essere fatti prigionieri in casa nostra“. A parlare, con la consapevolezza di chi sa che quanto accaduto gli sarebbe potuto costare un prezzo più alto da pagare, è il figlio 52enne che vive insieme alla coppia di anziani, lui 83 anni e lei 80enne, proprietari della casa presa d’assalto da tre uomini incappucciati e col volto coperto, durante la serata di giovedì 9 novembre, nelle campagne di Porporana.

Sono da poco passate le 19.40, quando qualcuno, sotto la pioggia battente, suona insistentemente al campanello dell’abitazione. “Dalla porta di casa al cancello – racconta il figlio – ci sono circa venti metri. Mio padre si è affacciato come fa sempre per vedere chi avesse bisogno e, quando ha visto che non c’era nessuno, si è voltato e ha fatto per tornarsene dentro. In quel momento però sono spuntate da dietro l’angolo due persone col viso coperto. Uno gli ha messo un braccio attorno al collo e la mano sulla bocca. Poi entrambi, credo fossero extracomunitari, lo hanno buttato a terra“.

Inerme, da dentro casa, la moglie assiste alla scena e si mette ad urlare. “Ero in bagno – prosegue – e mia mamma ha iniziato a chiamarmi. Mi sono così precipitato nel corridoio e me li sono trovati davanti. Uno di loro era a mezzo metro da mia madre e fortunatamente non l’hanno toccata. Appena mi hanno visto sono scappati a piedi, filandosela dalla parte della casa in cui c’è un angolo buio, in direzione dei frutteti. Poi, una volta uscito, mi sono reso conto che per entrare avevano tagliato parte della recinzione che divide la nostra proprietà dalla campagna”.

“Penso che uno di loro, lo stesso che ha suonato al campanello, sia rimasto a fare da palo sulla strada. Gli altri due invece hanno agito entrando lateralmente” aggiunge, cercando di ricostruire le modalità in cui è avvenuta l’aggressione. “Non erano armati e non hanno portato via nulla – sottolinea – perché proprio non hanno avuto il tempo materiale per farlo”. Il 52enne conclude il ricordo di quegli attimi tremendi: “Una volta passato lo spavento ho rialzato mio padre e ci siamo immediatamente chiusi dentro per paura che potessero tornare nuovamente. Poi ho telefonato al 112“.

Giunti sul posto, i carabinieri hanno chiesto l’intervento del 118 per l’anziano rimasto ferito. “Lo abbiamo portato all’ospedale di Cento per accertamenti – afferma il figlio – ma fortunatamente non ha riportato nessuna frattura. Lo hanno dimesso nella nottata e ora cammina col bastone per le botte prese. Mia madre invece, da poco operata all’appendice e al ginocchio, ha avuto solamente tanta paura. È rimasta davvero molto scossa perché ovviamente non è un’esperienza bella da vivere”.

“Quello che mi turba – va avanti – è che siano venuti per aggredire, sapendo di poterlo fare. Non è stato un tentativo. Erano a conoscenza che qualcuno uscisse di casa e che lo avrebbero potuto picchiare. Il nostro è un paese piccolo e negli ultimi anni sono state fatte arrivare troppe persone esterne alla comunità. Non ci sono più attività e le caserme sono lontane dalle nostre case. Nella sfortuna però devo dire che c’è andata molto bene. Se non fossi stato in casa io, avrebbero avuto la meglio sui miei genitori. E probabilmente anche su di me, se mi avessero attaccato in più di uno”.

Ora tornare alla normalità è comunque difficile: “Venerdì sera era il mio compleanno e sono uscito. Ma quando sono rientrato avevo molta paura perché non sapevo mai che cosa mi sarebbe aspettato. Non è semplice. Il rischio che abbiamo passato è stato quello di essere fatti prigionieri in casa nostra. In balia dei nostri assalitori. Penso alla storia del pensionato Pier Luigi Tartari, ammazzato dai complici di Igor il Russo perché non era riuscito a fornire ai suoi aggressori i codici pin delle sue carte di credito. È stato spaventoso”.

Su quanto accaduto indagano, coordinati dal pm di turno Stefano Longhi, i carabinieri. Nello specifico, l’attività investigativa si starebbe concentrando su alcune impronte digitali lasciate su un vetro e su quella di uno scarpone indossato da uno degli assalitori, per ora ancora senza volto.

 

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