Cronaca
10 Novembre 2023
Imputabilità, pericolosità e capacità di stare in giudizio saranno i tre aspetti attorno a cui ruoteranno gli accertamenti su Amanda Guidi, la 31enne accusata di omicidio volontario aggravato per quanto successo il 17 giugno 2021 in via degli Ostaggi

Soffocò il figlioletto di un anno. Una perizia dirà se potrà affrontare il processo

di Davide Soattin | 3 min

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Imputabilità, pericolosità e capacità di stare in giudizio. È attorno a questi tre aspetti che ruoterà la perizia psichiatrica su A.G., la 31enne ferrarese oggi accusata di omicidio volontario aggravato che, nella notte del 17 giugno 2021, avrebbe soffocato il figlio di appena un anno mentre dormiva nel letto insieme a lei, nella loro casa di via degli Ostaggi.

Dopo la decisione di rinviarla a giudizio da parte del gup Silvia Marini, arrivata lo scorso 21 giugno, ieri (9 novembre) davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni con a latere il giudice Alessandra Martinelli – la fase dibattimentale si è aperta con la richiesta di ulteriori accertamenti sull’imputata avanzati da pm, difesa e parte civile.

Richiesta accolta dalla Corte, che ha nominato lo psichiatra Renato Ariatti e lo psicologo Marco Samory come periti, mentre il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino ha conferito l’incarico allo psichiatra Luciano Finotti. Gli avvocati Marcello Rambaldi e Alessio Lambertini, che difendono la donna, si affideranno invece alle psicologhe Silvia Mazzanti e Alessandra Bramante. Si è riservato di nominare il suo consulente, invece, l’avvocato Alessandro Gabellone che assiste il padre della vittima, un 38enne di nazionalità tunisina, parte civile nel procedimento.

I quesiti specifici su cui verterà la perizia saranno dettagliati nel corso della prossima udienza, fissata il 6 dicembre.

Già durante l’udienza preliminare, i legali della donna avevano depositato una consulenza sull’esistenza di vizio totale di mente nell’imputata, chiedendo al giudice di disporre una perizia, ma la richiesta venne rigettata per questioni tecniche. Lo stesso fece il consulente della Procura, lo psichiatra Luciano Finotti, che aveva evidenziato l’esistenza di una parziale assenza della capacità di volere nella 31enne, affetta da quello che venne inquadrato come un disturbo di personalità borderline, oltre che da problemi legati all’abuso di stupefacenti.

I fatti al centro del procedimento risalgono al 17 giugno 2021 quando, intorno alle 6 del mattino, la donna aveva allertato i carabinieri perché andassero nella sua casa, in via degli Ostaggi, dove una volta arrivati sul posto, i militari la trovarono in stato di shock e sanguinante.

Per la disperazione, infatti, si era da poco tagliata i polsi e agli uomini dell’Arma aveva ripetuto di aver ucciso lei il suo bambino e di volerla fare finita. Il piccolo si trovava sdraiato nel lettone dove aveva passato la notte insieme alla madre, immobile.

I sanitari del 118 provarono a rianimarlo per quasi 45 minuti, ma non ci riuscirono.

In casa con loro c’erano anche gli altri due figli, di 5 e 9 anni, che vennero poi affidati alla nonna, accorsa in via degli Ostaggi dopo essere stata avvisata con un messaggio via WhatsApp.

Poco prima, la donna – con un passato problematico con l’uso di stupefacenti e che i vicini raccontarono fosse parecchio agitata anche nei giorni precedenti – aveva cercato di aggredire i carabinieri, che con molta difficoltà e con l’aiuto dei colleghi della polizia di Stato riuscirono a bloccarla e accompagnarla all’ospedale di Cona per le medicazioni e l’assistenza psicologica del caso.

Il padre, un 38enne tunisino che da circa un mese aveva lasciato la casa familiare dopo alcune incomprensioni con la compagna, arrivò quando già il 118 aveva constatato che per il bimbo non c’era nulla da fare. Furono i carabinieri a informarlo della morte del figlio.

Nei mesi successivi al tragico fatto, poi, l’autopsia disposta dal pm di turno sul corpo del bambino aveva constatato come il decesso del piccolo fosse avvenuto per soffocamento da mezzo soffice, con la madre che sin dal primo momento è risultata essere la sola e unica indagata per il tragico evento.

Al momento, per via della grave situazione di fragilità psichiatrica in cui versa, la donna è ospite di una struttura.

 

 

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