Cronaca
31 Ottobre 2023
L'uomo, un 28enne di nazionalità nigeriana, ha scelto di patteggiare la pena di sei mesi di reclusione. Avvistato mentre danneggiava le auto in sosta al Barco, ora il tribunale ha fornito il nullaosta necessario per farlo tornare a casa

Prova a colpire con cinghia e tirapugni i carabinieri. Poi chiede di essere rimpatriato

di Davide Soattin | 2 min

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Sarà rimpatriato, come lui stesso ha chiesto, il 28enne senza fissa dimora di nazionalità nigeriana che, sabato (28 ottobre) scorso, aveva aggredito i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Ferrara, intervenuti per riportarlo alla calma su segnalazione di alcuni cittadini spaventati dal suo comportamento violento.

I fatti sono avvenuti in una delle vie vicine alla chiesa del quartiere Barco, dove l’uomo, in evidente stato di agitazione, era stato avvistato mentre colpiva le automobili in sosta, facendo così scattare l’arrivo sul posto dei militari del 112 a bordo di una loro gazzella per svolgere le necessarie procedure di identificazione.

Avvicinatosi con atteggiamento di sfida verso i due carabinieri, e mostrandosi minaccioso e violento nei loro confronti, il 28enne ha iniziato così a dare in escandescenza. Prima provando a colpire entrambi gli operatori con la cinta dei pantaloni, impugnata nella mano sinistra come frusta, poi con un gancio da muro utilizzato come tirapugni che teneva nella mano destra.

Non contento, il 28enne ha poi colpito con un calcio al ginocchio destro uno dei due carabinieri, provocandogli una contusione giudicata guaribile con una prognosi di sette giorni.

Finito in manette con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, nella mattinata del 30 ottobre, il ragazzo – difeso dall’avvocato Filippo Sabbatani – è stato processato per direttissima in tribunale a Ferrara dove, dopo la convalida dell’arresto, ha scelto di patteggiare la pena (non sospesa, poiché già recidivo per gli stessi reati) di sei mesi di reclusione.

Davanti al giudice Giovanni Solinas, però, l’imputato ha chiesto di poter tornare a casa sua. Richiesta accolta dal tribunale che, in vista del suo ritorno in libertà, ha fornito il nullaosta necessario per il rimpatrio e il rientro in Nigeria.

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