di Pietro Perelli
Si chiude con un accordo tra le parti, come preannunciato da estense.com, l’annosa vicenda dell’agente obiettore di coscienza in servizio presso la Polizia Locale di Ferrara. “Come ci dicono le avvocate, un accordo che farà giurisprudenza” dice Silvia Pivetti funzionaria della Cgil Fp che fin dal primo giorno ha seguito la vicenda insieme all’allora segretario della Funzione Pubblica Natale Vitali e Luca Greco. Accanto a lei Marco Blanzieri segretario della Cgil Fp e Veronica Tagliati segretaria generale. “Il comune – commenta Pivetti – ha riconosciuto un comportamento discriminatorio considerando che dopo la sentenza i primo grado in cui è stato condannato ha accettato l’accordo”. Accordo che è arrivato presso la Corte di Appello di Bologna dove il comune aveva inizialmente fatto ricorso.
“Un accordo che sancisce un principio importantissimo – spiega Blanzieri -. Un agente della Polizia Locale può lavorare senza l’obbligo di arma”. Una vittoria non scontata “con l’aria che tira” dicono in conferenza stampa i rappresentanti del sindacato. Infatti, “in questo periodo storico in cui il centrodestra fa della repressione la sua linea guida” la Funzione Pubblica della Cgil di Ferrara con l’assistenza delle avvocate Marina Capponi e Sibilla Santoni, “batte il comune di Ferrara in primo grado e costringe lo stesso a riconoscere le ragioni della vittoria con l’accordo in Corte d’Appello”.
Accordo, siglato il 12 ottobre scorso, che prevede, da parte del Comune la rinuncia all’appello in Cassazione, da parte della Fp Cgil la rinuncia alla rivendicazione del danno non patrimoniale (5mila euro), e da parte del vigile la rinuncia al risarcimento del danno liquidato (2.781 euro). Sia Cgil che agente rinunciano anche al rimborso da parte del Comune di Ferrara delle spese legali (oltre 10mila euro).
Insomma la Cgil ferrarese ha “‘inchiodato’ per sempre questa sentenza. Il verbale di conciliazione è una grande vittoria, sancisce il principio in base al quale un agente della Polizia Locale non può essere obbligato all’utilizzo dell’arma o discriminato nel caso in cui rifiuti di portarla. La partita in tribunale è chiusa e la sentenza farà giurisprudenza a Ferrara ma anche in altre amministrazioni”.
Oltre all’agente interessato la sentenza di primo grado e quindi l’accordo fatto in appello “crea una breccia anche in quel tetto di cristallo che troppo spesso penalizza le donne sui luoghi di lavoro” poiché le agenti di Polizia Locale potranno esprimersi sull’obiezione di coscienza e il comune “ha dovuto interpellarle una per una”. Questo vale per le agenti assunte prima del 2010 dato che – spiega Silvia Pivetti – “dal bando 2010 per l’assunzione è prevista la possibilità del porto d’arma”.
Ora anche altri comuni dovranno tener conto di questi fatti, cosa che ci dicono stia già avvenendo in diversi comuni nel redigere i regolamenti e i nuovi bandi di assunzione. Dovranno tenere conto delle obiezioni di coscienza.
Tra l’altro la sentenza, spiega Pivetti, “non ha modificato di una virgola le funzioni degli agenti della polizia locale per nessun tipo di servizio in particolare”. Mentre Blanzieri conclude ricordando che “l’arma aumenta il rischio che gli agenti di Polizia Locale vengano utilizzati nper compensare le carenze di organico delle altre forze di polizia a discapito delle funzioni proprie”.
“Io credo – conclude Veronica Tagliati – che quando si affrontato battaglie per l’affermazione di principi e in questo caso anche della possibilità di esercitare il diritto di obiezione per le donne, credo che la Cgil debba sempre essere in campo a lato di questi lavoratori”.
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