Cronaca
17 Ottobre 2023
La Procura dovrebbe prossimamente togliere i sigilli che erano stati messi dai carabinieri per cristallizzare e delimitare l'area in cui perse la vita il 42enne Davide Buzzi. E per l'analisi istologica dei campioni prelevati durante l'autopsia arriva un altro consulente

Omicidio Big Town. Il bar verso il dissequestro

(Foto di Riccardo Giori)
di Davide Soattin | 3 min

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Da una parte l'auto parcheggiata in divieto di sosta, dall'altra la presenza di un'anomalia, un avvallamento, sull'asfalto. Sono questi i due elementi su cui, all'udienza di ieri (lunedì 23 marzo) mattina, è stato sentito Marco Manservigi, agente della polizia locale Terre Estensi che effettuò i rilievi del sinistro stradale di via Canonici in cui - ad agosto 2023 - morì Alessio Maini

Saranno prossimamente tolti i sigilli al bar Big Town di via Bologna, messi dai carabinieri per cristallizzare e delimitare l’area finita sotto sequestro dal 1° settembre, a seguito dell’uccisione del 42enne Davide Buzzi per mano di Mauro Di Gaetano, titolare dell’esercizio, e di suo padre Giuseppe.

Dopo i sopralluoghi, nei mesi scorsi, del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma e del genetista Matteo Fabbri infatti, volti a raccogliere ulteriori fonti di prova sotto il profilo genetico e biologico per confermare la dinamica di quanto accaduto, a oltre un mese e mezzo da quella tragica sera, la pm Barbara Cavallo dovrebbe infatti autorizzare il dissequestro del locale e del dehors.

Nel mentre, nella giornata di ieri (16 ottobre), per quanto riguarda le indagini, la Procura ha nominato un altro consulente, l’anatomopatologo Roberto Testi della medicina legale di Torino, che andrà ad affiancare il medico legale Silvia Boni, durante le operazioni di analisi istologica dei campioni prelevati durante l’autopsia sul cadavere di Buzzi.

Al momento, per l’omicidio di Buzzi e per quello tentato di Lorenzo Piccinini, il 21enne che si trovava insieme a lui, ferito in maniera seria all’addome durante la colluttazione, sono indagati Mauro e Giuseppe Di Gaetano, entrambi detenuti nel carcere di via Arginone.

Contestualmente, lo stesso Piccinini è attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di tentata estorsione per essersi presentato, insieme alla vittima, nel bar di via Bologna la sera in cui è avvenuta la tragedia.

In quella circostanza, i due erano entrati nel bar, uno fianco all’altro. Buzzi aveva portato con sé una tanica piena di benzina, che aveva fatto vedere ai due attuali indagati, prima di appoggiarla sul bancone a scopo minatorio. La richiesta avanzata al titolare e a suo padre era quella ormai tristemente nota dei 3mila euro per evitare l’incendio del locale e ‘riparare’ il dolore per la perdita del figliastro di Buzzi, il 19enne Edoardo Bovini, morto qualche settimana prima per un malore davanti al Big Town dopo aver probabilmente assunto una dose letale di cocaina.

Da dietro il bancone uscì Giuseppe Di Gaetano, che inizialmente chiese spiegazioni per quanto stava succedendo e per tutta risposta venne aggredito con violenza. Buzzi gli sferrò ripetutamente delle gomitate al volto, dandogli pugni e calci che lo fecero cadere due volte a terra, mentre Piccinini gli intimò “con arroganza” di uscire, colpendolo a sua volta con altri calci e lanciandogli addosso anche una bottiglia.

Da lì, iniziò la colluttazione poi finita nel sangue. I Di Gaetano presero il sopravvento nei confronti dei due e lo scontro terminò nel peggiore dei modi. Buzzi morì durante il trasporto all’ospedale, Piccinini rimase gravemente ferito ma poi se la cavò. Oggi per la Procura non ci sono dubbi: il titolare del bar e suo padre avrebbero superato la linea della legittima difesa e dell’eccesso colposo, fino a sfociare in un accanimento e dunque in un’ipotesi di omicidio e tentato omicidio.

 

 

 

 

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