
(foto di Riccardo Giori)
Mentre dagli uffici di via Mentessi sono state inviate le carte con cui la Procura ha disposto l’autopsia sul corpo del 42enne Davide Buzzi, fonti interne al carcere fanno sapere che Mauro e Giuseppe Di Gaetano, titolare del Big Town di via Bologna e suo padre, che ora si trovano in stato di fermo con l’ipotesi di omicidio e tentato omicidio, sono stati messi sotto protezione durante la loro custodia nel penitenziario di via Arginone.
Il provvedimento è stato preso per motivi legati alla sicurezza e all’incolumità dei due uomini, soprattutto considerato l’elevato rischio di ripercussioni o regolamenti di conti all’interno della struttura carceraria da parte di alcuni detenuti.
E proprio all’interno del carcere di Ferrara si terrà questa mattina (martedì 5 settembre) alle 10 l’udienza di convalida del fermo per padre e figlio, che sono accusati di omicidio nei confronti di Davide Buzzi e di tentato omicidio verso Lorenzo Piccinini, il 20enne cugino di Edoardo Bovini, figliastro della vittima, rimasto ferito nella colluttazione di venerdì sera (1° settembre) e ora ricoverato al Sant’Anna di Cona, fuori pericolo di vita.
Mauro Di Gaetano, dopo le minacce ricevute nei giorni prima della rissa da Buzzi, si stava informando per assumere una guardia privata. Da anni è attivo nel mondo del volontariato e aveva aperto circa dieci anni fa il Big Town Chupiteria e si era di recente anche allargato, aprendone un secondo a Modena. Si era laureato in Economia aziendale a Unife.
Giuseppe era inizialmente falegname. Lavorava ad Alcamo in Sicilia e oltre quarant’anni fa aveva deciso di provare a dare una vita migliore alla sua famiglia e si era trasferito in Germania, dove Mauro è nato. Poi il ritorno in Sicilia per una nuova avventura ma l’impresa fallisce e allora la decisione per partire per il nord, destinazione Ferrara. Quella sera si trovava insieme al figlio per fargli compagnia, dopo che i quattro dipendenti che lavoravano nel locale – tutti assunti regolarmente – si erano licenziati proprio per la paura delle minacce di Buzzi.
Stando a quanto si apprende, dall’esame delle registrazioni delle telecamere, analizzate nei giorni scorsi dagli inquirenti, emerge come Buzzi e Piccinini, una volta arrivati davanti al bar con la loro Bmw nera, sarebbero entrati dentro al locale e, ancor prima di appoggiare la tanica di benzina sul bancone, avrebbero iniziato per primi ad aggredire i Di Gaetano con lancio di sedie e tavolini, facendo saltare addirittura la luce, che poi, di tutta risposta, avrebbero reagito all’aggressione e risposto con altrettanta violenza, superando però – secondo gli inquirenti – quella che sarebbe stata la soglia della legittima difesa e dell’eccesso colposo, fino a sfociare in un accanimento e dunque in un’ipotesi di omicidio.
Mentre accadeva tutto ciò, i clienti presenti all’interno del bar sarebbero immediatamente scappati, lasciando i quattro soli per l’intera durata della colluttazione.
Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato il 69enne Giuseppe Di Gaetano a ferire al collo con una bottiglia rotta Buzzi, che presenterà a forze dell’ordine e soccorritori giunti sul posto anche il volto sfigurato.Il ragazzo di 20 anni è stato invece raggiunto da una ferita da taglio all’addome, dal basso verso l’alto. Ora è ricoverato con ferite gravi ma, come si diceva, non è in pericolo. Discorso diverso invece per Buzzi, che è deceduto all’ospedale di Cona dopo i tentativi disperati di salvarlo.
L’avvocato Francesco Mantovani, amico intimo della vittima, che oggi assiste la famiglia Buzzi, lo sentiva tutti i giorni dal giorno della morte del figliastro Edoardo: “Ci dovevamo vedere il giorno successivo per una cena. L’avevo sentito anche un’ora prima del fatto. Mi sembrava tranquillo. Nulla lasciava presagire quella furia. Anche nei giorni precedenti era calmo, distrutto dal dolore ma calmo“.
Per avere ulteriori conferme circa le modalità con cui è stato ucciso Buzzi, la Procura della Repubblica di Ferrara – pm Barbara Cavallo – ha disposto, nella giornata di ieri (4 settembre), gli esami autoptici sul corpo dell’uomo e altre tre consulenze di tipo specialistico che serviranno ad aiutare e agevolare il lavoro del medico legale.
Nel mentre, la Procura ha sequestrato inoltre i telefoni cellulari di tutte e quattro le persone coinvolte nella rissa. Anche sui quattro dispositivi elettronici saranno effettuate consulenze informatiche.
Infine è stato anche confermato che Mauro Di Gaetano, la sera stessa dell’omicidio, aveva chiamato il 113 per segnalare un primo passaggio di Buzzi a bordo di una moto, che preannunciava un suo ritorno. I carabinieri hanno fatto un passaggio per verificare che fosse tutto in regola, ma
probabilmente ignorando il pregresso, ovvero una denuncia presentata dallo stesso Di Gaetano per estorsione: Buzzi si sarebbe presentato nel suo locale invitandolo a chiudere entro il 25 settembre e minacciando di distruggerlo, nonché pretendendo 3mila euro come “risarcimento” per la morte del figliastro, deceduto a metà agosto fuori dal bar, probabilmente dopo aver assunto della cocaina.
Buzzi accusava il barista di non aver chiamato i soccorsi per tempo, ma è stato appurato che Di Gaetano quel giorno era a Modena, dove gestisce un altro locale.
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