Sulla dibattito relativo ai dati del turismo in città interviene anche Campo Democratico, lanciando alcune proposte. Di seguito riportiamo l’intervento integrale:
È sempre più diffuso l’allarme (documentato con dovizia di dati e confronti verificabili e trasparenti) sullo stato del turismo ferrarese, specie quello relativo alla città. Stupisce un po’ il silenzio mantenuto, almeno fino ad ora, dalle associazioni degli imprenditori del settore, così come stupisce l’assenza di una riflessione e di una valutazione approfondita da parte dall’amministrazione comunale. Siamo convinti che proprio l’allarme generato dai numeri dovrebbe spingere ad aprire un dibattito pubblico sul modello di offerta del turismo ferrarese, per individuare un progetto strategico innovativo, con una forte valenza industriale e culturale e mirato ad intercettare target di domanda sempre più differenziata e sofisticata in Italia e all’estero. Quindi, oltre ad aggiungere la nostra alle voci allarmate, vorremmo provare, come Campo Democratico, a lanciare qualche proposta che guardi oltre le polemiche sull’uso del centro storico e gli impatti dei concerti di boss e cantanti nazionali. Pensiamo che non sia possibile (e forse neanche vantaggioso) tornare semplicemente dalle manifestazioni ludico-canore della giunta Fabbri all’idea portante delle giunte precedenti centrata sul concetto di Ferrara Città d’Arte e cultura (grandi mostre, grandi eventi culturali), perché anche in questo campo dovremmo spingere l’innovazione e inventare nuove iniziative.
Innanzitutto la prima strategia di innovazione potrebbe essere quella di costruire un sistema d’offerta con più forti caratteristiche di rete con le altre città del turismo storico-culturale (per esempio, Mantova, Ravenna, Rovigo, Modena) e con i tanti centri minori che in questa area vasta possiedono tesori artistici, architettonici e tradizioni storiche. Una rete di questo genere converrebbe a tutti questi centri che sono destinati, altrimenti, a vivere delle briciole dei grandi flussi che si muovono tra Firenze, Venezia, Milano, ma anche sempre di più Bologna. I prodotti turistici (mostre, manifestazioni, eventi) andrebbero progettati e ingegnerizzati a livello di rete e non di singole città. Si tratta di un’azione complessa, ma possibile se il Comune di Ferrara, con il necessario aiuto della Regione, prendesse l’iniziativa strategica. Uno dei nuovi prodotti turistici sui quali potremmo puntare, magari proprio in una ottica di rete di area vasta, potrebbe basarsi sulla ricca disponibilità di giacimenti culturali di cui Ferrara dispone, tra i quali segnaliamo la straordinaria dotazione archivistica, distribuita tra Archivio di Stato, Consorzio di Bonifica, Istituto di Storia Contemporanea, archivi comunali, Università, biblioteca Ariostea. Una rete di archivi che andrebbe strutturata secondo un progetto culturale e tecnologico capace di proporre piste di ricerca, strutture di servizio e accoglienza mirate (dalla ricettività ai servizi logistici) nei confronti di studiosi italiani e stranieri. Se davvero si volesse imperniare la strategia di sviluppo di Ferrara su politiche di sostenibilità e innovazione in campo ecologico potremmo sfruttare, per esempio, la sapienza e gli archivi tecnici relativi alla scienza idraulica e del governo delle acque che a Ferrara sono nate con le prime bonifiche estensi e poi con l’Aleotti.
L’attenzione alla scienza idraulica e alle caratteristiche del territorio ferrarese, così fragile idrologicamente e esposto all’aggressione marina, potrebbe essere il perno su cui sviluppare nuove manifestazioni culturali di largo richiamo (come lo è, per esempio il Festival Internazionale). Sono numerose in Italia le manifestazioni che si occupano di ecologia e acque, ma nessuna di esse possiede l’appeal della location e lo spessore storico della sapienza idraulica che avrebbe un festival Ferrara terre e acque, marchio, per altro già noto.
Tuttavia per produrre una vera innovazione strategica e un futuro industriale, ad alto valore aggiunto all’offerta turistica ferrarese bisognerebbe rissarla complessivamente attorno a una nuova idea forte: quello di Ferrara città delle terme. La Ferrara ducale, possedeva un complesso di bagni (riservati alla corte ducale) che si articolavano sulla direttrice Montagnone-Castel Tedaldo. Ne è rimasta traccia solo negli ex Bagni Ducali del Montagnone. Non si conosceva, nel Rinascimento, quella risorsa straordinaria di Ferrara che è la geotermia. I ferraresi poi, anche oggi, conoscono la geotermia solo attraverso la tecnologia (e i costi esorbitanti) del teleriscaldamento. Oltre 20 anni orsono, la vecchia Agea commissionò ad Unife uno studio per la “Valutazione preliminare di sfruttamento termale-terapeutico delle acque ipertermali del campo pozzi di Casaglia” le cui conclusioni furono che tali acque “… salso-solfato-solfuree, possono presentare una destinazione di uso compatibile con un impiego terapeutico-termale”.
Si evidenziava in particolare l’elevata temperatura che avrebbe azzerato i costi del riscaldamento e la elevata concentrazione di idrogeno solforato, ritenuto indicatore di pregio per gli effetti benefici nel trattamento di diverse patologie. Peraltro Unife concludeva raccomandando uno studio idrogeologico e idrochimico completo, di cui però non abbiamo trovato traccia, mentre il Comune ha puntato sull’impiego della Geotermia come fonte del teleriscaldamento. Noi proponiamo (al Comune, ai partiti, alle organizzazioni sociali) di riprendere quella traccia, magari aprendo un confronto programmatico con Hera e conferendo a Sipro e UniFe insieme, l’incarico di costruire un vero progetto di fattibilità che valuti le condizioni tecnologiche, imprenditoriali, finanziarie e gestionali di un progetto per lo sviluppo di una industria termale a Ferrara.
Nessun altro complesso termale in Italia potrebbe contare sulla distintività e sulla sinergia Terme-arte e cultura-gastronomia, quale quello che potrebbe sorgere a Ferrara. Una offerta termale che potrebbe intercettare sia il segmento terapeutico e salutistico che quello del benessere e del leisure, originando parchi acquatici, Spa, iniziative di formazione di personale qualificato che il Dipartimento Scienze Mediche di UniFe potrebbe attivare. Siamo certi che gli imprenditori ferraresi saprebbero con la loro inventiva e capacità di iniziativa corredare l’industria termale di una infinita gamma di servizi a valore aggiunto. Infine, il Comune dovrebbe fare del riassestamento dell’industria turistica sullo sviluppo delle “Terme Città di Ferrara” un progetto strategico sul quale dare forma al nuovo Piano Urbanistico Generale per garantire la mobilità, le reti fisiche e tecnologiche, la pianificazione della ricettività e la rigenerazione urbana necessarie a una innovazione così decisiva.
Campo Democratico
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com