Unife. Aperto il 635esimo Anno Accademico
È con il tono solenne delle grandi cerimonie e con la profondità della riflessione sul presente storico, che è stato inaugurato ieri - martedì 24 marzo - il nuovo anno accademico dell’Università di Ferrara
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I comitati civili ferraresi si fanno parte attiva del passaggio in Assemblea legislativa della legge regionale sugli impianti alimentati a fonti rinnovabili
"Come ci permettevamo ancora di parlare di Shoah e di memoria, mentre intorno a noi sta accadendo quello che accade". È con il racconto di un recente episodio, accaduto a Bologna durante le attività legate alla mostra Remembr House, che il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto ha riportato con forza il tema dell'antisemitismo
Non sono ancora stati individuati i responsabili, ma sono in corso accertamenti su una truffa informatica ai danni di Clara, messa in atto fingendosi una delle società di servizi che collaborano con l’azienda
È stato rinviato a giudizio un 32enne accusato di maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex compagna. Tra gli episodi contestati anche l’invio di una lettera minatoria dal carcere, scritta – almeno in parte – con il proprio sangue
Interrogatorio in tribunale a Ferrara per i tre cittadini pakistani, tutti residenti tra Portomaggiore e Argenta, indagati in concorso per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nelle campagne del Ferrarese, a seguito delle indagini – coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri – a contrasto del caporalato nel mondo dell’agricoltura.
Nella giornata di ieri, giovedì 3 agosto, difesi dagli avvocati Giovanni Sorgato e Mariella Cicorella, i tre hanno parlato davanti al giudice delle indagini preliminari Silvia Marini che, nei giorni scorsi, a seguito del lavoro degli inquirenti, aveva applicato nei loro confronti la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Ferrara.
“Il mio assistito – ha raccontato l’avvocato Giovanni Sorgato, dopo un’ora di interrogatorio – ha spiegato che i soldi che prendeva dagli operai erano per una serie di servizi che offriva loro. Lui lavora presso l’azienda di suo papà, dove fa l’impiegato, e per aiutare i suoi connazionali aveva preso un camioncino per portarli avanti e indietro. Da qui i soldi che chiedeva per pagare il reperimento del mezzo e il rifornimento. Inoltre dava loro un aiuto anche con le traduzioni dal pakistano all’italiano. Al giudice ha detto che non sapeva che qui in Italia era un reato fornire questo tipo di servizi e ha promesso anche di non farlo più“.
Al termine dell’interrogatorio, i due avvocati hanno chiesto al gip la revoca o – almeno – la modifica della misura cautelare che ora è applicata nei confronti dei loro assistiti. Una richiesta su cui nei prossimi giorni dovrà esprimersi il pm Ciro Alberto Savino.
Dalle indagini dei carabinieri, nel corso di mesi di osservazioni, pedinamenti e intercettazioni, è emerso in particolare che i presunti caporali retribuivano i lavoratori spesso in nero e, comunque, in modo palesemente difforme dai contratti collettivi, riconoscendo al lavoratore una paga di circa 5/6 euro l’ora al posto di una spettanza pari a circa 10 euro, incamerando quindi la differenza a titolo di compenso per la mediazione con l’imprenditore agricolo. I lavoratori, perlopiù sprovvisti di conoscenza della lingua italiana, come detto prestavano la loro opera anche 7 giorni su 7, per 10/12 ore al giorno, senza poter usufruire di ferie, permessi, formazione sulla sicurezza, viste mediche periodiche, dispositivi di protezione e altri benefici previsti dalle norme e venivano indottrinati sulla versione da fornire in occasione delle eventuali verifiche da parte degli ispettori del lavoro.
È stata addirittura appurata l’esistenza di un sistema di sanzioni per i lavoratori che avessero denunciato la situazione alle forze dell’ordine o avessero avanzato contestazioni di qualsiasi natura, come lamentarsi del freddo o delle condizioni di lavoro, i quali venivano immediatamente privati della possibilità di lavorare. Anche in caso di malattia, le vittime erano costrette a lavorare comunque per non perdere l’impiego, lusso anche non avrebbero potuto assolutamente permettersi, avendo necessità di denaro per la loro sussistenza in Italia e per quella dei loro famigliari in patria.
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